Peggio della velleità giustizialista del M5s c'è la commissione parlamentare antimafia
Ascoltare l’audizione del dirigente del M5s Roberto Fico, convocato in commissione antimafia dalla presidente Bindi mi ha aiutato a ricordare...

Ascoltare l’audizione del dirigente del M5s Roberto Fico, convocato in commissione antimafia dalla presidente Bindi mi ha aiutato a ricordare quanto la evidente approssimazione e la velleità giustizialista dei cinque stelle sia, almeno con questa presidenza, perfino meno dannosa alla lotta alla mafia della commissione parlamentare a ciò preposta. Era impossibile non provare un’istintiva simpatia nei confronti del parlamentare pentastellato sottoposto a una sequenza di domande una più surreale dell’altra, seguite a una premessa della presidente Bindi che può considerarsi un caso di scuola di excusatio non petita: “Non si vuol mettere sul banco degli imputati questo o quel movimento”. No? “E’ per capire come sia stato possibile il caso di Quarto”. Ah, ecco. E’ per capire. La differenza concettuale è sottile, esilissima. In parole povere, si convoca uno per dirgli “Spiegaci un po’ che avete combinato”, pretendendo di non accusarlo di nulla. Per poi concludere evidenziando come “Anche in questo caso è stata la magistratura a fare il primo passo”. Tradotto, vuol dire “non siete diversi da noi”. Conclusione, a ben vedere, nemmeno particolarmente astuta perché il M5s ha così facile gioco nel citare la quantità di casi, analoghi e più gravi, che hanno il coinvolto il Pd senza seguito di convocazioni da parte della presidente Bindi. E qui sta il punto vero: la torsione, a fini di parte, dell’attività di una Commissione parlamentare d’inchiesta. Nel caso specifico l’uso strumentale dell’Antimafia, pratica antica e, culturalmente parlando, un po’ mafiosa.