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La chiesa in guerra contro i populisti

I vescovi schierati contro il governo gialloverde, l’agenda 2019 della Civiltà Cattolica, gli affondi del Papa. Dove porta la grande battaglia delle gerarchie episcopali contro l’internazionale sovranista che minaccia il mondo

8 Gennaio 2019 alle 06:26

La chiesa in guerra contro i populisti

Papa Francesco durante una sessione del sinodo dei vescovi (foto LaPresse)

Roma. Silenti per cinque anni e mezzo, disorientati dal cambio di agenda e di prospettive, i vescovi italiani hanno recuperato tutto il tempo perduto in meno di una settimana. Con i quarantanove migranti da parecchi giorni nel Mediterraneo in attesa di un porto sicuro dove sbarcare e diversi sindaci che in difesa “dei diritti umani” sospendono l’applicazione del decreto sicurezza caro al ministro dell’Interno Matteo Salvini – Piemonte, Toscana e Umbria ricorreranno alla Corte costituzionale –, la chiesa non poteva più restare confinata a pur giuste relazioni da conferenza stampa e parentesi a inframmezzare le omelie domenicali. Serviva qualcosa di più che è arrivato prima con il riconoscimento del diritto di obiezione di coscienza da parte del cardinale Angelo Bagnasco, quindi con la serie di interviste ai giornali di vescovi in carica o emeriti, infine con l’intervento del Papa – che è primate d’Italia – al termine dell’Angelus domenicale dell’Epifania. Una manovra concentrica non casuale, che guarda sì all’Italia del governo gialloverde ma che punta a sfidare l’internazionale populista di Trump e Bolsonaro, di Duterte e degli esperimenti dell’Europa orientale. Un’azione che ha trovato nell’editoriale firmato da padre Antonio Spadaro sull’ultimo numero della Civiltà Cattolica (“Tornare a essere popolari. Sette parole per il 2019”, se ne è scritto sul Foglio di sabato 5 gennaio) la conferma che anche oltretevere la misura è colma e che è venuta l’ora di reagire (nell’articolo si invoca una “reazione”) alla “cultura fondamentalista” che punta a “instillare la paura del caos”, azione che “è divenuta una strategia per il successo politico: si innalzano i toni della conflittualità, si esagera il disordine, si agitano gli animi della gente con la proiezione di scenari inquietanti”. Ieri, parlando al Corpo diplomatico riunito in Vaticano, il Papa ha detto che “il riapparire di pulsioni populistiche e nazionalistiche sta progressivamente indebolendo il sistema multilaterale, con l’esito di una generale mancanza di fiducia, di una crisi di credibilità della politica internazionale e di una progressiva marginalizzazione dei membri più vulnerabili della famiglia delle nazioni”.

  

“I vescovi italiani sono sicuramente preoccupati della situazione politica che si è venuta a creare nel nostro paese”, dice al Foglio Sergio Belardinelli, ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Bologna: “D’altra parte non sono i soli ad esserlo. Non escludo che essi possano anche desiderare una sponda politica di riferimento e che guardino con simpatia ai tentativi sempre più insistenti di riaggregare in qualche modo l’impegno politico dei cattolici, ma onestamente mi sembra improprio sostenere che siamo di fronte a un nuovo protagonismo politico dei vescovi italiani. E’ vero, essi invocano sempre più spesso, anche Papa Francesco lo fa, la frase di Paolo VI sulla politica come la forma più alta di carità, ma in questo modo danno un’indicazione pastorale, nella speranza che venga accolta, non credo che aspirino a qualcos’altro, magari a farsi essi stessi parte politica. Se così non fosse, nel contesto in cui siamo, sarebbe un errore”. I tentativi di aggregare qualcosa che sia “popolare” sul modello di Sturzo vanno avanti da mesi, si parte dal basso – si aggrega – e poi si vedrà, magari alle amministrative potrà nascere qualcosa. Di certo il tentativo di qualche vescovo di metterci il cappello, assicurando di avere il sostegno della presidenza della Cei e perfino della Segreteria di stato, non pare destinato ad avere successo. 

