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La vuota retorica sul dialogo con l'islam e l'esempio (sbagliato) di san Francesco

Appunti per quei compassionevoli che predicano il confronto con l'altro tirando in ballo a sproposito l'incontro tra il santo e il sultano al Kamil

8 Gennaio 2019 alle 10:18

La vuota retorica sul dialogo con l'islam e l'esempio (sbagliato) di san Francesco

San Francesco e il sultano al Kamil

Al direttore - A fronte di fatti, numeri e cifre – magistralmente documentati da Matteo Matzuzzi sabato scorso su queste colonne – che dicono di una realtà di crescente persecuzione dei cristiani nel mondo, il fatto che il martirio di migliaia di persone ogni anno avvenga prevalentemente in paesi islamici sembra essere un dato del tutto ininfluente nel dibattito politico e culturale occidentale. Allo stesso modo in cui quando le nostre vite vengono sconvolte dall’ennesimo attacco terroristico, per pura pavidità e salvo rarissime eccezioni ci si guarda bene dal chiamare le cose col loro nome (se è vero che non tutti gli islamici sono terroristi è altrettanto vero che la stragrande maggioranza dei terroristi è islamica, vorrà mica dire qualcosa?), quando la cronaca racconta di episodi di violenza e persecuzione contro i cristiani scatta implacabile lo stesso meccanismo delle denunce a mezza bocca, delle dichiarazioni fumose con il solito sgradevole retrogusto di una compassione pelosa, quando non si tratti di un assordante silenzio.

 

Ad aggravare la situazione, la riproposizione come un disco rotto di una retorica del dialogo e del rispetto dell’altro fatta non solo di luoghi comuni triti e ritriti ma anche di una narrativa che attinge a storie che con il dialogo, quello vero, non hanno nulla a che vedere. Un esempio su tutti, il famoso episodio dell’incontro tra san Francesco e il sultano d’Egitto Malik Al Kamil, avvenuto a Damietta nel 1219, spesso e volentieri citato (anche di recente) a mo’ di icona del giusto atteggiamento da adottare nel “dialogo” tra l’occidente e l’islam. Episodio di cui però si dimentica (o si fa finta di dimenticare) un paio di particolari che risultano invece decisivi per evitare strumentalizzazioni e fraintendimenti. Primo, san Francesco non parlò col sultano così, tanto per farci due chiacchiere e confrontarsi sulle reciproche fedi, ma per annunciargli il Vangelo nella speranza di convertirlo a Cristo (lui e tutti i saraceni che incontrò sul suo cammino), come testimoniano le fonti e gli studiosi più autorevoli, fedelmente a quella che è la missione di ogni cristiano; a riprova, ecco cosa scrisse di quell’incontro san Bonaventura nella sua “Leggenda maggiore”: “Quel principe (il sultano, ndr) incominciò a indagare da chi, e a quale scopo e a quale titolo erano stati inviati e in che modo erano giunti fin là. Francesco, il servo di Dio, con cuore intrepido rispose che egli era stato inviato non da uomini, ma da Dio Altissimo, per mostrare a lui e al suo popolo la via della salvezza e annunciare il Vangelo della verità. E predicò al Soldano il Dio uno e trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo, con tanto coraggio, con tanta forza e tanto fervore di spirito, da far vedere luminosamente che si stava realizzando con piena verità la promessa del Vangelo: ‘Io vi darò un linguaggio e una sapienza a cui nessuno dei vostri avversari potrà resistere o contraddire’ (Lc 21,15)”.

 

Il racconto prosegue dicendo che il Sultano ascoltava volentieri san Francesco pregandolo di restare con lui, al che il santo rispose lanciando la famosa sfida: “Se, tu col tuo popolo, vuoi convertirti a Cristo, io resterò molto volentieri con voi. Se, invece, esiti ad abbandonare la legge di Maometto per la fede di Cristo, dà ordine di accendere un fuoco il più grande possibile: io, con i tuoi sacerdoti, entrerò nel fuoco e così, almeno, potrai conoscere quale fede, a ragion veduta, si deve ritenere più certa e più santa”. Sfida che il Sultano si guardò bene dall’accogliere per timore, dice san Bonaventura, “di una sedizione popolare”. Secondo punto, san Francesco si recò dal sultano Al Kamil a seguito dei crociati (leggi bene: cro-cia-ti), ai quali si era unito insieme a tantissimi altri pellegrini dell’epoca, desiderosi unicamente di liberare i luoghi santi del cristianesimo, in primis il Santo Sepolcro, occupati manu militari dai musulmani. Come si vede un atteggiamento, quello del santo di Assisi, lontano anni luce tanto da certa iconografia pacifista quanto da una miope cultura del dialogo che, anche in ambito cattolico, continua a guardare al dito per non vedere la luna. Chiudo con una domanda volutamente provocatoria: da zero a dieci, quante probabilità ci sono di assistere di nuovo a un “dialogo” simile a quello tra san Francesco e il sultano?

