Il cattolico Draghi che recensì la Caritas in veritate di Benedetto XVI

Portoni spalancati in Vaticano al "costruttore" lodato nel 2019 da un lungo saggio della Civiltà Cattolica
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4 FEB 21
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Photo credit: La Presse<br />&nbsp;<br />

In Vaticano sono uomini di mondo e di certo smetteranno presto gli abiti del lutto per la fine prematura dell’esperienza governativa di Giuseppe Conte, per due anni apprezzato premier che dei legami molto enfatizzati con Villa Nazareth ha fatto un punto d’onore da cerchiare in rosso sul proprio curriculum vitae. Sic transit gloria mundi, oltretevere passeranno dal Requiem al Gloria soprattutto se a succedere a Conte a Palazzo Chigi sarà davvero Mario Draghi, prototipo del saggio amministratore “costruttore” che nelle sacre stanze piace sempre, e non solo perché già studente all’Istituto Massimo dei gesuiti. La Civiltà Cattolica è un ottimo barometro degli umori al di là del Tevere, soprattutto in questo pontificato. Merita allora di essere riletto il saggio che Guido Ruta scrisse sulla rivista nel novembre del 2019. Draghi, si legge, “ha svolto un ruolo decisivo nel preservare l’Unione economica e monetaria”. Draghi “emerge come policy maker di altissima statura e alla gratitudine nei suoi confronti aggiungiamo la speranza che il suo modo di procedere senza retorica, con studio e visione, possa essere assunto in ambiti più ampi della politica sia europea sia italiana”.
La visione economica dell’ex presidente della Bce ha diversi punti di contatto con la dottrina sociale della chiesa e prova ne è un articolo che scrisse nel 2009 sull’Osservatore Romano commentando l’enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate appena promulgata. “La crisi attuale – scriveva l’allora governatore della Banca d’Italia – conferma la necessità di un rapporto fra etica ed economia, mostra la fragilità di un modello prono a eccessi che ne hanno determinato il fallimento. Un modello in cui gli operatori considerano lecita ogni mossa, in cui si crede ciecamente nella capacità del mercato di autoregolamentarsi, in cui divengono comuni gravi malversazioni, in cui i regolatori dei mercati sono deboli o prede dei regolati, in cui i compensi degli alti dirigenti d’impresa sono ai più eticamente intollerabili, non può essere un modello per la crescita del mondo”. Ancora, “negli ultimi decenni l’espulsione dell’etica dal campo d’indagine della scienza economica è stata messa in discussione, perché ha generato un modello incapace di dar conto compiutamente degli atti umani in ambito economico e di spiegare l’esistenza delle istituzioni rilevanti per il mercato solo come risultato della mera interazione di agenti razionali ed egoisti”. Infine, scriveva l’ex presidente della Bce, “uno sviluppo di lungo periodo non è possibile senza l’etica. Questa è una implicazione fondamentale, per l’economista, dell’amore nella verità (caritas in veritate) di cui scrive il Papa nella sua enciclica”, “è necessario ricostituire la fiducia delle imprese, delle famiglie, dei cittadini, delle persone nella capacità di crescita stabile delle economie”.
“A lungo andare – proseguiva Draghi – questa fiducia non può essere disgiunta da una istanza morale, dalla speranza profonda, secondo le parole di Giovanni Paolo II nella bolla d’indizione per il giubileo, di ‘creare un modello di economia a servizio di ogni persona’”. Insomma, le idee sono chiare e in Vaticano i portoni sono spalancati all’idea di un governo tecnico, politico o tecnico-politico guidato da Mario Draghi.
Anche perché nelle ultime settimane, diversamente da quanto preventivato e atteso, dal piccolo stato al di là del Tevere non sono partite molte scialuppe in soccorso del premier uscente. I tentativi di ottenere una sorta di “protezione” vaticana ci sono stati, raccontano, così come le telefonate per un mezzo endorsement che potesse convincere i senatori dubbiosi a fare il grande passo. Invece nulla, al di là di qualche chiamata a titolo personale, magari di qualche porporato che ricordava a un vecchio amico con un seggio a Palazzo Madama i bei tempi andati e la comune militanza cattolica che proprio non poteva andare d’accordo con i sovranisti della destra pura. Era già un chiaro campanello d’allarme, nonostante le rassicurazioni di quanti avevano visto tra le righe dei discorsi papali degli ultimi tempi un sostegno esplicito a Conte e alla sua missione. Padre Antonio Spadaro, che della Civiltà Cattolica è il direttore, all’AdnKronos ha detto ieri che l’avvocato pugliese potrà essere una “risorsa” per il quadro politico che si andrà a delineare. Fermo restando che Mario Draghi “è una garanzia di solidità”. E per ora, nel caos presente, tanto basta per andare avanti.