Chiesa
MAGNIFICA HUMANITAS •
La magnifica umanità di un'enciclica tutta agostiniana
Il teologo Jacob Phillips: "Agostino ritorna sempre: scrive in modo così coinvolgente e con una tale profondità umana che non mi sorprende affatto che abbia, inaspettatamente, qualcosa da offrire persino alle conversazioni sull’intelligenza artificiale"
27 MAG 26

Papa Leone XIV firma l'enciclica Magnifica Humanitas
Roma. Le citazioni di sant’Agostino, in Magnifica humanitas, sono poche se confrontate con l’importante mole del testo. Eppure, l’enciclica è permeata in ogni sua riga dal pensiero agostiniano. A sostenerlo è padre Enrique Eguiarte, teologo, uno dei maggiori esperti contemporanei del santo d’Ippona. Le linee fondamentali del documento sono tutte agostiniane, sostiene, a cominciare dalla constatazione che la carità è il “principio basilare della dottrina sociale della Chiesa”. Scrive Eguiarte che “a fondamento del pensiero di Leone XIV – e non potrebbe essere altrimenti – appare la luminosa figura di sant’Agostino. Di lui vengono menzionati quattro testi espliciti e uno implicito. Il primo, con evidente coerenza trattandosi della dignità e della grandezza dell’essere umano, è il celebre passo delle Confessioni: ‘Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te’. Questo testo riassume in modo ammirevole tutto ciò che il Pontefice presenta riguardo alla dignità umana”.
“Infatti – prosegue il teologo – come sottolinea il Papa, ribadendo la dottrina classica della Chiesa, l’essere umano possiede dignità perché è stato creato a immagine e somiglianza di Dio. Pertanto, ogni persona non solo possiede dignità, ma anche una grandezza implicita e ontologica, che non dipende dalla produttività o dalla valutazione esterna”. Leone XIV cita poi un altro testo fondamentale che “attraversa tutta l’enciclica come un basso continuo”. E’ un pensiero tratto dalla Città di Dio, “che divenne il fondamento dell’intera opera e, allo stesso tempo, il centro della teologia agostiniana della storia: ‘Due amori costruirono due città’”. Il primo è “l’amore di sé fino al disprezzo di Dio”, il secondo è “l’amore di Dio fino al disprezzo di sé”. Ed è questa, ricorda il teologo, “l’alternativa che si presenta a ogni essere umano, dalla quale dipende la costruzione dell’una o dell’altra città”. Babele o Gerusalemme, insomma. Ed è qui che “la dottrina sociale della Chiesa aiuta a fare in modo che gli strumenti propri dell’intelligenza artificiale e del mondo digitale possano essere orientati e diventare mezzi utili per i pellegrini in cammino verso Dio e non, al contrario, ostacoli che non solo privano l’essere umano della sua dignità, ma finiscono anche per impedirne la piena realizzazione”.
Su First Things, il professor Jacob Phillips, docente di Teologia sistematica alla St. Mary’s University ha scritto che davvero questa enciclica è intrisa di spirito agostiniano. Fino al punto da sentenziare che sì, Leone XIV sarà pure un boomer, ma un boomer agostiniano. Dice al Foglio: “Nell’articolo mi concentravo su come l’agostinismo di Papa Leone emerga nella prudenza del suo ottimismo riguardo alla possibilità di rendere il mondo un posto migliore. E’ immensamente ottimista, ma non utopico né irrealistico, e la corrente agostiniana della teologia politica è nota per il suo realismo cauto riguardo alla perfettibilità delle realtà terrene”. E questo, spiega, “emerge anche nel modo in cui comprende l’immagine di Dio, che è centrale nell’approccio all’intelligenza artificiale. Gli esseri umani sono infinitamente superiori all’intelligenza artificiale, dice, perché possiamo entrare in relazioni d’amore gli uni con gli altri e con Dio. E’ così che sant’Agostino intendeva l’essere creati a immagine di Dio: come la capacità degli esseri umani di entrare in una relazione d’amore con Dio”.
Eppure, qualche voce dubbiosa sulla resa dell’enciclica c’è stata. Troppo lunga, troppo ricca di argomenti, troppo legata alla stagione bergogliana. “Onestamente – dice Phillips – penso che il dibattito online e la polarizzazione attorno a questa enciclica siano stati, nel complesso, migliori rispetto a quanto accadeva con gli insegnamenti di Papa Francesco, dove le divisioni erano enormi e totalmente scollegate tra loro. Sembra che le cose si stiano calmando e che vi sia più terreno comune tra conservatori e progressisti, anche se naturalmente c’è ancora molta strada da fare”. A unire non sono solo i buoni propositi e le belle parole, ma il fatto che “l’ottimismo di Leone è fonte di ispirazione, e condivido la sua visione positiva dell’unità della Chiesa. Questo è il nucleo del suo pensiero, consacrato nel motto papale”. Torniamo ad Agostino: nell’enciclica è subito descritta la distinzione delle due città, che poi del santo d’Ippona è “il cuore del suo realismo politico”, spiega Phillips, che aggiunge: “Penso che Agostino sia stato in parte trascurato. E’ interessante, e forse sorprendente, che Papa Benedetto XVI fosse un convinto seguace di sant’Agostino; a parte questo, però, per san Giovanni Paolo II era centrale Tommaso d’Aquino, mentre per Papa Francesco l’attenzione si concentrava su pensatori più moderni e su sant’Ignazio di Loyola”. Nonostante ciò, “Agostino ritorna sempre: scrive in modo così coinvolgente e con una tale profondità umana che non mi sorprende affatto che abbia, inaspettatamente, qualcosa da offrire persino alle conversazioni sull’intelligenza artificiale”.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.
