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di Andrea Marcenaro

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L'antichissimo ammonimento di Amato su Repubblica

Criticare le persone e non le idee è da fascisti, dice il presidente emerito della Corte costituzionale, Giuliano Amato. Ma chi gliele passa poi però, alla Boldrini o alla Concita, le idee da criticare?
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1 FEB 24
Immagine di L'antichissimo ammonimento di Amato su Repubblica

(foto Ansa)

Da un pulpito come Repubblica, che non sarà forse il più adatto, via, ma questo passi, il presidente emerito della Corte costituzionale, Giuliano Amato, ricorda a tutti un antichissimo ammonimento attribuito in primis, chissà perché, al caro Pietro Nenni: criticare le persone invece delle loro idee non è mai democratico; lo facevano i fascisti, noi siamo diversi. Che fin qui non ci piove. Chi gliele passa poi però, alla Boldrini o alla Concita, le idee da criticare?

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E' nato a Genova il 18 luglio 1947. E’ giornalista di Panorama, collabora con Il Foglio. Suo papà era di sinistra, sua mamma di sinistra, suo fratello è di sinistra, sua moglie è di sinistra, suo figlio è di sinistra, sua nuora è di sinistra, i suoi consuoceri sono di sinistra, i cognati tutti di sinistra, di sinistra anche la ex cognata. Qualcosa doveva pur fare. Punta sulla nipotina, per ora in casa gli ripetono di continuo che ha torto. Aggiungono, ogni tanto, che è pure prepotente. Il prepotente desiderava tanto un cane. Ha avuto due gatti.

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