 

Anche perché più che di odore delle pecore puzzerebbe di quel clericalismo che Francesco vede con orrore. Di contrapposizioni tra vescovi e governo, qui, ce ne sono sempre state, anche se il tentativo della Conferenza episcopale italiana è sempre stato quello di ricercare il più possibile intese, negoziando ed evitando lo scontro aperto. Un modus operandi che si è visto anche rispetto al governo gialloverde: per mesi la Cei ha mantenuto un profilo sfumato, nonostante un anno fa, ben prima delle elezioni del 4 marzo, il cardinale Gualtiero Bassetti aprendo il Consiglio permanente disse che “bisogna essere coscienti che quando si soffia sul fuoco le scintille possono volare lontano e infiammare la casa comune, la casa di tutti”. Però è anche vero che “contrapposizioni da parte dei vescovi italiani a certe decisioni governative ci sono sempre state”, ricorda Belardinelli. “Oggi esse riguardano soprattutto il cosiddetto decreto sicurezza e la gestione del problema dell’immigrazione, sul quale in effetti si registra una contrapposizione molto forte. Ma scontri altrettanto forti si sono riscontrati e si riscontrano su molti altri fronti, si pensi soltanto al fronte della famiglia e della bioetica in generale”. Matteo Salvini ha rispolverato i vecchi slogan bossiani contro i “vescovoni”. Da una parte i Maggiolini e i Biffi, dall’altra i Martini e i Galantino. Tanto, dice il ministro dell’Interno, “i cattolici sono con me”. Belardinelli concorda: “Credo che Salvini abbia in gran parte ragione. La cosa può piacere o non piacere (a me non piace), ma occorre soprattutto capire perché. Tutti i soggetti politico-sociali, compresa la chiesa cattolica, sono oggi un po’ scollati dalla realtà. In Italia in particolare stiamo scontando un ventennio di contrapposizione berlusconismo-antiberlusconismo che evidentemente ha fatto danni anche tra i cattolici. Molti dei quali manifestano oggi le loro simpatie per Salvini pur di non darla vinta a quella parte di cattolici che li consideravano moralmente ‘indegni’ per il semplice fatto che votavano per Berlusconi. Non credo che questa simpatia ‘cattolica’ per la Lega di Salvini sia particolarmente convinta, e i vescovi lo sanno, come lo sa Salvini. Mi rendo conto che il tempo stringe e che i il nostro paese, non soltanto i cattolici, sta rischiando grosso. Ma proprio per questo in questo momento mi preoccuperei poco di chi asseconda e chi no il magistero dei vescovi o di chicchessia. Preoccupiamoci invece che sia un magistero all’altezza delle sfide che dobbiamo fronteggiare: Europa, immigrazione, assetto istituzionale, sviluppo economico del paese, scuola, università, salvaguardia delle nostre libertà in un mondo globale. Si tratta di sfide che, prima ancora che sul piano politico, vanno affrontate sul piano culturale. Ma anche qui non mi pare che siamo messi troppo bene”. La sensazione è che il muro contro muro non sia destinato a esaurirsi a breve. Bisognerà vedere quanto l’episcopato italiano, tutt’altro che monolitico nel condividere la linea dei vertici, ci metterà a far propria definitivamente l’agenda di Francesco il callejero.

Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    08 Gennaio 2019 - 10:10

    La presa di posizione dei vescovi dovrebbe fare meditare tantissime persone che si dicono cattolici e non si comportano come tali. La considerazione non vale solo per l'impegno politico, ma anche per la pratica religiosa, sempre più una specie di optional.

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    • Skybolt

      08 Gennaio 2019 - 13:01

      A partire da vescovi e cardinali....

