Bastiat contrario

Friedrich von Hayek*

Persino chi mette in dubbio la grandezza di Frédéric Bastiat come teorico dell’economia, dovrà concedere che in quanto a pubblicistica era un genio. Joseph Schumpeter ha detto che era “il più brillante giornalista economico mai vissuto”. Avendo come unico obiettivo la prefazione di questo libro, che contiene alcuni dei suoi scritti più fortunati tra il pubblico generale, potremmo limitarci a questo. Si potrebbe anche riportare il duro giudizio di Schumpeter secondo cui Bastiat “non era un teorico”, e comunque non ne diminuiremmo la statura intellettuale. E’ pur vero che, quando al termine della sua brevissima carriera di scrittore provò a fornire una giustificazione teorica ai suoi concetti generali, lasciò insoddisfatti i professionisti. In effetti sarebbe stato un miracolo se un uomo che, avendo tentato di difendere le proprie differenze rispetto ai dogmi accademici della dottrina in pochi mesi, con una malattia mortale ad aggravarne le fatiche e con soli cinque anni di esperienza pubblicistica alle spalle, avesse avuto successo. Certo qualcuno potrebbe legittimamente domandarsi se non sia stata soltanto la sua morte prematura, a quarantanove anni, ad impedirgli di riuscire nell’intento. I suoi scritti polemici, che di conseguenza sono i più importanti che ci abbia lasciato, certamente provano la sua conoscenza delle tematiche più significative, oltre che il dono di riuscire a penetrare nell’anima degli argomenti che gli avrebbero fornito ampio materiale per contributi scientifici di un certo peso.

    

La libertà è importante perché permette a ognuno di fare il miglior uso delle circostanze particolari di cui lui solo è a conoscenza

Quanto appena detto non può essere illustrato meglio che attraverso il celeberrimo titolo del primo scritto nel presente volume: “Ciò che si vede e ciò che non si vede in economia politica”. Nessuno ha mai espresso più chiaramente, e in una sola frase, la difficoltà più grande di una politica economica razionale e, vorrei aggiungere, l’argomento decisivo a favore della libertà economica. E’ proprio l’idea sottesa a queste poche parole che mi hanno indotto a usare la parola “genio” nella frase d’apertura. E’ sicuramente un testo a partire dal quale si può descrivere l’intero universo della politica economica liberale. E anche se è solo il titolo del primo scritto di questo volume, in realtà ci fornisce l’idea generale anche per tutti gli altri. Bastiat ne illustra ripetutamente il significato attraverso una confutazione continua delle fallacie intellettuali della sua epoca. Più avanti indicherò che, nonostante le idee che lui combattè siano oggi espresse in maniera molto più sofisticata, fondamentalmente non sono cambiate molto rispetto dall’epoca di Bastiat. Ma prima vorrei dire ancora un paio di cose sul significato più generale della sua idea principe.

   

Ovvero che, se giudichiamo le misure di politica economica esclusivamente sulla base del loro effetto immediato e concreto, non solo non otterremo un risultato accettabile, ma possiamo essere certi che attraverso tali misure si ostacolerà il bene che avremmo voluto ottenere, mentre la libertà si estingue progressivamente. La libertà è importante perché permette a ciascun individuo di fare il miglior uso delle circostanze particolari di cui lui solo è a conoscenza. Non possiamo mai sapere, pertanto, quali azioni benefiche potremmo prevenire se restringessimo la loro libertà di servire gli altri, in qualunque maniera essi desiderino. Qualunque atto d’interferenza, perciò, è in sostanza una forma di restrizione della libertà. Questi atti sono ovviamente intrapresi per perseguire un obiettivo definito. Contro il risultato diretto e previsto di tali azioni del governo dovremmo essere in grado, in ciascun caso individuale, di bilanciare la mera probabilità che alcune azioni sconosciute e tuttavia benefiche di alcuni individui saranno prevenute. Di conseguenza, se tali decisioni vengono fatte caso per caso e non in base ad un’adesione alla libertà in quanto principio generale, la libertà è condannata a perdere quasi ogni volta. Bastiat aveva certamente ragione a considerare la libertà di scelta come un principio morale che non deve mai essere sacrificato alle considerazioni contingenti; perché probabilmente non vi è un solo aspetto della libertà che non verrebbe sacrificato se dovesse essere rispettato soltanto laddove si potesse indicare il danno concreto causato dalla sua abolizione.

