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“Le cazzate che dice mio padre”, storia di un’educazione americana

Un padre spiega al figlio che non ha intenzione di mettere in casa una connessione internet: “Non lo voglio… lo so benissimo a cosa serve… Sì che lo so. E me ne sbatto se tutti i tuoi amici ce l’hanno. I tuoi amici si fanno anche delle acconciature da tossici, ma non per questo mi vedi correre dal barbiere”. Non tutti i padri sono progressisti, non tutti fanno attenzione a non lasciarsi andare al turpiloquio davanti ai bambini e non tutti parlano ai propri figli piccoli come se si stessero rivolgendo a un coniglietto di peluche.

25 Marzo 2011 alle 19:47

Un padre spiega al figlio che non ha intenzione di mettere in casa una connessione internet: “Non lo voglio… lo so benissimo a cosa serve… Sì che lo so. E me ne sbatto se tutti i tuoi amici ce l’hanno. I tuoi amici si fanno anche delle acconciature da tossici, ma non per questo mi vedi correre dal barbiere”. Non tutti i padri sono progressisti, non tutti fanno attenzione a non lasciarsi andare al turpiloquio davanti ai bambini e non tutti parlano ai propri figli piccoli come se si stessero rivolgendo a un coniglietto di peluche. Il padre di Justin Halpern, giornalista e sceneggiatore, si chiama Sam, “assomiglia a Socrate ma è più incazzato e con meno capelli”, e quando riaccoglie in casa il figlio, ventotto anni suonati, mollato dalla fidanzata e senza più un contratto d’affitto, taglia corto: “Lo sai che puoi stare qui. Ti chiedo solo di non seminare i tuoi stracci puzzolenti, non voglio vedere la tua camera da letto ridotta tipo postumi di un’ammucchiata. A proposito, mi dispiace che la tua ragazza ti abbia scaricato”.

Il figlio, grato per l’ospitalità e la franchezza, decide di sfruttare ancora un po’ il genitore strambo e crea una pagina Twitter intitolata “Le cazzate che dice mio padre”, in cui raccoglie perle di saggezza, tipo: “Tua madre ha fatto un’infornata di polpette ieri sera. Un po’ sono per te, un po’ sono per me, ma per me ce ne sono un po’ di più. Ricorda: polpette, di più, per me”, oppure: “Perché ti esce il sangue dal naso, qualcuno ti ha dato un cazzotto in faccia?… La che? L’aria è SECCA? Fammi il favore, di’ in giro che ti sei preso un cazzotto in faccia”. In pochissimo tempo due milioni di follower al giorno, una sit-com e un libro (“Le cazzate che dice mio padre”, Justin Halpern, Mondadori). Sam non è il tipo di padre che ritiene di dover proteggere i figli dai traumi della vita (“Ah, l’hai trovato difficile? Be’, se l’asilo ti stressa, ho brutte notizie per te sul resto dell’esistenza”), e nemmeno di doverli incoraggiare in modo entusiastico (“Mi è proprio piaciuto il tuo cortometraggio… Certo che lo so qual era il tuo, era quello con la macchina… Oh merda, credevo che fosse il tuo… No, dopo sono andato via. Non mi rompere le balle, quel festival era peggio di un esame prostratico di tre ore”), ma sa farsi obbedire: “Il mio volo atterra alle nove e mezza. Devi vedere cosa? E che diavolo è sto Mad Men? Perdio, se non mi vieni a prendere te lo faccio vedere io un uomo che va fuori di testa”.

Annalena Benini

Annalena Benini

Nata a Ferrara nel 1975, laureata in Legge, è al Foglio dal 2001. Scrive di costume, di persone, di libri e di quello che succede. Cura per il Foglio un inserto settimanale, Il Figlio, che esce ogni venerdì. Vive a Roma, è sposata e ha due figli.

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