Al concistoro, il Papa invoca lealtà dai cardinali

"Ho bisogno del vostro appoggio: forte, esplicito e pubblico", ha detto Leone XIV in apertura dei lavori. Oggi si chiude, prima della messa di lunedì per i santi Pietro e Paolo. Molti gli argomenti trattati ai tavoli cardinalizi

27 GIU 26
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Il Papa al concistoro

Il secondo concistoro convocato da Leone XIV, apertosi ieri nella ben refrigerata Aula Paolo VI, ha certamente all’ordine del giorno temi importanti, centrali nella quotidianità in cui siamo immersi (Chiesa compresa), ma è presumibile che dalla due giorni di discussioni non emergeranno novità degne da far sussultare il Cupolone. Anche per questo, dato il programma diviso per sessioni (“In quale mondo siamo chiamati ad annunciare il Vangelo?”, “La cultura della potenza e la civiltà dell’amore”, “Costruire nel bene: i cantieri del nostro tempo” e “Il cammino di attuazione del Sinodo”) si fatica a comprendere il divieto per le eminenze di parlare con la stampa. Neanche si trattasse d’una assemblea sinodale sulla famiglia con relazioni che davano conto di discussioni mai avvenute in aula (riferimento al Sinodo del 2014, quando le conferenze stampa offrivano ogni giorno colpi di scena e colpi bassi tra cardinali e vescovi). Detto ciò, la novità principale è proprio nella costanza di queste riunioni. E’ già la seconda in sei mesi, indice di una esplicita volontà del Papa di consultare spesso i suoi cardinali. Non è più il tempo dei consigli della Corona ristretti ed elitari – il cardinale Fridolin Ambongo Besungu ha confermato con rara capacità di sintesi e nonchalance che il C9 “è morto” – bensì di tavolate circolari in cui parlare, guardarsi negli occhi e se del caso discutere in modo franco. Anche se quello seduto davanti sta antipatico o ha visioni ecclesiastiche agli antipodi. Pazienza. Leone guarda e ascolta, anche un po’ divertito quando richiama il decano Re sul podio affinché potesse parlare “davanti a tutti”. “Tutti i temi che affronteremo convergono in un’unica domanda: come possiamo aiutare oggi le nostre Chiese ad annunciare il Vangelo con maggiore fedeltà, libertà e credibilità? La missione non è uno dei molti compiti della Chiesa”. “E’ – ha proseguito il Pontefice – la sua ragione di esistere e, proprio per questo, diventa anche il criterio che orienta il nostro discernimento”. Sono giorni complicati, per la Chiesa e per lo stesso Leone, con le resistenze tedesche agli altolà romani (tra laici che vorrebbero predicare durante la messa e cattoliche che pretendono l’aborto gratis negli ospedali cattolici) e le imminenti ordinazioni episcopali lefebvriane senza mandato papale che comporteranno con ogni probabilità la scomunica (i novelli vescovi hanno presentato giovedì sera gli stemmi araldici).
Facezie a parte, Leone XIV non ha parlato di stemmi e omelie, ma s’è appellato ai confratelli: “Conto su di voi perché mi aiutiate a discernere ciò che lo Spirito dice oggi alla Chiesa. Ho bisogno del vostro appoggio: forte, esplicito e pubblico. Ho bisogno di sentirmi sostenuto da voi come da fratelli”. Non chiede un appoggio di due giorni, fino alla messa di lunedì per i santi Pietro e Paolo, quando consegnerà i palli ai metropoliti: vuole una collaborazione continua. “Vi chiedo di accompagnarmi non soltanto in questi giorni di lavoro, ma anche nel servizio quotidiano alla comunione della Chiesa universale. Aiutatemi ad ascoltare ciò che emerge nelle chiese, a riconoscere i segni di speranza che spesso crescono nel silenzio, ma anche a non ignorare le fatiche, le incomprensioni e le resistenze che possono rallentare il cammino. Ho bisogno della vostra libertà, della vostra franchezza e della vostra lealtà. Un consiglio sincero è sempre un atto di comunione”. Si tratta di imparare la sinodalità praticandola. A questo proposito, ben consapevole che la sinodalità non convince proprio tutti i presenti – e non solo tra le sguarnite file dei conservatori – spiega che essa “non è anzitutto un insieme di procedure; come ho avuto modo di dire più volte, la sinodalità è un atteggiamento, un’apertura, una disponibilità a comprendere. Talvolta essa è stata interpretata come una diminuzione dell’autorità. In realtà essa ci aiuta a comprendere più profondamente il significato dell’autorità stessa, che esiste per custodire la comunione, favorire la partecipazione di tutti e orientare il cammino comune della Chiesa”. Papa Prevost imposta una dialettica nuova, insomma. Recependo così una delle principali istanze che i cardinali che poi l’hanno eletto avevano rilanciato nelle poco tranquille congregazioni generali seguite alla morte di Francesco. Coinvolgere tutto il Collegio, di frequente. C’è chi propose riunioni annuali: Leone è già alla seconda in sei mesi, benché dall’anno prossimo è probabile che le assemblee saranno ridotte a una ma con più giorni a disposizione per il confronto e la parresia. Qualcuno avrebbe voluto che si parlasse di temi hard, di questioni veramente dirimenti più che della pur pregevole Magnifica humanitas. Ci sarà tempo. Per ora, il risultato è che si torna a confrontarsi. Il resto, si vedrà.
Alla prima giornata di lavoro erano comunque presenti 178 cardinali che dopo aver pregato ed essersi confrontati, hanno esposto i risultati delle conversazioni. Quelle del mattino devono essere state particolarmente intense, considerata la mole di argomenti trattati: crescente polarizzazione nella società, fratture sociali, uso di informazioni false, violenza come mezzo di risoluzione delle controversie, antagonismi personali e aggressività, guerre e conflitti, mancato rispetto delle minoranze religiose ed etniche con messa in crisi della libertà religiosa che sfocia in ostilità “o persino violenza, particolarmente contro la Chiesa”, il crescere dell’antisemitismo, l’individualismo esasperato, la crisi della famiglia, la solitudine di anziani e giovani, crescita dei suicidi e dell’uso delle droghe, crisi economiche, finanziarie e mercato del lavoro. Sfiducia, fatalismo e impotenza verso le istituzioni, democrazia e futuro, calo delle nascite, crescita di gruppi criminali, delinquenza giovanile, narcotraffico, secolarismo, perdita di valori trascendenti e spirituali, senso della vita, senso di stanchezza, assenza di una prospettiva di verità, fenomeno migratorio, integrazione, crisi ecologica, sofferenza nelle grandi città, ristrutturazione di parrocchie, errori della Chiesa, dignità della persona, pace, riconciliazione e bene comune. Insomma, le eminenze hanno preso in parola il Papa.