La chiave di Rohani

Redazione

Ieri a Teheran 11 prigionieri politici sono stati liberati, otto donne e tre uomini attraverso i quali il regime vorrebbe cancellare il volto rigato di sangue di Neda Agha Soltan, archiviare gli spari e gli orrori nei centri di detenzione perpetrati per prolungare l’èra Ahmadinejad. “Non so perché ma sono libera” ha detto Nasrin Sotoudeh, l’avvocato dei dissidenti politici messi all’indice nel 2009. E’ il biglietto da visita con cui il presidente Hassan Rohani si presenta a New York all’Onu.

    Ieri a Teheran 11 prigionieri politici sono stati liberati, otto donne e tre uomini attraverso i quali il regime vorrebbe cancellare il volto rigato di sangue di Neda Agha Soltan, archiviare gli spari e gli orrori nei centri di detenzione perpetrati per prolungare l’èra Ahmadinejad. “Non so perché ma sono libera” ha detto Nasrin Sotoudeh, l’avvocato dei dissidenti politici messi all’indice nel 2009. E’ il biglietto da visita con cui il presidente Hassan Rohani si presenta a New York all’Onu. La chiave era l’immagine che campeggiava sui volantini elettorali di Rohani e quando lunedì, per qualche ora, si è covata l’illusione che la cortina di ferro tecnologica si allentasse, tutti hanno letto strane corrispondenze. C’è ora chi spera che la chiave di Rohani apra, assieme alla porte di Moussavi e Karroubi, quella del grand bargain nuclear-geopolitico con Washington.