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Mongolia finis terrae

I missionari che “sussurrano il Vangelo” in un paese dove essere cristiani non è uno scherzo

29 Gennaio 2018 alle 08:35

Mongolia finis terrae

Le relazioni diplomatiche tra la Mongolia e la Santa Sede sono state aperte nel 1992. Padre Giorgio Marengo è missionario nel paese dal 2003 (foto LaPresse)

Sette parrocchie, settantasette missionari, un solo sacerdote locale, milleduecento battezzati in un territorio immenso, grande cinque volte l’Italia e incastrato tra la Siberia e la Cina. Della Mongolia si sa pochissimo, a parte qualche racconto sulla sua epica e millenaria storia. Della presenza cattolica in quella terra, dove la popolazione si divide per lo più tra buddisti, seguaci dello sciamanesimo e atei, ancora meno. Distanze infinite, clima ostile, una cultura agli antipodi rispetto a quella occidentale. Come si fa a...

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Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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