“Se telefonando” a Mattarella l'Italia scoprisse che ha un presidente pop?

Lanfranco Pace

C’è nel nuovo presidente qualcosa che non c’era in Giorgio Napolitano, qualcosa di pop, cultura che non conosce la tragedia collettiva e consente il vintage, il remake, la riesumazione dell’antico che, proprio perché ripescato, appare amichevole

Sarà per gli occhi azzurri, miti, per niente aggressivi, per l’aria un po’ malinconica, sorpresa, quasi trasognata, fatto sta che Sergio Mattarella non sembra proprio avere il profilo del duro fatto di filo di ferro. E non sono così evidenti i segni della cultura originaria di riferimento, il cattolicesimo popolare e gli anni dell’affinità tra sinistra democristiana e Partito comunista.

 

Ogni volta che lo vedo, penso piuttosto a “Se telefonando”, forse la più bella canzone italiana, scritta mezzo secolo fa da Maurizio Costanzo, Ghigo Di Chiara, Ennio Morricone e cantata da Mina, “lo stupore della notte spalancata sul mare ci sorprese che eravamo sconosciuti io e te… se telefonando io potessi dirti addio ti chiamerei”, che anche trenta anni dopo, fuori contesto e in versione trip-hop, ebbe grande successo.

 

C’è nel nuovo presidente qualcosa che non c’era in Giorgio Napolitano, qualcosa di pop, cultura che non conosce la tragedia collettiva e consente il vintage, il remake, la riesumazione dell’antico che, proprio perché ripescato, appare amichevole, consolatorio anche agli occhi di chi lo vede per la prima volta: è noto che il suo primo grande elettore è principe indiscusso della politica nazionale e popolare, del riciclaggio selettivo.

 

Fosse davvero come lo descrivono unanimi i grandi giornali, con Sergio Mattarella ci sarebbe da morire di pizzichi. E da inquietarsi. Le idee che aveva quando debuttò in politica, le dottrine alla base di quell’antico compromesso sarebbero pericolosamente fuori tempo massimo: spazzate via, la storia si è incaricata di tirar giù il Muro di pietra e la signora Merkel di costruire uno nuovo clivage nel popolarismo europeo.

 

Sergio Mattarella non è più il provinciale un po’ bacchettone che protestò contro la tournée italiana della scandalosa signora Ciccone, magari non sarà in prima fila a un concerto di Miley Cyrus, di certo non pretenderà di dirci cosa vedere o ascoltare. Non è più il ministro della Pubblica istruzione che se la prese in una circolare con le minigonne troppo corte delle studentesse, oggi non farebbe una piega di fronte ai pantaloni a vita bassa, che pure meriterebbero più di una rampogna. E magari vedrebbe di buon occhio anche le unioni civili tra persone dello stesso sesso.

 

[**Video_box_2**]Per cambiare nel pop basta poco: un accordo, un arrangiamento, l’aggiunta di qualche strumento. Sergio Mattarella sarà coerente e probo, riservato sì ma solo con chi di dovere e sempre per motivi istituzionali, non umilierà nessuno, non farà antropologia tra onesti e disonesti, tra i campioni della morale pubblica e il ciarpame.

 

La prima dichiarazione gli è stata quasi estorta per strada, si era visto che l’avevano colto di sorpresa, quel pensare alle speranze e alle inquietudine dei cittadini non è il massimo dell’originalità. La visita al sacrario delle Fosse Ardeatine è stata certamente sentita ma in qualche modo dovuta. Invece la telefonata al Cav. per invitarlo alla cerimonia di insediamento non è pura cortesia istituzionale. E’ un segno di totale indipendenza. E’ controcorrente. Molto, molto pop.

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  • Giornalista da tempo e per caso, crede che gli animali abbiano un'anima. Per proteggere i suoi, potrebbe anche chiedere un'ordinanza restrittiva contro Camillo Langone.