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  • eleonid

    08 Gennaio 2019 - 09:09

    I cattolici a modo loro hanno fatto sempre politica. Lo hanno fatto in modo sparpagliato dopo la caduta della DC, ed interpretando modelli di società che col Vangelo spesso stridono se non addirittura divergono molto. Di esempi eclatanti , che io ricordi ce ne sono molti. Dalla guerra nei Balcani a quelle nei paesi medio orientali. Dalla legge sul divorzio ed interruzione della gravidanza all'unionei gay . Dal mancato riconoscimento da parte dellUe delle origini giudaiche cristiane alle critiche antisistema della governance europea e nazionale. Tutte istanze che in qualche modo attingono l'ispirazione dal messaggio evangelico e secondo me anche di grande valore civile e sociale in cui si dovrebbe riconoscere la comunità cristiana.Ma purtroppo ci sono gli effetti collaterali in ogni nostra azione , e quando si appoggia lo slogan prima gli italiani , la conseguenza è :non passa lo straniero. Correre ai ripari , oggi, non èsemplice impresa, auguro si vescovi ampio successo.

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  • luiga

    08 Gennaio 2019 - 09:09

    è bene che la Chiesa operi per il bene ed i sovranisti non sono il bene, ma nel tempo corrente identifica nell'accglienza senza limiti ai poveri del mondo la scelta di contrare chi si oppone a questa deriva senza senso perdendo di vista anche l'altro aspetto quello che mina la democrazia conosciuta finora e che movimenti subdoli vogliono trasformare in un luogo informatico che creerà sperequazioni tra chi conosce il mezzo e non il fine, chi conosce il fine e non il mezzo e chi non conosce nè l'uno nè l'altro.

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  • giuseppezavaroni

    08 Gennaio 2019 - 07:07

    Dopo aver accuratamente evitato, i ossequio allo spirito mondano, tutti gli scontri che implicavano la aperta professione della fede cattolica e la proclamazione del vangelo di Cristo, le gerarchie ecclesiastiche muovono guerra alla gran parte del loro popolo, facendosi di fatto misero partito politico con tanto di programma copiato in parte dalla commissione UE, in parte dall'ONU. Ma le pecore non si fidano del pastore mercenario, perché non riconoscono la sua voce, non lo seguono perché hanno capito che non possono fidarsene, perché di frote al pericolo le abbandonerà e le offrirà ai lupi che le insidiano. Quindi aspettano il Buon Pastore, l'unico nel quale ripongono speranza.

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    • miozzif

      08 Gennaio 2019 - 09:09

      Tra i tanti paradossi tragico-comici di questa stagione c'è anche quello dei cattolici che per apparire duri e puri (o semplicemente per fare i duretti in politica) stingono nel peggiore luteranesimo, vogliono decidere loro chi è il pastore buono, quale é la fede che il papa deve predicare, in una Chiesa fai da te dove, nel caso il papa non obbedisca a quello che alcuni suoi fedeli ritengono essere l'autentica tradizione evangelica, il pontefice stesso diventa un rinnegato e un Anticristo. Luteranesimo dunque ma senza il suo velo di tragica grandezza, luteranesimo postmoderno, da tastiera digitale, grottesco.

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      • malta1565

        08 Gennaio 2019 - 15:03

        Di tragico c'è solo vedere i pastori correre dietro all'ONU e all'UE con le loro nefaste ideologie: ecologismo e immigrazionismo

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        • Vonrobert

          Vonrobert

          08 Gennaio 2019 - 16:04

          C'è chi segue i comunisti Padani e frequentatori del Leoncavallo e chi il Papa. Dipende sempre dove uno guarda se alla verità o alla menzogna di chi brandisce il vangelo e la coroncina del rosario ma non sa a cosa servono.

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      • Skybolt

        08 Gennaio 2019 - 13:01

        A me risulta che Ciccio stia rivalutando Lutero... Quanto poi a considerare il papa un rbìnnegato o l'anticristo, la storia del cristianesimo ha avuto tanti di queli scismi, antipapi (che poi erano i concorrenti che perdevano) etc, che non sembrano una novità.

