Silloge sullo sciopero dei giornalisti contro il “bavaglio”
La Stampa aderisce alla giornata di sciopero indetta dall’Fnsi contro il ddl sulle intercettazioni, ma a “malincuore”. Il Corriere della Sera unito, carta e Web, nella due giorni di silenzio “che in realtà serve a parlare”. Repubblica, che l’11 giugno andò in edicola con una pagina bianca per protesta, dice che il motivo della protesta è “fermare una legge irragionevole e contraria a principi fondamentali, nell’interesse della democrazia”. Poco d’accordo Travaglio, che avrebbe preferito una forma di dissenso diversa. Il manifesto sciopera anche per i tagli all’editoria. Aderiscono poi l’Unità, Il Sole 24 Ore e – in parte – il Secolo d’Italia. In edicola Libero, il Giornale e il Riformista.
13 AGO 20

Mario Calabresi sulla Stampa di ieri, con “Le ragioni del silenzio ma a malincuore”, ha detto: “Non saremo in edicola, come la maggior parte dei quotidiani italiani, nel tentativo estremo di protestare contro la cosiddetta legge sulle intercettazioni, una legge che consideriamo sbagliata perché non sembra scritta per garantire una maggiore privacy agli italiani”. Anche se il cdr del quotidiano torinese aveva precedentemente scritto: “Alzare la voce tutti assieme, se è possibile, contro il ddl sulle intercettazioni e per ricordare l’anomala situazione dell’informazione in Italia. E’ questa la nostra proposta alternativa allo sciopero”. Il Corriere della Sera affida la propria la linea all’editoriale di Fiorenza Sarzanini: “Una giornata di silenzio che in realtà serve a parlare”, alla quale parteciperà anche il sito internet. D’accordo il cdr, che scrive: “I giornalisti del Corriere scioperano e perdono parte del loro salario non per una vertenza economica e neppure per difendere privilegi corporativi, ma per una battaglia civile”.