La civiltà delle buone maniere

5 MAG 19
Ultimo aggiornamento: 00:13 | 6 MAG 19
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Vita travagliata, esule, fuggì dalla Germania nel 1933, perché, appunto, ebreo, ma fu rinchiuso in un campo di prigionia inglese, perché tedesco. Non finisce qui, il suo libro vide la luce nel 1939, e dài, chi se lo leggeva… voglio dire, un elogio al processo di civilizzazione quando stava per iniziare la più profonda epoca di decivilizzazione… Lui, Elias, vagabondò in giro, insegnando in varie università e se ne andò in pensione nel 1962 (si prese pure una specializzazione come psicoterapeuta). Durante gli anni oziosi della pensione, ecco la novità: il suo processo di civilizzazione emerge dal buio, viene riscoperto. Di cosa parla? In sintesi, del calo di omicidi e del tasso di violenza, a partire dal Medioevo. Elias naturalmente non ragionava sui dati, che non erano nemmeno disponibili, ma sul lessico grammaticale e quotidiano del Medioevo. Prese come esempio, come punto di partenza, una serie di illustrazioni, i libri di casa del Medioevo. Com’era nel Medioevo il mondo visto da un cavaliere? Beh, alcuni sprazzi quotidiani non sono niente male, in una tavola si vede un maiale che annusa il sedere scoperto di un contadino che sventra un cavallo, intanto nella vicina grotta un uomo e una donna stanno alla gogna, sopra la grotta, su una collina, un poveraccio viene condotto alla forca (ah, c’è già un altro cadavere che penzola), poi c’è un uomo alla ruota a cui stanno spezzando gli arti, e un corvo lo becca pure. Ancora, un gruppo di cavalieri sta attaccando un villaggio e le espressioni dei contadini non sono per niente rassicuranti, verranno uccisi, depredati, e le donne violentate. Come dire, se nei talk, nei bar, sui media diamo la colpa della violenza al turbocapitalismo, alla diseguaglianza sociale, agli immigrati, se pensate insomma che questo nostro mondo sia uno schifo, allora dovreste vedere queste tavole medievali. Lì la violenza era ovunque, anche negli svaghi. Volevi ridere un po’? Potevi ammazzare un gatto legato a un palo con un bastone. E ordunque, le buone maniere?
Soffermiamoci su questa serie di consigli, ah, chi parla è Erasmo da Rotterdam: non insudiciare con orina scale, corridoi, stanze e tappezzerie… quando ti dividi il letto con altra persona e ti imbatti in qualcosa di disgustoso nel lenzuolo non voltarti verso il tuo compagno per mostrarglielo, né porgigli la cosa puzzolente da fiutare dicendo: sentite come puzza. Sono tutti consigli tratti dal suo galateo e ce ne sono altri ma molto forti, di quelli che fanno abbandonare la lettura, alcuni riguardano il comportamento a tavola, ebbene, infine, studiando la vita quotidiana del Medioevo, Elias scrisse che in fondo l’abitudine al garbo, all’autocontrollo, al riguardo per gli altri, non sono la nostra prima natura, ma la seconda, nel senso che abbiamo dovuto acquisirla. L’autocontrollo è un po’ come un muscolo, va esercitato e allenato e la tavola era il posto ideale.
Le buone maniere a tavola, secondo Elias, si diffusero dall’alto in basso, e dal quel momento il tasso di violenza cominciò a calare, per esempio il coltello perse la sua funzione di arma offensiva (in questa fase divenne comune l’uso della forchetta). E alcuni valori cavallereschi e dunque elitari, l’onore la vendetta, persero forza e lasciarono spazio ad altri, si impose un nuovo galateo: la cultura della dignità e del controllo delle emozioni, e anche questi si diffusero dall’alto verso il basso.
Va considerato, ovvio, lo sviluppo di una sorta di Leviatano, le monarchie recuperano il controllo della situazione, in Europa nel XV secolo esistevano 5.000 entità politiche indipendenti che giocavano alla guerra (e depredavano, assassinavano, facevano terra bruciata) nel 1953 siamo arrivati a meno di 30. Metti anche l’arrivo del commercio, meglio vendere che fare la guerra, e quindi il denaro smise di essere considerato malvagio, e insomma, concluse Elias: la cortesia filtrò dall’alto in basso, dall’aristocrazia legata a corte alla borghesia e da questa al resto della classe media.
L’idea che abbiamo delle élite e che ancora oggi, in maniera insensata, sopravvive, e di cui discutiamo, e cioè le élite insegnano le buone maniere (in senso lato), la masse imparano e si ingentiliscono (in linea teorica potrebbero in un batter d’occhio diventare élite) insomma sono meno cafone, ecco questa idea nasce dalle buone maniere a tavola e ha sortito i suoi effetti. Non si tratta solo di galateo spicciolo ma di allenamento costante, vanno potenziati alcuni muscoli non abituati a funzionare: l’altruismo, la visione d’insieme e quei muscoli che ci permettono di maneggiare nuovi metodi di indagine.
Ma oltre la questione di coltello e forchetta? Oltre i violenti valori cavallereschi ripudiati? Esempi di élite che hanno saputo allenare la cortesia e l’attenzione e inventare nuovi strumenti di indagine così da sollevare le masse da una condizione miserevole? Per esempio il caso degli spazzacamini inglesi. Nel 1819, la Camera dei comuni britannica discusse un nuovo disegno di legge sugli spazzacamini. L’élite era divisa, da una parte i progressisti sostenevano che non fosse giusto far lavorare i ragazzi con meno di 14 anni, mentre i conservatori insistevano che era meglio che i bambini lavorassero “anziché vederli alla prese con imbrogli e furti oggi così comuni tra i maschi di tenera età”, come diceva Thomas Denman. Mr. Ommaney, dello stesso schieramento, era convinto che per i giovani spazzacamini (di otto anni) non ci fosse nessun problema: lui li aveva visti, erano vivaci, allegri e contenti. E Denman rilanciava: a quell’età hanno pure la costituzione fisica perfetta per pulire i camini. I progressisti contestavano le impressioni di Ommaney esibendo delle prove fattuali, e cioè le statistiche mediche che affermavano altro: i giovani spazzacamini esibivano tutti i sintomi della vecchiaia precoce. Erano le statistiche a dirlo: statistiche, dalla radice stat, Stato: un insieme di informazioni di Stato, indipendenti da opinioni e conclusioni personali. Adesso facciamo presto a prendere in giro fatti e statistiche (anzi, chi è che non cita Trilussa e il pollo) ma allora le statistiche sono state un veicolo importante per mettere alla prova le teorie di Bentham e il suo utilitarismo che in certi casi fortunati fa rima con altruismo.
Fino all’Ottocento avevano la meglio i ricchi, per lo più, esercitavano il potere basandosi sulle proprie impressioni e sull’autorità che il loro status gli attribuiva. Poi arrivò appunto Bentham e influenzò una parte di quelle ricche élite: il piacere e il dolore influenzano in uguale misura la nostra vita, quindi il criterio per giudicare un’azione è stabilire se produca “la massima felicità per il maggior numero di persone”. Il principio di Bentham applicato al caso dei giovani spazzacamini significava, per esempio, che la felicità del duo conservatore Denman/Ommaney (usare piccoli di otto anni per pulire il proprio camino) non contava più della felicità dei ragazzini (poveri).