cerca

L'ultimo atto terroristico contro l'occidente

La strage che ha insanguinato la redazione del “re dei provocatori”, così chiamato fin da quando durante i mandati di Charles De Gaulle si faceva chiamare “Hara Kiri Hebdo”, era diretta a piegare e a tacere il simbolo della libertà d’espressione in Francia.

7 Gennaio 2015 alle 13:57

L'ultimo atto terroristico contro l'occidente

Nel 2011 la sede del giornale Charlie Ebdo è stata distrutta da un incendio doloso

“Journal bète et mechant”. Giornale stupido e cattivo, recitava lo slogan della rivista satirica Charlie Hebdo negli anni Settanta. La strage che ha insanguinato la redazione del “re dei provocatori”, così chiamato fin da quando durante i mandati di Charles De Gaulle si faceva chiamare “Hara Kiri Hebdo”, era diretta a piegare e a tacere il simbolo della libertà d’espressione in Francia. Charlie Hebdo è la “Bête Noire”, la bestia nera dei fondamentalisti islamici. “L’onore della Francia è stato salvato da Charlie Hebdo”, aveva scritto Bernard-Henri Lévy quando il settimanale satirico ripubblicò le vignette danesi su Maometto, mentre tanti benpensanti gongolavano sull'“islamofobia” di quelle caricature. Da allora, Charlie Hebdo è al centro di tutte le pressioni subite dall’occidente in questa guerra sulla libertà di parola. Una pressione fisica, prima di tutto, come ha dimostrato la carneficina. La sede del giornale era già stata infatti incendiata con alcune bombe molotov. Ma è una pressione anche politica e legale.  

 

Charlie Hebdo è sopravvissuta a un processo in grande stile intentato contro la rivista dal Consiglio francese del culto musulmano (un tribunale scagionò il magazine). “Un processo medievale” disse l’allora direttore di Charlie Hebdo Philippe Val. “E’ normale che una religione sia sottoposta a critica e rientri nel dibattito democratico. La nostra arma per opporci alla minaccia integralista è la penna. Ci chiedono di deporla”. Avendo capito quanto alta fosse la posta in gioco, Charlie Hebdo venne difeso anche da Libération con Laurent Joffrin: “Non sono le parole a ferire o le vignette a uccidere, sono le bombe”. E' la sottomissione.

Giulio Meotti

Giulio Meotti

Lavora al Foglio dal 2003. Si è laureato in Filosofia. Ha scritto per il Wall Street Journal. È autore di quattro libri su Israele, alcuni tradotti in più lingue. È sposato. Ha due figli.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi