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di Antonio Gurrado

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Bandiera bianca

Il compromesso salva glicine sul Museo della Resistenza di Milano scontenta tutti

Il contenzioso tra ambientalisti e antifascisti rivela una tendenza universale della sinistra: incapricciarsi di principii elevati ad assoluti che sono destinati prima o poi a cozzare
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31 MAY 23
Immagine di Il compromesso salva glicine sul Museo della Resistenza di Milano scontenta tutti

Una delle manifestazioni per non abbattere il glicine (LaPresse)

La crisi di nervi sul contenzioso fra i partigiani e un glicine ha rivelato una tendenza della sinistra che non è solo milanese, ma italiana e universale: incapricciarsi di principii sempre nuovi, anche sensati, elevandoli però ad assoluti quasi macchiettistici, destinati prima o poi a cozzare. È accaduto, ad esempio, con l’annosa querelle fra femministe e transessuali. Ed è successo anche con la storia qui raccontata da Maurizio Crippa: l’apertura di un nuovo bel Museo della Resistenza in piazza Baiamonti, dove però un enorme glicine prospera da tempo immemorabile. Come si fa? L’antifascismo è un valore assoluto che merita di essere celebrato, non può trovare la strada sbarrata da una pianta. Però anche l’ambientalismo è un valore assoluto da cui dipende il nostro futuro, e se iniziamo ad abbattere piante per costruire musei dove andremo a finire?
Ne è seguito un dibattito politico-botanico, culminato in dichiarazioni incendiarie e una manifestazione di popolo per abbracciare il glicine e non farlo sentire abbandonato; finché, ieri, qualcuno sano di mente ha escogitato la soluzione di compromesso: potare solo parte del glicine e costruire un museo un po’ più contenuto. Tutti contenti e tutti scontenti, come sempre accade agli assolutisti costretti a confrontarsi col principio di realtà. Alla fine, per salvare la faccia, qualche buontempone ha commentato che antifascismo e ambientalismo sono due valori inestricabili, e questa vicenda dimostra come uno non possa sussistere senza l’altro. Diteglielo, a quel glicine, che se prova a crescere di nuovo è un fascista recidivo.

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