Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu (foto LaPresse)

Esodo di massa da Parigi

120 mila ebrei in fuga dalla Francia. Il piano di Israele per accoglierli

Giulio Meotti

Roma. Sul tavolo del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ieri è arrivato un documento del Jewish People Policy Institute, l’ente addetto all’immigrazione in Israele affiliato all’Agenzia ebraica.

Roma. Sul tavolo del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ieri è arrivato un documento del Jewish People Policy Institute, l’ente addetto all’immigrazione in Israele affiliato all’Agenzia ebraica. Il dossier contiene il piano dettagliato per accogliere 120 mila ebrei francesi in dieci anni. Un quarto del numero totale di ebrei che oggi vivono in Francia.

 

Secondo i dirigenti israeliani, Gerusalemme deve essere pronta non solo ad accogliere, ma anche a incentivare la partenza ogni anno di 30 mila ebrei dalla Francia. Quest’anno da Parigi dovrebbero partire in 15 mila, senza che Israele abbia fatto ancora nulla per attrarli. Un picco impressionante, considerando che degli 80 mila ebrei francesi arrivati in Israele dagli anni Settanta a oggi un decimo è arrivato soltanto nel 2014. Ieri è uscito un altro rapporto del ministero della Diaspora israeliano, discusso dal governo, secondo cui “la Francia è oggi la nazione più pericolosa per gli ebrei”. Fra i capi della comunità ebraica francese che lasciano per Israele c’è anche Sammy Ghozlan, il fondatore del Bureau National de Vigilance contre l’Antisémitisme di Parigi.

 

Il modello che Israele vuole prendere come esempio è quello usato per gli ebrei etiopi, i cosiddetti falasha, e l’“Operazione Mosè”. Nel 1991 due Hercules C-130 e due Boeing 707 israeliani fecero la spola con l’aeroporto di Addis Abeba, e ogni volta ripartivano con alcune centinaia di profughi. L’operazione avvenne nel modo più discreto possibile, in una zona appartata dello scalo aereo. L’intera superstite comunità di ebrei etiopi, 33 mila persone, venne trasferita nel giro di trentasei ore. La differenza con la Francia è che le partenze avverrebbero alla luce del sole.

 

Benefici fiscali, mutui bassi per l’acquisto di case, posti di lavoro adeguati, scuole capaci di accogliere i figli e località dove il loro inserimento risulterebbe più facile sono alcune delle misure che Israele sta per adottare per far fronte all’emergenza antisemitismo in Francia e all’alyah dall’Europa occidentale. L’immigrazione dalla Francia non è povera come quella dall’Etiopia, sono comunità colte ed emancipate, che potrebbero scegliere di abbandonare Parigi per andare nel Québec, negli Stati Uniti o in Sudamerica. Israele si prepara così ad accoglierli.

 

[**Video_box_2**]Secondo la storica Esther Schely-Newman, gli ebrei francesi sono discendenti da quelli tunisini, marocchini e algerini fuggiti negli anni Cinquanta dal Nordafrica e non si sono mai sentiti davvero parte della Francia. Hanno sempre concepito Parigi come una tappa per Israele. E gli ebrei francesi, con la loro esperienza nella finanza e nel biotech, potrebbero avere su Israele lo stesso effetto rivoluzionario che gli ugonotti fuggiti dalla Francia ebbero su Stati Uniti e Canada nel XVII secolo. Oggi ebrei francesi dominano già l’economia israeliana, come le telecomunicazioni con Michael Golan, la finanza con Julien Assous e le start-up con Jeremie Berrebi.

 

Dov Maimon, uno dei ricercatori che ha redatto il rapporto governativo, si aspetta l’arrivo di 250 mila ebrei dalla Francia in dieci anni. Equivarrebbe alla metà della popolazione ebraica francese. Gran parte degli ebrei francesi ha scelto la città di Netanya come sua nuova patria. Sul sito internet del municipio è presentata come “la riviera israeliana”.

 

Non che Netanya non abbia conosciuto terrorismo, anzi. Nel 2002 fu teatro del peggior attentato suicida, con trenta morti nella hall di un albergo. Ma, dicono gli ebrei francesi, almeno in Israele possiamo lottare per non essere sbranati.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.