Lezioni dal fine vita francese, da evitare

Da tempo ormai assistiamo ad una deriva delle cure palliative, o almeno di una parte di esse. Il “movimento palliativo” ha sempre incarnato lo spirito della terza via tra eutanasia e ostinazione irragionevole, quell’accompagnamento che non avrebbe mai dovuto significare “spinta verso la morte”. Oggi non è più così   

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(Foto Ansa)

In margine ad alcune dichiarazioni lette o ascoltate in questi giorni a proposito della legge regionale del Veneto sull’aiuto a morire, non bisogna lasciarsi sfuggire un particolare che rischia di portare fuori strada anche chi favorevole alla morte assistita non è: si tratta del coinvolgimento delle cure palliative nel percorso di cura, e in alcuni casi di morte, del paziente. In primo luogo non dimentichiamo che la legge 38 dell’ormai lontano 2010 rendeva le cure palliative “un diritto” per tutti i pazienti, fatto finora ampiamente disatteso in molte realtà nazionali. Non è quindi un merito della legge veneta quello di aver evidenziato che l’Ente pubblico deve impegnarsi a fornire un percorso di cure palliative a tutti i pazienti: dal 2010 dovrebbe già essere così, salvo continuare ad arricchire la serie dei diritti che nella pratica evaporano.
Secondariamente, e questo è il punto più dolente, non si deve pensare, come molti cattolici fanno, che il fatto di vedere attivato un percorso di cure palliative metta al riparo dalle più varie derive mortifere. Da tempo ormai assistiamo ad una deriva delle cure palliative stesse, o almeno di una parte di esse. Il “movimento palliativo” ha sempre incarnato lo spirito della terza via tra eutanasia e ostinazione irragionevole, quell’accompagnamento che non avrebbe mai dovuto significare “spinta verso la morte”. Non è più così ed è frequente oggi incontrare colleghi medici ed infermieri palliativisti che in barba alla vocazione originaria considerano la morte a richiesta un’opzione possibile nel percorso del paziente. E’ quindi evidente che nessuno può dirsi “tranquillizzato” dai frequenti accenni alle cure palliative fatti da chi legalizza la dolce morte ed è altrettanto evidente che continuare a indicare nelle cure palliative un antidoto alla dolce morte significa trascurare un’evoluzione che è sotto gli occhi di tutti. Il latte bianco delle origini è ormai un caffè macchiato: quando si chiede qualcosa bisogna essere certi di quanto ci verrà servito.