Chiesa
ABIURE SUL GARGANO •
Chi è che stabilisce qual è il ruolo che deve avere un intellettuale? Il caso Nevo e il vescovo Moscone
Esiste un canone cui conformarsi? Perché se questo è il criterio, allora pure il vescovo che teorizza che la Russia non ha mai invaso nessuno non dovrebbe avere il diritto di parlare da nessuna parte, neanche al bar
17 GIU 26

Mons. Franco Moscone
Roma. Monsignor Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, spiega che lui ha firmato sì la petizione contro Eshkol Nevo, ma che forse non si è capito il punto: “Non si tratta di censurare uno scrittore o di mettere al bando le sue opere. Il punto è un altro: quale ruolo deve avere oggi un intellettuale davanti a tragedie che coinvolgono migliaia di persone? Secondo l’arcivescovo, chi gode di una grande visibilità pubblica non può limitarsi al silenzio di fronte a situazioni che ritiene gravemente ingiuste”. Non vuole “bruciare i libri o impedirne la diffusione”: il comunicato “invita a riflettere sull’opportunità di ospitarlo a un festival senza che abbia mai espresso una posizione chiara su quanto il governo israeliano sta compiendo”.
Domanda: ma chi è che stabilisce quali sono i confini del “ruolo che deve avere oggi un intellettuale” davanti alle tragedie che coinvolgono il mondo? Esiste un canone cui conformarsi? Perché se questo è il criterio, allora pure il Moscone che teorizza che la Russia non ha mai invaso nessuno non dovrebbe avere il diritto di parlare da nessuna parte, neanche al bar principale di Corso Manfredi a Manfredonia. E poi, per quale ragione uno scrittore ha il diritto di parola solo e soltanto se esprime “una posizione chiara su quanto il governo israeliano sta compiendo”? Ma se Eshkol Nevo non fosse israeliano, gli estensori della petizione e l’eccellentissimo arcivescovo avrebbero richiesto l’abiura delle politiche del suo governo? Fosse poi, Nevo, un aedo di Ben-Gvir si potrebbe pure capire. Ma si sta parlando di uno scrittore che ha sempre preso le distanze da Netanyahu e dalle sue politiche. Il problema è solo uno: che Nevo è israeliano. Identificato a priori col nemico. Se si trattasse solo di proibire a un intellettuale di intervenire pubblicamente a una rassegna letteraria perché reo di non denunciare quel che il suo paese fa, allora la diocesi di cui è capo mons. Moscone non avrebbe dovuto neppure invitare nel 2022 a parlare a un convegno il professor Alessandro Orsini, non certo empatico con la causa ucraina, cioè di chi è stato invaso dai carri armati di Mosca. E invece.
Che la questione non sia quella di una banale firma in calce a una petizione lo dimostra anche la presa di distanze della Cei, come ha fatto intendere il segretario generale, mons. Giuseppe Baturi, sottolineando al Corriere che “non è intervenuta nel merito della vicenda” e che “la firma di monsignor Moscone rientra in una scelta personale e nell’esercizio della libertà di pensiero e di espressione”. Ciò premesso, ha aggiunto Baturi, “la pace non si costruisce impedendo di parlare a chi la pensa diversamente”. Il Papa, fin da quando è stato eletto, mette in guardia contro la polarizzazione, contro le divisioni, contro le cordate che si combattono. Puntare il dito contro uno scrittore e intimandogli di abiurare certe idee o di prendere le distanze dal tal governante è esattamente l’opposto di quanto predica Leone XIV. E i vescovi, che poi sarebbero successori degli apostoli, dovrebbero conformarsi alla volontà del vicario di Cristo in Terra. Vale per tutti, anche per i presuli che esondano in argomenti di cui sanno poco o nulla.
Di più su questi argomenti:
Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.
