La manovra a tenaglia contro Papa Leone

Lefebvriani e trumpiani l’hanno messo nel mirino: filoislamico, comunista e pure massone. Farà bene a ricaricare le batterie a Castel Gandolfo prima di una ripresa che non si annuncia semplicissima

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Leone XIV a Castel Gandolfo

Roma. Riposo, preghiera, letture e “speriamo un po’ di sport”. Questo è il programma che il Papa intende seguire nelle tre settimane che trascorrerà a Castel Gandolfo. L’ha detto lui stesso, domenica pomeriggio, salutando la folla che l’attendeva all’esterno del Palazzo apostolico della località sul lago di Albano. Ricaricare le batterie prima della ripresa che non si annuncia semplicissima. Se l’anno scorso era ancora in piena luna di miele, con il bagno di folla agostano a Tor Vergata, salutato da più di un milione di ragazzi che rincorrevano la papamobile sulle note di “Jesus Christ you are my life”, inno eterno dei raduni giovanili da Giovanni Paolo II in poi, quest’estate è segnata dalla sfida lefebvriana culminata con la raffica di scomuniche per scisma. Leone XIV, in realtà, in questi giorni è apparso assai sereno, anche nella fulminea trasferta di Lampedusa. Quel che è cambiato, però, è il clima attorno a lui. “Disarmare le parole”, ha scritto nella Magnifica humanitas. In effetti, basta aprire un qualunque social, inserire la chiave di ricerca “Papa” e subito si è travolti da accuse, insulti, elucubrazioni teologiche e pastorali contro Robert Prevost. Il più delle volte, specie su X ma non solo, a farlo sono utenti anonimi o con nickname che rimandano a motti latini (un po’ come quelli che da quattro anni attaccano chiunque si schieri a sostegno di Kyiv, sarà un caso). Il tutto, sovente, corredato da croci, emoticon a tema, rosari e mani giunte in preghiera. Quando è iniziato l’assalto a Leone? Più o meno quando ha osato rispondere agli strali del presidente americano che l’aveva accusato di volere un Iran dotato di arma nucleare, di essere debole sul fronte della criminalità e di essergli poco grato visto che a lui doveva l’elezione. Dal momento in cui Leone XIV ha detto “non ho paura”, è finito nel mirino. La galassia sedicente cattolica attivissima sui social network – probabilmente più lì che in parrocchia o nella frequentazione delle celebrazioni eucaristiche – è partita lancia in resta. Due gli argomenti che hanno condotto il Papa sul banco degli imputati: la condanna della Fraternità San Pio X e le parole sul fenomeno migratorio. Argomenti che in realtà si mescolano al punto da dire che Leone vuole l’invasione dell’Europa e dell’occidente e che l’unico baluardo al crollo del vecchio mondo si trova a Ecône. Prevost sarebbe un “antipapa”, un “Bergoglio che veste meglio”, il Papa “della Chiesa massonica”. Perfino “un comunista”. Ovviamente, l’ultimo Papa sarebbe stato Benedetto XVI, la cui rinuncia è chiaramente invalida e tutto quel che ne è venuto dopo è illecito. La stessa tesi è sostenuta anche dai fan lefebvriani più irritati dalla mannaia caduta sulle mitre aurifregiate dei vescovi scismatici, con il problema paradossale che li porta a rimpiangere Ratzinger che però, del Concilio che loro avversano, fu perito e gran sostenitore (Concilio e post Concilio sono affari diversi, come finì per rilevare pure Paolo VI). A ogni modo, Leone XIV è finito nel mirino come antitrumpiano e antiputiniano (tout se tient) che non parla di muri da costruire sui patri confini. Da qui, la deduzione che lui vuole “l’invasione islamica”. In un mondo in cui c’è chi inizia a dubitare che la Terra non sia piatta perché ha sentito “uno” dirlo su Instagram, ci vuole poco perché anche la signora del primo banco alla messa bassa domenicale della parrocchia di paese inizi a dubitare che questo americano sia il vero Papa. Ci vuole poco per azzoppare un pontificato. Allarme rosso.