INNAMORATO FISSO

2 MAR 20
Ultimo aggiornamento: 00:06 | 3 MAR 20
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Come presidente dell’ente circhi italiano, devo fornire per legge al Parlamento (con cadenza decennale) questi dati. Attualmente in giro per l’Italia ci sono 210 circhi, tutti con bestiame. Dall’ultimo rapporto datato 2010 sono diminuiti di cento unità. Il primo motivo è che le nuove generazioni, diventate cretine per le campagne ideologiche, al circo non ci vengono. Altro motivo è che degli 8.000 comuni italiani, quelli con sindaci comunisti non ci danno il permesso di metter giù il tendone nel loro territorio. Ecco l’inventario bestiame degli attuali circhi che stanno ancora in piedi (il mantenimento di un piccolo circo è di circa 25 milioni di euro l’anno: solo un dromedario costa 150 euro al giorno). Quindi abbiamo: 400 elefanti (nel 2010 erano in giro a fare i cretini in 1.100); 500 giraffe (calo del 30 per cento); 1.420 leoni (numero stabile: i circhi che hanno chiuso hanno venduto leoni ai circhi ancora in attività, per cui mentre prima un circo aveva 10 leoni, adesso ne ha 35); 1.060 scimmie; 2.100 foche; 4.000 dromedari; 500 tigri del Bengala (stesso numero dal 1950); 10 rinoceronti bianchi (erano di più ma alcuni sono andati persi); 1.200 struzzi (aumento del 5 per cento). Negli anni 60 chi aveva investito i suoi risparmi in obbligazioni di un circo era tranquillo, con un rendimento del 35 per cento annuo sul capitale. Prima della crisi i circhi italiani avevano un valore totale di mille miliardi. Oggi tutti i circhi messi insieme valgono come la licenza di un negozio a Beverly Hills, cioè 10 milioni di dollari. I dati mondiali sono ancora peggiori di quelli italiani. Circhi tradizionali in giro per il Pianeta: 35.000, di cui tra artisti e personale ci lavorano 4 milioni di persone (un milione meno del 2010).