Lo scontento di Beppe Sala che puntava al campo largo

Ieri aveva anche altre gatte da pelare, Beppe Sala, tipo cercare di trovare un manager che metta d’accordo tutti per gestire le Olimpiadi (tutto rimandato al 7 ottobre) o cercare di piantare paletti attorno al vecchio Meazza, che Inter e Milan sono sempre più decisi a buttar giù, ma allora il problema minimale diventa quello di farselo pagare bene, con tutto il terreno intorno, visto che è del Comune. Però ha trovato il tempo, di mattina presto, per scrivere su Facebook cosa ne pensa di Italia Viva e della mossa (non così) a sorpresa di Matteo Renzi. Non gli è piaciuta, politicamente: “Se l’obiettivo era quello di riorganizzare lo spazio politico in modo più coerente… oggi c’è solo un soggetto in più”. Non gli è piaciuta perché la giudica un esito della psicologia renziana (e si sa che, caratterialmente, lui e Renzi sono maschi Alfa che non si sono mai annusati). Ma c’è probabilmente un motivo più generale (che del resto sembra condividere con altri sindaci di sinistra). Sala va predicando da tempo la necessità di allargare il campo a sinistra, e investire di responsabilità (e ovviamente di possibili future leadership non solo locali) proprio il livello “civico”, i sindaci. Un nuovo partito, con un (non nuovo) leader, scompiglia tutti i piani. Tocca ricominciare da capo.