Lo scrittore Erri De Luca (Foto LaPresse)

Processo al processo Erri De Luca

Annalena Benini
Uno scrittore alla sbarra per aver istigato al sabotaggio della Tav. Il semi silenzio degli intellò italiani, l’impresentabilità della parola contraria e il diritto di pronunciarla. Parlano Battista, Magrelli, Lagioia, Mieli

Eccomi processato. Se condannato, la pena varia da uno a cinque anni. Anche nel peggiore dei casi non mi dichiaro vittima. In questa faccenda non sono un malcapitato. Non mi è caduta una tegola in testa mentre camminavo”. Erri De Luca è sotto processo a Torino per istigazione a delinquere, dopo avere detto, in un’intervista all’Huffington Post, che pensa “che sia giusto sabotare la Tav”. Molti intellettuali francesi, oltre a François Hollande, Salman Rushdie e Paul Auster, hanno firmato un appello, “Liberté pour Erri De Luca”, in nome della libertà d’espressione. In Italia invece, dice Erri De Luca, “l’opinione pubblica è ammutolita”. Pochi hanno voglia, in tempi in cui la libertà di espressione è così centrale nelle nostre vite, di utilizzare l’hashtag #iostoconerri, stampato sulla fascetta che avvolge il libro, “La parola contraria” (Feltrinelli), in cui lo scrittore racconta la genesi di questo processo: Erri De Luca cita l’articolo 21 della Costituzione, i “Versetti satanici” di Salman Rushdie, Pier Paolo Pasolini (“mi istigava a formarmi un’opinione in disaccordo con lui”) e perfino “I dolori del giovane Werther”, romanzo che scatenò un’assurda moda di suicidi nei giovani europei. Goethe andava processato per istigazione al suicidio? Si può essere quindi processati per un’opinione, per una convinzione? Eravamo tutti Charlie Hebdo, fino a pochissimo tempo fa, ma secondo Pierluigi Battista, che ha dedicato ieri al caso Erri De Luca la sua rubrica sul Corriere della Sera, “Le particelle elementari”, “è difficile per gli intellettuali tenere il punto. Vanno a zig zag, a sussulti. Un giorno firmano appelli per le cause più assurde, il giorno dopo fanno finta di non capire che è illiberale incriminare Erri De Luca per istigazione a delinquere”. Fingono di non capire che è in gioco la libertà di espressione per due ragioni, dice Battista: “Perché quando il presunto persecutore è ovvio e banale non costa nulla, ma quando, come in questo caso, tutta la questione Tav è intrecciata alle vicende della sinistra piemontese sia dal punto di vista della politica sia da quello della magistratura è più complicato”. Ma è complicato anche perché, aggiunge: “Erri De Luca è inclassificabile, irregolare e rompicoglioni”.

 

Quindi ha ragione Erri De Luca quando accusa gli intellettuali italiani di essere pavidi e conformisti? Per la verità Domenico Starnone, scrittore, ha difeso la libertà di Erri De Luca su Internazionale, ma Valerio Magrelli, poeta e scrittore, risponde al telefono ringraziando “per l’occasione, che colgo con gioia: non è facile parlare, non si trovano spazi: e tra materialismo e situazionismo, alla quarta coda alla posta uno rinuncia, anche Alfred Dreyfus sarebbe stato abbandonato”. Quindi, a parte il materialismo, se la sente di esprimere solidarietà a Erri De Luca? “Ho il suo libro, ‘La parola contraria’, qui sul tavolo, e lo condivido. Trovo vergognoso che uno scrittore venga perseguito per un’opinione. E’ grottesco, anche rispetto a quello che ci circonda. C’è una scollatura della più elementare giustizia: anche per questo dico che la politica italiana per me è finita”. Valerio Magrelli fa parte di quelle persone che Erri De Luca è riuscito a convincere dell’ingiustizia della Tav: “Grazie a lui ho cambiato opinione. All’inizio avevo molte resistenze, ma sono stato conquistato alla causa”. Ma non è necessario essere anti Tav per provare disagio nei confronti di un processo alle parole, e si può essere in disaccordo con Erri De Luca su tutto e trovare spaventoso che, in una società libera, un giudice stabilisca se quelle parole potevano o no essere pronunciate. Secondo Nicola Lagioia, scrittore, candidato al Premio Strega con “La Ferocia” (Einaudi), “quella di Erri De Luca è un’opinione forte, con cui si può essere in disaccordo, ma non può essere processata, così siamo al reato di opinione: sono letterariamente lontano da Erri De Luca, non amo i suoi libri e non mi piace il suo passato in Lotta Continua, ma non penso per questo che sia meno libero di esprimere un’opinione. Credo che abbia ragione quando dice che stanno processando ancora il suo passato. E mi sono allarmato quando ho letto sul Corriere della Sera, mesi fa, la frase di uno dei pubblici ministeri: ‘Al barbiere di Bussoleno possiamo perdonare se dice di tagliare le reti, a un poeta, a un intellettuale come lui, no’. E’ una frase classista, ma anche del tutto sbagliata, che implica discrezionalità di azione, ed è talmente comica che da sola squalifica l’azione giudiziaria”.

 

Erri De Luca ha scritto: “L’accusa contro di me sabota il mio diritto costituzionale di parola contraria. Il verbo sabotare ha vasta applicazione in senso figurato e coincide con il significato di ostacolare. I pubblici ministeri esigono che il verbo sabotare abbia un solo significato. In nome della lingua italiana e del buon senso nego il restringimento di significato”. Ma la parola contraria è senza limiti? Fin dove si può arrivare, c’è un punto oltre il quale una parola diventa un’istigazione? Secondo Pierluigi Battista il confine fra parole e azioni non è sempre chiaro, “ma nel dubbio scelgo sempre il confine: non si può arrestare Dieudonné per la sua comicità spregevole, e non si può processare Erri De Luca per avere detto ‘sabotaggio’”. Secondo Paolo Mieli, giornalista, saggista e presidente di Rcs Libri, “per un’istigazione serve un delitto compiuto, con l’istigatore in un ruolo determinante. Considero la Shoah il peggior dramma del Novecento, ma non considero per questo le parole antisemite scritte da Louis-Ferdinand Céline un’istigazione a delinquere. In Italia, a differenza della Francia, siamo abituati a manifesti di persone consenzienti e amici personali. Premesso che non firmerò mai più appelli, nemmeno se dovessi difendere la mia innocenza in un processo ingiusto, farei un’eccezione per Erri De Luca, proprio perché non sono affatto convinto delle tesi che sostiene. Sono in disaccordo, e le persone in disaccordo devono portare argomenti contrari, non invocare condanne. Io sono anche contro il reato di negazionismo: coloro che negano la Shoah devono avere il diritto di negarla e io di trovare argomenti per dire che hanno torto: alle pagine scritte si risponde con pagine scritte, e la parola ‘sabotaggio’ ha infinite sfumature, soprattutto in mano a uno dei migliori scrittori italiani”.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.