Primo gennaio. Ai primi freddi dello scorso settembre mi ammalo. Bronchi trachea e polmoni dolgono a ogni respiro. La febbre sale la sera e il mal di testa scoppia al mattino. Per assistermi chiamo un’infermiera che mi accompagna anche a fare la Tac e la scintigrafia polmonari. Diagnosi: enfisema. Bombardata da antibiotici, guarisco. Mi sento come un sacco svuotato, appallottolato e gettato in un angolo. Tuttavia devo far fronte ai consueti impegni e alle nuove urgenze. Devo tornare in ufficio. Devo proseguire le cure di contenimento dell’ernia: ginnastica, massaggi, applicazioni disinfiammanti e nuoto. Devo completare le cure dentistiche. Leggi La resa irrevocabile al dolore, la speranza irresistibile nella libertà - Leggi Farsi ascoltare, a ogni costo. La missione di Roberta Tatafiore, un’estremista della libertà - Leggi Suicidio programmato di una militante femminista