Anche l’idea di ascoltare pochi testimoni è significativa: e non saranno “solo persone di età, considerato che Giussani è morto nel 2005, ma anche giovani che possono dire come monsignor Giussani abbia indicato loro una via esemplare di testimonianza”.
Perché se c’è una cosa che caratterizza la storia nata da don Giussani è la grande quantità di persone che hanno incontrato il suo carisma, in ogni parte del mondo, e scoperto il cristianesimo, senza averlo conosciuto di persona. Terminata la fase testimoniale, tutto passerà al dicastero delle Cause dei santi in Vaticano, con l’eventuale decisione del Papa di dichiarare “venerabile” Giussani. Per la terza fase, quella che riguarda la beatificazione, è come noto necessario il riconoscimento di un miracolo. E anche se monsignor Apeciti ha dichiarato che “ci sono non pochi fatti che se non sono miracoli, cioè non spiegabili scientificamente, sono delle grazie”, questa è faccenda ovviamente nelle mani di Dio e nel giudizio della Chiesa. Nella sua introduzione ai “Santi” Giussani citava i versi di Paul Claudel, “il più bel canto sulla santità cristiana dei nostri tempi”, dall’“Annuncio a Maria”: “Santità non è baciare sulla bocca un lebbroso o morire in terra di paganìa, ma fare la volontà di Dio, prontamente”. Guardando la vita di Giussani, e l’avvenimento di vita da lui generato, la cosa più evidente, se non un miracolo, è indubbiamente questo “fascino”, per usare la parola di Delpini, questo “spettacolo” di “vita nuova” scaturito.
E spesso in contesti in cui il cristianesimo sembrava destinato a deludere le donne e gli uomini del nostro tempo. La domenica delle Palme del 1975, dopo un’udienza delle associazioni giovanili convocata da Paolo VI, in aula Nervi Giussani disse ai suoi: “Man mano che maturiamo, siamo a noi stessi spettacolo e, Dio lo voglia, anche agli altri”, echeggiando san Paolo. Ma spiegò: “Spettacolo, cioè, di limite e di tradimento, e perciò di umiliazione, e nello stesso tempo di sicurezza inesauribile nella Grazia che ci viene donata e rinnovata ogni mattino. Da qui viene quella baldanza ingenua che ci caratterizza”. E’ significativo che siano da qualche tempo in corso anche le cause di beatificazione di due discepoli di Giussani, il medico Enzo Piccinini e il professore, memor Domini e missionario per vent’anni in Perù Andrea Aziani. Entrambi laici, “cioè cristiani”, per usare un’altra celebre espressione del Gius. “La santità, come origine di cultura, è organizzatrice di un popolo, di un popolo nuovo”, diceva.