Ma la magistratura è contro la cultura?

Il Consiglio di Stato vieta al Politecnico di Milano di tenere corsi esclusivamente in inglese. Obiettivo: tutelare il primato dell'italiano. Ma in questo modo si crea un'università malata di provincialismo 

31 Gennaio 2018 alle 14:14

Ma la magistratura è contro la cultura?

Foto Pixabay

Ma la magistratura è contro la cultura? Il Consiglio di Stato ha disposto il divieto di tenere corsi presso il Politecnico di Milano esclusivamente in lingua inglese, ribadendo il primato della lingua italiana (di ciò sarà contenta l'Accademia della Crusca), la libertà d'insegnamento (di ciò saranno contenti i docenti che masticano poco le lingue straniere), il principio di uguaglianza (non fra lingue diverse, però) e il diritto allo studio (che ci sta sempre bene come contentino per eventuali fuori corso esagitati). Bene, ciò pone fine a una diatriba durata cinque anni a colpi di ricorsi. Se non che la sentenza sottostima alcuni elementi. L'Università è da sempre un'istituzione sovranazionale, che rivolge i propri corsi al mondo e deve preparare i propri alunni al mondo, utilizzando il linguaggio che ogni scienza reputa più confacente: studiare Petrarca a Milano in inglese probabilmente è inutile, ma studiare in inglese ingegneria informatica o design è molto più utile che farlo in italiano.

 

Se qualche secolo fa la magistratura avesse disposto il divieto di tenere corsi universitari in latino, non ci sarebbe stata la cultura comune europea, che sarebbe stata dispersa in mille rivoli: Erasmo da Rotterdam non avrebbe potuto laurearsi a Torino, né i grandi maestri della Scolastica avrebbero potuto circolare fra i principali atenei del continente come se fossero fuoriclasse brasiliani contesi dalle migliori squadre di calcio. L'Università deve parlare un linguaggio universale; in Italia non lo fa e per questo è spesso malata di provincialismo abietto. Impedire al Politecnico di tenere corsi magistrali esclusivamente in inglese significa costringere gli ingegneri a barcamenarsi in un italiano approssimativo, in cui molti termini tecnici verranno ricalcati sull'inglese apponendovi desinenze e concordanze a capocchia; significa istigarli, insomma, a pronunziare obbrobri come "bisogna brandizzare", "ho appena realizzato", "sono confidente che ce la farai". Di questo l'Accademia della Crusca dovrebbe essere molto meno contenta.

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Commenti all'articolo

  • FrancescoRusso

    02 Febbraio 2018 - 16:04

    Caro Gurrado, mi scusi ha letto la sentenza? Nessuno ha vietato che si insegni in inglese, nessuno ha vietato che si usino testi in inglese. Si è vietato solo che TUTTA l'offerta formativa sia in inglese. È un male? No è un bene, visto che la fregola di istituire corsi in inglese deriva solo dalla fretta di salire nelle graduatorie internazionali delle università che NON hanno alcun valore metodologico. La globalizzazione? La globalizzazione va governata. Insegnare anche in italiano agli studenti stranieri aiuta a tenerli nel nostro tessuto produttivo. Insegnare in inglese abbassa la qualità della didattica e favorisce la fuga di cervelli. Inoltre, se uno vuole studiare in italiano, ormai, dove deve andare? A San Marino? Le consiglio di informarsi meglio. Legga “Perché l’anglificazione completa dei programmi universitari è inefficace e iniqua”, di M. Gazzola.

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  • carloalberto

    01 Febbraio 2018 - 10:10

    Provincialismo è piuttosto il credere che la lingua italiana non sia soprannazionale ma solo locale. O che balbettare l'inglese sia cultura.

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  • Charlie95

    31 Gennaio 2018 - 23:11

    Non riesco a capire quale sia il problema derivante dalla sentenza del Consiglio di Stato. Questa non ha disposto il divieto di tenere corsi al Politecnico di Milano in lingua inglese, piuttosto ha stabilito l'obbligo di tenerli ANCHE in italiano. Chi desidera laurearsi in ingegneria civile, meccanica, ambientale, etc. in Italiano, lo potrà continuare a fare. Giustamente. Non si capisce perchè in Italia, in virtù di quale oscura ragione, non si dovrebbe poter più diventare ingegneri studiando in italiano. Tra l'altro non esiste solo ingegneria informatica dove gli anglicismi sono la regola. Un ingegnere civile che vuole lavorare in Italia è giusto e corretto che impari tassonomia e terminologia tecnica in italiano. Altrimenti come potrà interagire con i componenti della filiera del mondo edilizio e costruttivo, ai geometri di cantiere, etc. ? Lo stesso vale per gli ingegneri meccanici, navali, etc. Si fatica davvero a comprendere il senso di certi articoli giornalistici.

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  • Giovanni

    31 Gennaio 2018 - 20:08

    Motivo in più per iscriversi in università straniere nelle quali i corsi esclusivamente in inglese sono la regola. Inoltre se non sbaglio l'Unione europea ha decretato che la lingua ufficiale dell'UE è l'inglese. D'altronde non potrebbe essere altrimenti visto che i 28 paesi UE hanno ognuno un loro idioma.

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    • carloalberto

      01 Febbraio 2018 - 10:10

      Ma quando mai la lingua ufficiale dell'UE sarebbe l'inglese?

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