Salvini e “manomozza”

Massimo Bordin

Nella sua estate da leone il ministro Salvini non si è fatto mancare nulla, come è noto. Interviste, tweet, chiusure di porti, aperitivi e apericene, ma anche cene romantiche al Lido di Venezia e bagni di folla nell’alto Lazio. E poi selfie, tanti selfie, non tutti fortunati. In particolare uno a luglio in un ristorante di Civitanova Marche. La cena era stata evidentemente di soddisfazione e il gestore aveva ottenuto la foto con l’ospite illustre. Venne fuori subito che il gestore – il locale è intestato ai figli – era un tipo un po’ particolare: Salvatore “manomozza” Annacondia, pentito nei primi anni 90, boss pugliese di Trani e del nord barese, gravato da imputazioni per oltre 70 omicidi e ora in libertà con un programma di protezione da lui poco curato, visto che si presenta col suo vero nome e non lesina aneddoti sul suo poco commendevole passato. A proposito del presente va poi segnalato che a Civitanova ci sono da tempo polemiche sulla invadente presenza nel porto mercantile di ex malavitosi pugliesi, fra i quali il fratello di Annacondia, anch’egli pentito. Qui non si vuole tanto infierire sul ministro ma considerato che il locale è noto in tutta la provincia per le sue caratteristiche non solo gastronomiche, che dire della scorta del ministro dell’Interno, sicuramente in contatto con la questura locale? “Dove va a mangiare? Da manomozza? Ottima scelta, pesce freschissimo, conosciamo il proprietario”. La storia è vecchia di un mese, i giornali se ne sono occupati un po’ di striscio, ma è un interessante spaccato sulla “lotta alla mafia” , se si considera che Annacondia è un pentito valorizzato nel famoso processo Trattativa e nei suoi derivati.

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