Nessuna sorpresa dietro al no del Papa alla benedizione delle coppie gay

Francesco approva la risposta data dalla congregazione per la Dottrina della fede a un dubium portato alla sua attenzione. Il presidente della Conferenza episcopale tedesca: "E' solo un parere"
15 MAR 21
Ultimo aggiornamento: 20:06
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Domanda: “La Chiesa dispone del potere di impartire la benedizione a unioni di persone dello stesso sesso?”. Risposta: “No”. Fine dei discorsi. Non è un riassunto giornalistico di una questione da tempo aperta e delicatissima, quella della benedizione delle coppie gay: è la risposta (responsum) che la congregazione per la Dottrina della fede ha dato a un dubium pervenuto. Un interrogativo sempre più diffuso, soprattutto in quelle conferenze episcopali che da più di un anno lavorano a rivoluzioni profonde nella dottrina e nella pastorale, nonostante i moniti papali e curiali. E’ un colpo non da poco quello inflitto oggi dall’ex Sant’Uffizio alle istanze tedesche. Perfino il presidente dei vescovi di Germania, mons. Georg Bätzing, nella sua lista di richieste – tra cui spiccano come è noto l’ordinazione delle donne e la resa facoltativa del celibato sacerdotale, pilastri del percorso sinodale biennale – aveva detto che tutto sommato non c’erano elementi ostativi a tale pratica e oggi spiega che quello pubblicato lunedì dal Vaticano “è solo un parere”. Invece no.
Non è solo la nota esplicativa firmata dal cardinale Luis Ladaria S.I. a stabilirlo con chiarezza cristallina – “Non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle persone dello stesso sesso” – ma a rilevare è la constatazione che il Papa è perfettamente d’accordo: Francesco, infatti, “è stato informato e ha dato il suo assenso alla pubblicazione del suddetto Responsum ad dubium, con annessa Nota esplicativa”. Immaginabile la reazione emotiva che subito ha inondato siti internet, blog e social. Ma come?, si domandavano i più, ma non era il Papa del chi-sono-io-per-giudicare, quello premiato dalla rivista americana rivolta a lettori lgbt The Advocate come uomo dell’anno nel 2013? Sì, era lui.
L’errore è stato quello di scegliere ciò che delle parole papali, dei suoi scritti e dei suoi discorsi a braccio risultava utile per sostenere una certa “narrazione”. Sarebbe stato sufficiente leggere quanto ha detto sul gender paragonato a “una guerra mondiale per distruggere il matrimonio” (in Georgia nel 2016) e a uno “sbaglio della mente umana che fa tanta confusione” (a Napoli, nel 2015 – solo per fare due esempi – e proporlo al pubblico fedele con la stessa profondità con cui si presentano i discorsi sul surriscaldamento climatico e la deforestazione amazzonica. Subito sarebbe risultato chiaro che la linea di Francesco sul tema in oggetto è sempre stata quella della continuità. Anzi, semmai ha usato toni più duri e – in qualche caso – assai poco politicamente corretti. Più che prestare attenzione alla linea del Pontefice si è voluto costruire un santino da portare in tasca ed esibire ad assemblee di partito, convegni liberal, sit-in rivendicanti diritti e pari opportunità. Cercando frasi a effetto del Papa ganzo e decontestualizzandole. Un problema, questo delle benedizioni, che per Francesco non esiste: “La Chiesa non benedice né può benedire il peccato: benedice l’uomo peccatore, affinché riconosca di essere parte del suo disegno d’amore e si lasci cambiare da Lui”. Fonte: udienza generale del 2 dicembre 2020. Ecco perché, “la Chiesa non dispone, né può disporre, del potere di benedire unioni di persone dello stesso sesso”.