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In Italia si preferiscono i macachi alla ricerca

Una petizione online, "Salviamo i macachi di Torino!", ha preso di mira il lavoro dell'Università di Torino che consentirà di curare il blindsight, ossia la perdita della vista dovuta a danni cerebrali

13 Giugno 2019 alle 16:53

In Italia si preferiscono i macachi alla ricerca

foto LaPresse

Buonasera, sono un macaco e lavoro all'università di Torino. Sto conducendo un importante esperimento sulla vostra specie. La mia cavia, un giovane ricercatore, viene sottoposta a questo trattamento: attraverso una serie di complicate operazioni mi procura una limitata cecità, il cui studio consentirà di curare il blindsight, ossia la perdita della vista dovuta a danni cerebrali anziché oftalmici.

 

Il mio obiettivo iniziale era di analizzare la reazione dei suoi simili e, nella fattispecie, scoprire se altri esseri umani dapprima avrebbero protestato contro il beneficio che la cavia tentava di apportare alla propria specie; poi se, pur non essendo scienziati, avrebbero negato il valore scientifico dell'operazione condotta dal ricercatore; infine se, pur di non arrecare sofferenza alcuna a un macaco, avrebbero diffuso su volantini indirizzo e numero di telefono della cavia, mettendo a rischio la sua persona e i suoi cari. Sono lieto di annunciarvi che l'esperimento è perfettamente riuscito.

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  • topran.pp@gmail.com

    topran.pp

    14 Giugno 2019 - 00:12

    Finalmente un giornale che ragiona.

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  • PLN1960

    13 Giugno 2019 - 21:09

    Gentile Dottor Gurrado, non mi intendo di "religione, editoria, illuminismo, calcio e Inghilterra" come risulta dal suo profilo su Il Foglio. Da anni mi occupo invece di ricerca nell’ambito dei nanomateriali. Leggendo il suo pezzo ho letto che l’intervento sulle scimmie “procura una limitata cecità, il cui studio consentirà di curare il blindsight". Mi permetto rispettosamente di farle notare che la cecità non è limitata (https://www.corriere.it/animali/19_giugno_05/macachi-resi-ciechi-gli-esperimenti-dell-universita-torino-lav-crudeli-ministero-li-fermi-a626497a-86a3-11e9-aa8a-b6cfaffcadf0.shtml), infatti i macachi saranno soppressi dopo 5 anni dall'intervento che li renderà ciechi irreversibilmente. Inoltre forse è un po' esagerato dire che la ricerca "consentirà" di curare il blindsight. Di sicuro permetterà ai bravi ricercatori di pubblicare su riviste prestigiose e aumentare il proprio H-index nel curriculum. L'esito dello studio è invece tutto da "vedere". Ma non per i macachi.

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    • leless1960

      14 Giugno 2019 - 16:04

      Gentile dott. PLN, il fatto che si pubblichi il risultato delle proprie ricerche non è solo vanità personale o ricerca di profitto, ma anche il metodo acclarato per rendere di dominio pubblico, e quindi anche falsificabile, il frutto delle proprie ricerche. Una pratica che, nel caso delle ricerche mediche, spesso si avvale di cavie animali, con dispiacere e orrore per ciascuno di noi. Ma il dispiacere e l'orrore sono un prezzo che l'umanità è ancora disposta a pagare per vedere la propria sorella, o madre, o figlia, curate da una nuova terapia. Si chiama Scienza e purtroppo è l'unica strada che l'essere umano ha per contrastare i propri limiti e destini.

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      • PLN1960

        14 Giugno 2019 - 17:05

        Gentile dott. leless1960 apprezzo di cuore le sue parole e i concetti che esprime, sui quali mi trova quasi del tutto concorde. Potremmo intavolare un'interessante conversazione sulla Scienza, i suoi metodi e le sue finalita'. Sollevo solamente il dubbio che un "modello animale" sia effettivamente utile ai fini di attuare efficaci pratiche terapeutiche che riguardano gli umani (siano o no parenti). Per non parlare poi della rilevanza statistica (sono previsti 4 o 6 individui) e soprattutto delle modalita' con cui viene riprodotto il danno cerebrale che dovrebbero "simulare" quanto accade a un umano. Non sono talebanamente contrario alla sperimentazione che coinvolge animali, mi interessa solo approfondire per evitare di essere superficialmente talebano dall'altra parte. Cari sinceri saluti.

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