McEwan lancia l’ottimismo nucleare

Scrittore idolo della sinistra liberal abbandona il catastrofismo ambientale

Annalena Benini

Una volta lo chiamavano “Ian Macabre”,perché scovava dappertutto, oppure inventava, con successo, orrore, disperazione e morte. Il giovane Ian McEwan era molto sinistro, sfiduciato, incline alla catastrofe (“Il giardino di cemento”, “Cortesie per gli ospiti”, la raccolta “Primo amore, ultimi riti”, raccontano per lo più vite d’inferno). Lo ha ammesso lui stesso, in una vecchia intervista: “Venticinque anni fa, quando ero sulla trentina, ero molto pessimista sul futuro del mondo perché pensavo che la vita stesse per estinguersi da un momento all’altro a causa delle bombe nucleari”. Ora, a sessant’anni, McEwan, si definisce “ottimista”, ha scritto un romanzo climatico “Solar”, secondo la critica “molto, molto divertente”, in cui dipinge uno scienziato vincitore di premio Nobel interessato più alla propria fama e ricchezza che al bene dell’umanità (l’ispirazione gli è venuta proprio da un incontro con premi Nobel a Potsdam per discutere di cambiamenti climatici), e soprattutto, da ambientalista riflessivo, McEwan vede nel nucleare la speranza per il futuro.

  

Ian McEwan è un idolo mondiale della sinistra liberal (“sinistra antitotalitaria”, si definisce lui “di quelli che pensano che non ci sia assolutamente niente di buono da dire dell’Unione sovietica”, e naturalmente anti Margaret Thatcher “nonostante la vita in Inghilterra sia diventata più facile negli anni Ottanta”). Una specie di Jane Austen della modernità, uno scrittore molto amato, molto cinematografato e molto invitato ovunque. Non solo a Roma alla basilica di Massenzio – ospite dell’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, che McEwan rese l’uomo più felice del mondo citandolo in “Sabato”– o al Festival della letteratura di Mantova ma anche a seri incontri con premi Nobel, che lui stupì con le sue competenze climatiche. Poiché “di solito gli artisti si fanno vanto di non sapere nulla di scienza, trovano che sia molto cool”, ha detto il fisico tedesco che invitò McEwan a Postdam.

   

Un intellettuale britannico che firma gli appelli per la libertà di stampa in Italia. Uno scrittore assai premiato e preoccupato per il surriscaldamento globale, in linea quindi con la tendenza ambiental catastrofista delle star. Uno che, però, si è documentato seriamente, ha studiato, e infine si è convinto che la catastrofe più evidente è stata quella di Copenaghen, cioè la conferenza sul clima, e ha capito che con la raccolta differenziata non si salverà il mondo. “Certo che ricicliamo – ha detto al giornalista del Guardian che rimirava i cestini di McEwan per la raccolta differenziata (carta, plastica e vetro) – chi non lo fa?”. Ma ha aggiunto, come ha riportato domenica il Corriere della Sera: “Sono favorevole al taglio del dieci per cento delle nostre emissioni di carbonio. E ai pannelli solari domestici. Tutto ciò che diminuisce il nostro consumo è utile. Ma ultimamente davvero non credo che riciclare bottiglie possa tirarci fuori da questa situazione. E nemmeno essere virtuosi. La civiltà ha bisogno di un’altra fonte di energia”.

   

L’ambientalista Ian McEwan ha cambiato linea, ha scelto l’energia nucleare: “Non abbiamo altro che possa far funzionare le nostre città in una notte senza vento in febbraio”. Ha scelto anche di non credere all’imminente fine del mondo e anzi ha cominciato a riderci sopra. “Anche dopo Copenaghen, io resto ottimista. Penso che la gente sia molto più adattabile e flessibile di quel che pensano i governi. E penso che ci sono le nuove tecnologie”. Le sciagure e le previsioni di disastri climatici dovuti all’inquinamento sono passate di moda: Ian McEwan ha lanciato, fra le celebrità, la nuova tendenza dei prossimi anni, l’ottimismo nucleare.

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