  

"Ciò che si vede e ciò che non si vede". Nessuno in una frase ha mai espresso più chiaramente la difficoltà di una politica economica razionale

Bastiat indirizzò le sue argomentazioni contro certe fallacie sempre ricorrenti così come erano impiegate nella sua epoca. Poche persone, oggi, incorrerebbero in quelle fallacie così ingenuamente come era possibile fare allora. Ma il lettore si guardi bene dal credere che queste stesse fallacie non abbiano più una certa importanza nel dibattito economico odierno: oggi vengono espresse in maniera più sofisticata e pertanto sono più difficili da individuare. Il lettore che avrà imparato a riconoscere queste vecchie fallacie nella loro manifestazione più semplice sarà senz’altro più vigile quando si accorgerà che le stesse conclusioni vengono oggi tratte da quella che appare come un’argomentazione più scientifica. Caratteristica fondamentale dell’economia moderna è quella di vendicare vecchi pregiudizi attraverso nuovi argomenti, che appaiono attraenti perché le massime che ne seguono sono estremamente piacevoli o convenienti: spendere è buona cosa, risparmiare è dannoso; fare economia di risorse danneggia le masse popolari e lo spreco le arreca beneficio; il denaro sarà senz’altro meglio riposto nelle mani del governo che in quelle della gente; è dovere di ogni governo assicurarsi che ognuno riceva quel che si merita; etc, etc.

   

Nessuna di queste idee ha davvero perso influenza ai giorni nostri. La sola differenza è che Bastiat, combattendole, era schierato dalla parte degli economisti di professione contro le convinzioni popolari sfruttate da interessi costituiti. Oggi, invece, siffatte proposte vengono propugnate da un’influente scuola di economisti in maniera impressionante e con uno stile in larga parte incomprensibile, almeno per chi è estraneo alla materia. E’ improbabile che anche solo una tra le fallacie economiche che si sperava Bastiat avesse ucciso una volta per tutte non sia risorta. Ne darò un solo esempio. In una versione del celebre racconto di Bastiat, “La petizione dei fabbricanti di candele contro la concorrenza del sole”, in cui si richiede che vengano proibite le finestre per il beneficio che la prosperità dei fabbricanti di candele conferirebbe a tutta la società, un ben noto libro di testo francese di storia economica aggiunge, nella sua ultima edizione, la seguente nota a piè di pagina: “Si noti che secondo Keynes – in base all’assunto del pieno impiego e coerentemente con la teoria del moltiplicatore – la presente argomentazione dei fabbricanti di candele ha piena validità”.

  

Una caratteristica fondamentale dell'economia moderna è quella di vendicare vecchi pregiudizi attraverso nuovi argomenti

Il lettore attento noterà che, mentre Bastiat è alle prese con molte delle panacee economiche che ci sono familiari, uno dei peggiori pericoli del nostro tempo non appare nelle sue pagine. Nonostante anch’egli ebbe ad affrontare svariate e strambe proposte per l’utilizzo del credito ricorrenti nei suoi giorni, l’inflazione direttamente causata dai deficit di governo allora non era percepita come un pericolo grave. Un aumento della spesa, per Bastiat, si traduce necessariamente e immediatamente in un aumento della tassazione. La ragione risiede nel fatto che, così come tra le persone che hanno avuto esperienza diretta dell’iperinflazione, un costante deprezzamento del denaro non era qualcosa che la gente della sua epoca avrebbe accettato. Quindi se il lettore dovesse sentirsi superiore rispetto alle, in fin dei conti semplici, fallacie che Bastiat si ritrova spesso a confutare, dovrebbe ricordarsi che per molti aspetti i suoi compatrioti di più di un secolo fa erano ben più saggi della nostra generazione.

  

*Premio Nobel per l’economia (1899-1992). Il testo pubblicato è l’introduzione ai “Selected Essays on Political Economy” scritti da Bastiat nel 1848

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