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Cattoliche tedesche all'assalto: "Aborto negli ospedali cattolici e bando ai pro life"
Il documento della più numerosa organizzazione femminile cattolica tedesca, la Kfd, ha fatto sobbalzare perfino l'episcopato locale: "È del tutto inaccettabile e insopportabile che un’associazione cattolica chieda la possibilità di praticare aborti negli ospedali cattolici", ha detto il vescovo emerito di Fulda
23 GIU 26

Manifestanti della Kfd in Germania
Roma. Si intitola “Tra tutela della vita e autodeterminazione: posizioni e prospettive della Kfd sul paragrafo 218 del Codice penale”, il documento adottato dalla principale organizzazione cattolica femminile della Germania (appunto, la Kfd, che conta 265 mila membri) nella sua ultima assemblea tenutasi a Magonza. Il documento è il risultato di anni di discussione e, pur essendo stato votato favorevolmente dalla grande maggioranza delle presenti, non ha ottenuto l’unanimità. Nonostante la limatura delle parti più controverse e i vari tentativi di armonizzazione, il contenuto è dirompente, tanto da scandalizzare perfino la Conferenza episcopale locale. Il paragrafo 218 del Codice è quello relativo all’aborto e nell’introduzione approvata dalla Kfd (lunga undici pagine) si cita espressamente il testo, poi non approvato, che nel 2025 si riprometteva di depenalizzare l’interruzione di gravidanza. In Germania da tempo si lavora sul paragrafo 218, al punto da aver istituito una Commissione sulla autodeterminazione riproduttiva e la medicina della procreazione che aveva esaminato le possibili regolamentazioni dell’aborto al di fuori del diritto penale e le possibili forme di legalizzazione della donazione di ovuli e della maternità surrogata. L’organizzazione cattolica femminile “accetta consapevolmente la tensione fra tutela della vita e autodeterminazione. Riconosce che la vita non ancora nata merita protezione e sottolinea al contempo il diritto della donna alla libertà di coscienza, alla dignità, all’integrità fisica e a una decisione autonoma, nel rispetto delle sue paure, preoccupazioni e condizioni di vita personali”. Già due anni fa, il direttivo della Kfd si era espresso con termini altrettanto chiari. “Diciamo con assoluta chiarezza: nessuno ha il diritto di giudicare le donne che, per motivi personali e in piena libertà, considerano l’interruzione di gravidanza come ultima soluzione”.
Allo stesso tempo, si precisava, “sosteniamo con altrettanta chiarezza la tutela della vita non ancora nata”. Come si vede, si è scelto di usare l’espressione “vita non ancora nata” e non “bambino non ancora nato” e perché ciò “costituirebbe una valutazione unilaterale”, così come l’uso di parole quali “embrione” o “feto”. L’organizzazione cattolica dice di ispirarsi alla tradizione teologica secondo cui una persona deve seguire la propria coscienza anche quando essa, in casi particolari, entra in contrasto con le direttive ecclesiali. E la gravidanza rientrerebbe proprio in tale campo. Il problema, scrive la Kfd nel suo documento, è che “la dominanza maschile nella teologia e nella gerarchia ecclesiastica” avrebbe portato a una visione limitata delle molteplici dimensioni della sessualità, in particolar modo per quanto concerne l’autodeterminazione femminile. In sostanza, la “normalizzazione dei ruoli di genere” e il “controllo sulla sessualità e sulla riproduzione” sarebbero percepiti come una “limitazione della libertà personale”. Invece, bisogna puntare su una “prospettiva moderna”.
In che cosa consista questa modernità lo si spiega subito dopo. Innanzitutto, bisogna prevedere una educazione sessuale completa che dovrebbe essere impartita “precocemente e in modo continuativo fin dall’infanzia a tutti i generi” per fornire “informazioni adeguate” su corporeità, autodeterminazione e contraccezione. Sì, perché un’altra delle richieste dell’organizzazione femminile cattolica è di garantire che i contraccettivi siano resi gratuiti per tutti e ogni diocesi tedesca dovrebbe incaricare una persona responsabile per i piani di educazione sessuale. Così, spiegano le devote signore, si ridurrebbero i tassi di gravidanze indesiderate. Se poi la scelta di abortire è convinta – e la decisione spetta soltanto alla donna – l’interruzione di gravidanza dovrebbe essere possibile anche negli ospedali cattolici con copertura dei relativi costi da parte delle assicurazioni sanitarie, eliminando “discriminazione e stigmatizzazione” al fine di tutelare la salute psicologica della donna. Anche per questo andrebbe garantita la protezione dei consultori e degli studi medici, visto che “le donne continuano a essere molestate, intimidite o sottoposte a forti pressioni da parte di oppositori radicali dell’aborto appartenenti al movimento pro life”.
