Che palle il sesso da quando è diventato materia scolastica

Antonio Gurrado

Uno, due, tre, a Bari è scoppiato lo scandalo – prevedibile e codino – nella piccola borghesia bigotta che s’indigna o ridacchia perché alla scuola media “Duse” viene istituito il corso pomeridiano di educazione sessuale. È l’occasione ideale per far scoppiare un controscandalo – altrettanto prevedibile e codino – nel ceto medio riflessivo che s’indigna e strilla perché alla scuola media oggigiorno i ragazzi vanno messi di fronte a queste cose, non c’è nulla da vergognarsi, è tutto naturale anzi è poesia. Che palle, il sesso, da quando è diventato materia di dibattito fra benpensanti. Ma soprattutto che tristezza apprendere che in queste venti ore, oltre a malattie veneree e contraccettivi, agli studenti verrà anche insegnato il rispetto per le donne e per gli altri. L’intento è ammirevole ma non è una buona notizia, per due motivi. Se c’è bisogno di fermarsi a scuola dopo la campanella per impararlo, vuol dire che né le famiglie né gli insegnanti sono riusciti a trasmetterlo: e questo è un sintomo del fallimento passato. Se inoltre il rispetto deve passare attraverso un corso di educazione sessuale, vuol dire che prevale la riduzione della complessità dell’essere umano a indagine sui suoi genitali: a un’etichetta, insomma, che con tutta la sua modernità non consente di capire che oggi è in ballo una crisi totale della dignità della persona, che si manifesta nell’ostilità verso l’altro sesso, gli stranieri, i poveri, i vicini di casa, la famiglia, le autorità, i doveri. E questa è la tromba del fallimento futuro.

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