Quando gli italiani tradiranno Salvini

Antonio Gurrado

In Francia sono preoccupati al punto che il Figaro ha dedicato un ampio reportage con foto-poster in prima pagina a Matteo Salvini, “l’homme qui bouscule l’Europe”, dove sbuca immancabile l’accostamento fra Salvinì e Mussolinì, incardinato sulla propensione al torso nudo. Banale: e allora Fedez? Sarebbe stato meno grossolano un parallelo – umano, fra psicologie, non politico, fra programmi – basato su un tratto dell’animo che Elsa Morante fu arguta abbastanza da rilevare all’epoca. Scrisse infatti nel proprio diario: “Difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano. Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Cattolico senza credere in Dio. Presuntuoso. Vanitoso. Bonario. Dà più valore alla mimica dei sentimenti che ai sentimenti stessi. Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose. S’immagina di essere il personaggio che vuol rappresentare”. Avesse letto questa pagina, il reporter del Figaro avrebbe notato anche il punto in cui la Morante coglie il paradosso del populista, valido oggi come ieri: “Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così fa con le masse”. Sta proprio nel far leva su questa profonda incomprensione dell’inaffidabilità del popolo italiano la caratteristica che rende così gradito ai nostri compatrioti un leader populista: amandoli, li illude di essere migliori fino al momento in cui lo tradiranno perché non serve più.

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