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    09 Gennaio 2019 - 19:07

    Vedo due aspetti diversi, riguardo al confronto tra cristiani e musulmani: quello vissuto e testimoniato dalle minoranze cristiane nei paesi musulmani, e quello subìto e rinnegato nei paesi c.d.laicisti, ex cristiani rinnegati, nei confronti delle avanguardie jhadiste travestite da derelitti che approdano alle nostre sponde. Nei paesi musulmani i cristiani sono meravigliosi, esemplari, martiri santi-subito; nei paesi occidentali gli ex cristiani apostati fanno a gara a svendersi ai musulmani, mentre i residui cristiani ancora credenti si travestono da pacifisti e implorano dialogo solo per trattare una resa che gli salvi il collo. La Chiesa, per secoli ha mandato missionari nel mondo ad evangelizzare e con successo, ora che il mondo ci arriva in casa, vigliacco se c'è un prete, un vescovo, un cardinale e qui mi fermo, che osi aprir bocca per annunciare il Vangelo, ossia che Gesù Figlio di Dio si è fatto crocifiggere per riscattare e salvare tutta l'umanità vivente, nessuno escluso.

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  • miozzif

    09 Gennaio 2019 - 08:08

    Bè, per i compassionevoli cristiani non c'è bisogno dell'esempio di Francesco e il Sultano, con testimoni indiretti ed ermeneutiche infinite, basta il comandamento di Gesù, "ama il tuo prossimo come te stesso", quindi ama anche l'islamico (e amarlo è molto di più che dialogarci), mettiti a confronto con lui,di sicuro non affogarlo, non chiudergli i porti in faccia, non sentirti superiore. Amalo, con il massimo dell'amore, quello che nutriamo per il.nostro io: è l'essenza del cristianesimo, parola del Maestro. E naturalmente nell'amore c'è soprattutto la volontà di comunicare il messaggio cristiano, di raccontare il bell'annuncio del Vangelo, la speranza di conquistare insieme il Paradiso.

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    • giuseppezavaroni

      10 Gennaio 2019 - 08:08

      "In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza. 12 Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. 13 Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi. 14 Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. 15 In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città." (Mt. 10, 11-15).

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      • miozzif

        11 Gennaio 2019 - 01:01

        Tutto da leggere il cap. X del Vangelo di Matteo riportato in parte dal lettore Giuseppe Zavaroni. Cristo chiede ai suoi discepoli di rivolgersi solo al popolo di Israele e noi Gentili ci sentiamo in quelle righe distanti ed estranei, noi "Ebrei di adozione", come diceva un papa, abbiamo un moto di spavento. Poi nel fondo del cap. compare l'ordine del Maestro ad "abbandonare il padre e la madre", a rompere con la propria tribù, con i legami naturali, con i vincoli di sangue, per costruire una nuova famiglia di figli di Dio.

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        • giuseppezavaroni

          11 Gennaio 2019 - 11:11

          Certamente è tutto da leggere e da rileggere di continuo l'intero Vangelo, dove non si finisce mai di trovare risposte e insegnamenti. Resta, però, il fatto che quelle istruzioni date ai dodici valgono per tutti e, quindi, per restare in tema di dialogo, professione della Verità e amore per il prossimo, coloro che rifiutano la parola del Cristo e insulta, scaccia o perseguita i suoi portatori (come i maomettani e non di rado anche i seguaci delle più diffuse pseudoreligioni orientali) va allontanato e, se occorre, contrastato. E Dio stesso, secondo la parola di Gesù, lo punirà coi castighi più duri.

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  • Caterina

    Caterina

    08 Gennaio 2019 - 22:10

    Grazie sig. Luca, grazie!

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  • verypeoplista

    verypeoplista

    08 Gennaio 2019 - 18:06

    Da 0 a 10 ? 0,5 . Lo 0,05 di "incoraggiamento speranzoso" (nella scala" 0 a 10 "vale a dire 0,5/10 =0,05) per qualche miracolo. Molto bello lo scritto e sopratutto non banale, non ipocrita non ultras e intelligente: sono queste le caratteristiche che conciliano, purtroppo non spesso negli ultimi tempi, con Il Foglio.

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