E se lo dice Carlo Rubbia…

Vengo a sapere da Climate Monitor che alla Conferenza nazionale sull'Energia tenutasi a fine mese a Trieste, il premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia ha tenuta una lunga e interessante lezione sull'energia del futuro.

E se lo dice Carlo Rubbia…

Vengo a sapere da Climate Monitor che alla Conferenza nazionale sull'Energia tenutasi a fine mese a Trieste, il premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia ha tenuta una lunga e interessante lezione sull'energia del futuro. Il resoconto del suo discorso lo trovate qui, io mi limito a riportare la parte sui cambiamenti climatici e le politiche di tagli alle emissioni adottate dall'Europa per fermare il riscaldamento globale. Le parole di Rubbia assumono un significato ancora maggiore se si pensa che qualche anno fa il senatore a vita si diceva convinto dell'effetto antropico sul clima e delle colpe dei paesi industrializzati. Nel frattempo Rubbia ha studiato meglio la questione, e dopo gli oltre 17 anni di stop del global warming (a dispetto delle emissioni che continuavano a aumentare), ha evidentemente modificato la sua opinione.

 

[…] L’assunto di partenza è stato la constatazione che gran parte della politica energetica europea degli ultimi decenni (e di quelli a venire) fa perno sull’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra, onde ridurre la componente antropica del riscaldamento climatico globale. Questo mentre, da una parte, dati alla mano, le temperature medie globali risultano stabili da 17 anni, nonostante il continuo aumento delle emissioni, dall’altra l’Europa ha attuato e continua ad attuare scelte energetiche molto costose, proprio in ottemperanza alla mission di contrasto del cambiamento climatico.

Lungi dal voler dimostrare – non era quella la sede – l’inconsistenza del fattore antropico sulle sorti del clima che “per sua natura” cambia, il professor Rubbia ha voluto mettere in risalto come conoscenze scientifiche incomplete del complesso sistema climatico siano state la base di decisioni politiche costose in un sistema ancor più complesso come quello dell’energia, laddove invece sarebbe stata, e sarebbe, opportuna maggior prudenza e discussione. […]

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