La guerra indiana dell’ecommerce

3 GIU 19
Ultimo aggiornamento: 00:13 | 4 GIU 19
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Per le società di ecommerce, l’India è un mercato sensazionale e in espansione. E’ grande quanto quello cinese ma, al contrario di quello cinese, non è chiuso agli attori esterni. Il re dell’ecommerce in India è Flipkart, società fondata nel 2007 da Sachin Bansal e Binny Bansal a Bangalore, che ha fatto un percorso simile ad Amazon: ha cominciato a vendere libri e poi è diventato un “everything store” che detiene circa il 40 per cento del mercato indiano. Colpo di scena: dall’anno scorso, Flipkart è un’azienda americana. Il 77 per cento dell’azienda è stato comprato da Walmart, il gigante dei supermercati degli Stati Uniti, per la cifra mastodontica di 16 miliardi di dollari. Il mercato dell’ecommerce indiano, dunque, è diventato una lotta tra aziende americane, perché il principale concorrente di Flipkart è niente meno che una controllata di Amazon.
Il fatto è che non soltanto la battaglia è quasi tutta statunitense (ci sono anche altri operatori locali, come Snapdeal, con sede a New Delhi), ma alcune delle dinamiche che si stanno verificando in India sono simili. Per esempio: negli Stati Uniti Amazon ha cominciato a puntare sui negozi fisici, aprendo i propri (pochi, altamente automatizzati) e soprattutto acquisendo la catena di alimentari biologici Whole Foods. L’idea è quella di contrastare Walmart sul campo in cui è più forte, i supermercati. Lo stesso processo si sta verificando in India. Filpkart (dunque Walmart) gestisce già da tempo negozi fisici, ma ha annunciato che si lancerà nella vendita di cibo fresco. Ha acquisito per questa ragione alcune catene di distribuzione e creerà la sua supply chain. Lo stesso sta facendo la controllata di Amazon in India, che ha comprato intere catene di negozi di alimentari e previsto un investimento da 500 milioni di dollari.