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        • miozzif

          09 Gennaio 2019 - 02:02

          Insomma il cattolico leghista se ne fotte allegramente del Vicario di Gesù Cristo in terra, lo sfotte e gli disobbedisce, tanto la storia della Chiesa "ha avuto tanti scismi" (sic) e uno in più o in meno che importa, quello che conta è respingere gli africani disperati con il rosario in mano ed il presepio a casa. Approfittano poi di nuove considerazioni storiche su Lutero per dare dell'eretico al papa e sentirsi perfettamente ortodossi, i cattolici fai da te, i cattolici senza papa, i cattolici senza Vangelo, i cattolici sovranisti: prima gli italiani, respingiamo quegli immigrati ebrei che vennero a Roma a parlare di un loro Messia.

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        • miozzif

          08 Gennaio 2019 - 17:05

          Ci voleva il fastidio degli egoisti inebetiti dalla loro ricchezza e terrorizzati dal dovere dare un euro ai miserabili sbarcati per rovesciare la storia del cattolicesimo, insultare il papa come un personaggetto qualsiasi, straimpiparsene del Magistero, pensare addirittura che un papa o un antipapa pari siano, l'importante è che si lascino affogare i negri d'Africa con la scusa della purezza della dottrina, senza più obbedienza al papa ma solo alla propria ideologia. (Patetica la scusa ricorrente: papa Francesco rivaluta storicamente certi aspetti della figura di Lutero, dunque noi possiamo permetterci un cattolicesimo senza papa).

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        • giuseppezavaroni

          10 Gennaio 2019 - 08:08

          Mi perdoni il miozzif che confessa la sua ammirazione per papa Benedetto XVI ma vorrei sarpere se il suo omonimo che straparla di luteranesimo e di magistero e di storia del cattolicesimo, per insultare pecore (e pastori) che, memori degli insegnamenti millenari della Chiesa e guidati nella loro comprensione dalle parole e dall'esempio di Benedetto stesso, dei suoi predecessori, dei Padri della Chiesa, dei Santi, degli innumerevoli predicatori e teologi, sono oggi disorientati quando non scandalizzati dalla rivoluzione bergogliana, dall'abuso della parola "misericordia" e dalla mancanza di atti di Misericordia, dall'attacco deciso e malevolo contro i pilastri della tradizione millenaria ama davvero tutti i suoi fratelli o, come Francesco, solo quelli non cattolici?

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        • miozzif

          10 Gennaio 2019 - 16:04

          Mi si chiede un'altra confessione pubblica, va bene, ma le confessioni degli sconosciuti non interessano granché. Comunque: amare i cattolici è un po' scontato tuttavia, lo ammetto, non sempre risulta facile. Amare gli islamici, ancora peggio, con quella loro comcezione distante di Dio. Per dirla in breve, amare gli estranei é difficile. Il Vangelo richiede una bella prova. Quanto al disorientamento, siamo più d'accordo di quanto immagini, l'attusle papa può pure non piacerci però va rispettato e accettato. Anche Pietro che rinnegava Gesù durante le fasi più dure della sua passione non doveva essere magari un tipo amabile. E così molti altri successori di Pietro e predecessori di Francesco. Nessun puritanesimo nel ricostruire la tradizione.

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        • malta1565

          09 Gennaio 2019 - 11:11

          attenzione caro miozzif, che con le parole della propria bocca si verrà giudicati. Ci pensi quando dà dell'ebete, del razzista, del senza cuore a chi vuole solo porre un freno a un processo criminale massone. Pensi anche quanto sono diventati papisti quelli come lei che fino a ieri sputavano su BXVI perchè non era nelle corde progressiste

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        • miozzif

          09 Gennaio 2019 - 12:12

          Veramente Benedetto XVI è il mio eroe. Poi non ho dato del razzista a nessuno, casomai del luterano. E comunque un certo vigore nel linguaggio cattolico ci vuole. Soprattutto quando i moderati "che vogliono porre un freno al progetto massonico" (ma stiamo delirando?) fanno galleggiare una umanità disperata sulle barchette tra le onde alte del Mediterraneo d'inverno. Per fortuna che crediamo nel Giudizio universale, pubblico e solenne.

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