Chiesa
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La fallacia lefebvriana che finisce con il disobbedire perfino al “suo” san Pio X
La consacrazione di quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio ripropone il nodo irrisolto della Fraternità San Pio X: riconoscere il Papa come capo della Chiesa, ma rifiutare sistematicamente di obbedirgli

La domanda è prevista dal Pontificale Romano: “Habetis mandatum apostolicum?”, avete il mandato del papa? Mons. Alfonso de Galarreta, lo ha chiesto prima di procedere alla consacrazione dei quattro nuovi vescovi. La risposta della liturgia sarebbe positiva: “Habemus”. In assenza di tale mandato, la Fraternità sacerdotale San Pio X, come da tradizione, si è lanciata nel singolare sofisma dello stato di necessità per la Chiesa che sbaglia: “Dal Concilio Vaticano II fino a oggi le autorità della Chiesa manifestano un atteggiamento contrario alla fede e agiscono contro la sacra tradizione, non sopportano più la sana dottrina, ma distogliendo l’udito dalla verità si rivolgono alle favole”.
La fallacia del ragionamento lefebvriano è cristallina: non si può disobbedire sistematicamente a colui che si riconosce come la legittima autorità, il Papa, e al quale si deve invece obbedienza, e non si può accettare come normale il fatto che il vicario di Cristo sbagli abitualmente in materia di fede, da quasi sessant’anni, in quanto significherebbe che è Cristo stesso a sbagliare e insegnare l’errore nella sua Chiesa.
Del tutto pleonastica, dunque, è stata la richiesta di autorizzazione alla consacrazione dei quattro vescovi che il superiore generale della Fsspx, don Davide Pagliarani, aveva inviato a Leone XIV: a che serve chiedere un’autorizzazione se poi si straccia la risposta negativa trasgredendo al divieto? L’atteggiamento di disobbedienza all’autorità è evidentemente di natura scismatica. Del resto, non c’è nulla di coerente nella posizione della Fraternità: la Chiesa ha un legittimo pastore vicario di Cristo a cui non si deve obbedire, il Concilio Vaticano II è un valido Concilio della Chiesa che però non va seguito, la messa e i sacramenti amministrati con il novus ordo sono validi e santificanti ma non vi si deve partecipare perché “non cattolici”.
Tutta la cerimonia di oggi, sul piano teorico, è stata rigorosamente celebrata “una cum Papa nostro Leone”, in comunione con il Papa e il vescovo locale. Ma, in un clima di disobbedienza, la surreale richiesta ai quattro candidati vescovi di “essere in tutte le cose sottomesso, fedele e obbediente, secondo l’autorità canonica, al beato Pietro al quale Dio ha dato il potere di legare e sciogliere al suo vicario, il nostro santo padre il Papa Leone XIV, e ai suoi successori i romani pontefici” è prevedibilmente destinata a rimanere puramente astratta.
Eppure san Pio X, del quale la Fraternità porta il nome, spiegò che “quando si ama il Papa, non si fanno discussioni intorno a quello che Egli dispone o esige, o fin dove debba giungere l’obbedienza, e in quali cose si debba obbedire; quando si ama il Papa, non si dice che non ha parlato abbastanza chiaro; non si mettono in dubbio i suoi ordini, adducendo il facile pretesto di chi non vuole ubbidire; non si limita il campo in cui Egli possa e debba esercitare la sua autorità”. Il lefebvrismo sembra essersene dimenticato. Certo, salvo non disobbedisca pure a Pio X.