Manifestazione contro i test Invalsi (foto LaPresse)

Nessuno ci può giudicare

Redazione
Contro i test Invalsi, la valutazione di italiano e matematica che inizia oggi, si ribellano i ragazzi con lo slogan “Siamo studenti non numeri”. Li spalleggiano gli insegnanti di Cobas e dintorni: temono, gli insegnanti, che misurare le performance studentesche sia un modo per valutare anche le loro.

E’ nuovo allarme democratico nella scuola: contro i test Invalsi, la valutazione di italiano e matematica che inizia oggi. Si ribellano i ragazzi con lo slogan “Siamo studenti non numeri”. Li spalleggiano gli insegnanti di Cobas e dintorni, guidati dall’antagonista globale in servizio permanente Piero Bernocchi, classe ’47 e stessa pettinatura dai tempi di Valle Giulia: temono, gli insegnanti, che misurare le performance studentesche sia un modo per valutare anche le loro, e non sia mai, notoriamente guardare al merito mina la libertà didattica e forse anche la Costituzione. E si agita il Coordinamento Genitori Democratici, soprattutto al sud: l’anno scorso organizzarono un boicottaggio che negli istituti tecnici siciliani superò il 90 per cento, in quelli calabresi, campani e pugliesi l’80.

 

Si sa, da quelle parti il lavoro abbonda e allora a che servono i test? Così dopo gli scioperi di un anno fa contro la riforma renziana dei “presidi sceriffi”, dopo le sommosse dei precari anti-deportazione – proteste ripetute al concorsone dei 60 mila in quanto i posti di professore di matematica sono più dei partecipanti, cosa inaudita in un paese di umanisti e sociologi – ecco la rivolta anti-Invalsi. Nessuno li può giudicare. Certo, anche in Inghilterra iniziano i test e le famiglie minacciano il kid’s strike, lo sciopero dei bambini (per le tasse, soprattutto). Se Jeremy Corbyn va al governo può darsi che li ascolti; intanto rischiano 120 sterline di multa per assenza ingiustificata. Qui possono garantirsi un passaggio a Ballarò e a La Gabbia, magari un posto nel comitato del “no” al referendum.

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