Se nemmeno Confindustria è d'accordo, vuol dire che Di Maio non ne azzecca una

Roberto Maroni

Si sa, la Confindustria è un’associazione lobbistica. Nel senso buono del termine, quello anglosassone: fa gli interessi dei suoi iscritti. E Confindustria di imprese iscritte ne ha tante, soprattutto nel nord produttivo. Chiede a chi ci governa una sola cosa: lasciateci lavorare. Ma in più la Confindustria ha un’altra caratteristica che altri non hanno: tende a essere filogovernativa. L’ho verificato io da ministro del Welfare, lo si è visto da ultimo con il sostegno “a prescindere” che Viale dell’Astronomia ha dato al referendum costituzionale di Renzi. Ecco perché mi ha stupito la reazione durissima che Confindustria ha avuto sul decreto dignità scritto da Di Maio. Significa che Confindustria (come dice Di Maio) “cerca di fare terrorismo psicologico per impedirci di cambiare”? Maddai. Significa che il giovane ministro non ne azzecca una. Per far incazzare quelli di Confindustria ce ne vuole, ve lo garantisce uno che da ministro con loro per anni ci ha discusso e litigato, trovando però sempre alla fine l’accordo più conveniente per tutti. Ecco, questo è il punto: Di Maio non ascolta, non discute, vive una vita da social più che da ministro, sta fisso nel web invece che sulla terra. Ci tengo alle nostre imprese, ci tengo al nord, e per questo do a Di Maio un consiglio gratis: basta spocchia romana, impari da Milano come si affrontano con successo i problemi. Si chiama “rito ambrosiano”, che significa ascolto, dialogo, concretezza e tanto altro. Ci torneremo presto. Stay tuned.

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