Ed è proprio contro i movimenti pro life che la Kfd si scaglia con toni perentori, per due ragioni. La prima è l’insistenza di questi gruppi sulla prevenzione degli aborti senza considerare le condizioni materiali, sociali ed educative necessarie per la crescita dei bambini. La seconda è che dietro questi movimenti si nasconderebbero forze della destra estrema e fondamentalisti religiosi intenti ad attaccare i diritti sessuali e riproduttivi. Sono rei, i pro life, di opporsi al diritto all’autodeterminazione corporea e sessuale, si legge nel documento: “Nelle manifestazioni del movimento per la tutela della vita non vengono diffusi soltanto contenuti e posizioni antifemministe, autoritarie e cristiano-fondamentaliste. Talvolta emergono anche atteggiamenti etnico-nazionalisti, razzisti, ostili agli omosessuali e alle persone transgender, oppure forme di relativizzazione dell’Olocausto”.
Le critiche, come detto, non si sono fatte attendere. Tra i primi a parlare è stato mons. Heinz Josef Algermissen, vescovo emerito di Fulda, che in poche battute ha stroncato il dossier dell’organizzazione femminile cattolica: “Il documento della Kfd può essere molte cose, persino animato da buone intenzioni. Ma cattolico non lo è. E’ del tutto inaccettabile e insopportabile che un’associazione cattolica chieda la possibilità di praticare aborti negli ospedali cattolici”. Lo stesso, ha aggiunto il presule, vale anche per la richiesta che a sostenerne i costi siano le assicurazioni sanitarie. Mons. Algermissen mette all’indice pure la questione della libertà di coscienza avanzata dalle firmatarie: “Sarebbe sbagliato concludere che una decisione a favore dell’aborto possa essere giustificata appellandosi alla propria coscienza. Una coscienza rettamente formata considererebbe l’insegnamento della Chiesa vincolante anche in questa materia”.
Sulla stessa linea si è posta la teologa Katharina Westerhorstmann, che il Foglio intervistò qualche mese fa a proposito della fuga in avanti della Chiesa tedesca sui temi della morale (“In gioco c’è il significato di che cosa sia la Chiesa: una comunità mondana di persone affascinate da Gesù o la comunità fondata da Cristo?”, disse a questo giornale il 29 gennaio scorso). In un articolo su Communio ha scritto che siamo davanti “alla rianimazione di una concezione socialista dell’aborto come legittima autodeterminazione della donna, accompagnata dalla richiesta di prestazioni sociali di sostegno”. Un documento contraddittorio, perché “nonostante il rifiuto dell’autorità e della gerarchia (in questo caso quella maschile), il documento rivela in definitiva una dominazione spietata dei nati sui non ancora nati”. Il punto è che “sebbene si chieda di evitare le polarizzazioni, si ricade continuamente proprio in esse. Si rimprovera alle associazioni pro life di concentrarsi unilateralmente contro l’aborto e a favore della prosecuzione della gravidanza, ma si trascura il fatto che la tutela della vita dovrebbe comprendere l’intera esistenza umana”.
Ma poiché siamo in Germania, le posizioni anche fra i cattolici non sono univoche, come dimostra il teologo moralista Stephan Ernst, a giudizio del quale il testo della Kfd “è ancora prudente” e “difficilmente gli si può rimproverare un adeguamento al cosiddetto spirito del tempo”. Secondo il teologo, è “importante che la Chiesa non si limiti a difendere il diritto alla vita del nascituro, ma stia anche vicina alle donne e alle coppie che vivono una gravidanza difficile, cercando comprensione e offrendo aiuto”.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.
