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Papa Leone apre al nucleare: "Sia al servizio della vita e della pace"
Il Pontefice auspica che prevalgano sempre "discernimento e responsabilità", superando lo scetticismo di Francesco. Da decenni il Vaticano osserva con interesse questa tecnologia
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27 APR 26
Ultimo aggiornamento: 01:10 PM

Foto ANSA
“Auspico che a tutti i livelli decisionali prevalgano sempre discernimento e responsabilità perché ogni impiego dell'energia atomica sia al servizio della vita e della pace”. Lo ha detto Papa Leone XIV al Regina Caeli in piazza San Pietro ieri, in occasione del quarantesimo anniversario del tragico incidente di Chernobyl. Uscita pubblica chiara, quella di Leone, che ricolloca la Chiesa su un binario di tendenziale apertura verso l'energia nucleare usata per scopi civili, interrotta temporaneamente sotto il papato di Francesco.
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Già nella Mater et Magistra del 1961, Papa Giovanni XXIII menzionava la “crescente” utilizzazione dell’energia nucleare “ad usi civili”, ma solo nel 2007 la Santa Sede ha aperto in maniera più decisa al suo utilizzo: “Poste le esigenze della massima sicurezza per l’uomo e per l’ambiente e sancito il divieto dell’uso ostile della tecnologia nucleare, perché precludere l’applicazione pacifica della tecnologia nucleare?”, si è chiesto il cardinale Renato Martino, presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace, intervistato da Radio Vaticana nel 2007.
Non sono mai mancati certo gli inviti a una maggiore sicurezza. C'è “l'urgenza di una formazione alla responsabilità etica nell'uso delle conoscenze scientifiche e tecniche che – anche e soprattutto nel campo nucleare – devono essere sempre applicate con senso di responsabilità e per il bene comune, nel pieno rispetto del diritto internazionale, a favore di un autentico sviluppo, rispettoso dell'ambiente”, ha affermato nel 2009 l'Arcivescovo Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, sottolineando l'importanza dell' Agenzia internazionale per l'energia atomica (di cui la Santa sede è membro Fondatore) per “lavorare insieme per l'uso di una tecnologia nucleare pacifica e sicura”. Considerazioni ribadite anche in altre occasioni: “È noto che la tecnologia nucleare non presenta solo rischi – ha evidenziato nello stesso anno Monsignor Michael W. Banach , già rappresentante permanente presso l'Aiea – ma anche grandi opportunità per l'umanità”.
Il tutto, tenendo sempre ferma la necessità di una politica di non proliferazione di armi nucleari. È questo il punto su cui si è rivolta con maggiore decisione l'attenzione di Papa Francesco, che durante il viaggio apostolico del novembre 2019 in Thailandia e Giappone, ha affrontato il tema con non poco scetticismo: “Sempre può accadere un incidente. Voi lo avete sperimentato, anche il triplice disastro, che ha distrutto tanto”, ha detto rivolgendosi a un cronista giapponese: “L’uso del nucleare è molto al limite, perché ancora non siamo arrivati alla sicurezza totale”. Le dimensioni di un disastro di una centrale nucleare sono state e sarebbero di grandi dimensioni, “e ancora non è stata elaborata la sicurezza”, ha continuato: “Io – ma è un’opinione personale – non userei l’energia nucleare finché non ci sia una totale sicurezza dell’uso”. Da qui, poi, un riferimento diretto al disastro di Chernobyl per rimarcare ancora una volta che “sull’ambiente siamo andati oltre il limite”. Quella stessa tragedia è oggi vista da Leone – anche lui attento all’ecologia – non come leva per indurire le accuse dei crimini dell’uomo sull’ambiente, ma come possibile strumento “al servizio della vita”. Un cambio di passo sia nei contenuti che nella forma. Su molti fronti, nucleare compreso.