Far nascere Gesù in un barcone vuol dire banalizzare il presepe, non sensibilizzare qualcuno

Antonio Gurrado

Sindaci, giù le mani dal potere spirituale. Il primo cittadino di Castenaso, nel bolognese, ha voluto far nascere Gesù Bambino in un gommone per porre al centro del presepe municipale il problema dei migranti e dare un segnale forte riguardo a un tema su cui, dice, molti parlano e pochi agiscono. Monsignor Vecchi, vescovo ausiliare emerito di Bologna, è appena intervenuto a esigere il rispetto della lettera, che prevede che il Bambinello sia posto in una mangiatoia e non dove capita.

 

Ciò che in effetti distingue un presepe da un’installazione emula di Ai Weiwei è la sottomissione della creatività, foss’anche banalotta, a un canone tradizionale dotato di una precisa simbologia. Già che ci sono, mi permetto di richiedere che oltre alla lettera venga rispettato lo spirito. Sostituire la mangiatoia col gommone significa sottrarre la nascita di Gesù al suo momento eterno per angustiarla nelle strettoie del qui e ora: ovvero significa ridurre la redenzione, che riguarda tutti gli uomini in ogni luogo e ogni tempo, a politichetta o a fatto di cronaca, che si caratterizza per la gettata limitata.

 

Sostituire la mangiatoia col gommone sarebbe come sostituire la croce con la sedia elettrica, e dimenticare che da secoli la mangiatoia contiene già ogni possibile gommone, la croce ogni sedia elettrica, ed entrambe ogni sofferenza. Significa presumere che il messaggio del sindaco sia più efficace di quello di Gesù, che è troppo universale per essere compreso.

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