DIAMO I NUMERI

400 milioni +
E’ il numero delle persone che hanno diritto di voto alle elezioni europee, che si tengono dal 23 al 26 maggio nei 28 paesi membri dell’Ue. Come imponenza, il voto europeo è considerato secondo soltanto a quello indiano. Nel 2014 andarono a votare 168.818.151 persone, il 40 per cento degli aventi diritto.
4.927
I giorni che Angela Merkel è stata al potere. Cancelliera tedesca dal 2015, la Merkel è considerata la custode e la garante del progetto europeo: liberale, aperturista, competitivo. Il suo partito – che è l’unione di Cdu e Csu, cristianodemocratici e cristianosociali bavaresi – è il primo nelle proiezioni, con il 30 per cento dei consensi (in calo). La sfida in Germania è tra Verdi e Spd, il partito socialdemocratico, al 17 e al 14 per cento dei consensi.
736
I giorni che Emmanuel Macron è stato al potere. Il presidente francese è il cantore del “Rinascimento europeo” e del riformismo dell’Ue. Il suo partito, la République En Marche, è al 22,5 per cento, a un soffio dal Rassemblement national di Marine Le Pen, al 23 (si contendono il primato da giorni). La sinistra francese è al 5 per cento, la soglia di sbarramento in Francia.
352
I giorni che Pedro Sánchez è stato al potere. Il primo ministro spagnolo ha appena vinto le elezioni, con il 29 per cento dei voti. Non ha ancora formato il governo, le consultazioni inizeranno dopo il 26 maggio, grande giorno elettorale (europee più amministrative). Sánchez ha fatto un po’ respirare le sinistre (e il Pse) in affanno. Alle europee, il suo partito, il Psoe, è dato al 34 per cento. La contesa è al secondo posto, tra il Partito popolare e Ciudadanos.
1.549
I giorni che Alexis Tsipras è stato al governo (comprende la pausa dal 27 agosto al 21 settembre del 2015). Il premier greco è passato dallo scontro alla collaborazione con l’Ue, ma questa sua trasformazione non lo sta premiando in campagna elettorale. Nei sondaggi il suo partito, Syriza, è al 26 per cento, mentre la destra di Nuova Democrazia e un bel pezzo avanti, al 35. In autunno ci saranno le elezioni generali in Grecia.
1.043
I giorni che Theresa May è stata al governo. La premier britannica dovrebbe lasciare il posto a breve, ma prima vuole che il suo accordo Brexit, concordato con l’Ue, sia approvato in Parlamento (è al quarto tentativo). Il Regno Unito non avrebbe dovuto partecipare alle elezioni europee, invece c’è: secondo l’ultimo, scioccante sondaggio di YouGov, il neonato Brexit Party è al primo posto al 35 per cento, ma non è questa la notizia scioccante. E’ il secondo posto ai Lib-dems a esserla: il partito europeista ha superato per la prima volta il Labour (16 vs 15 per cento). I Tory della May sono al 10 per cento, quinti.
3.278
I giorni che Viktor Orbán è stato al governo, per tre mandati consecutivi. La sua esperienza da primo ministro in realtà inizia nel 1998. Alle elezioni successive il suo partito, Fidesz, viene sconfitto. Inizia una caparbia rimonta fino a quando nel 2010 viene rieletto e diventa il punto di riferimento dei sovranisti europei e ideatore della democrazia illiberale. In Ungheria Fidesz, che in Europa siede con i popolari, non ha rivali e secondo i sondaggi alle europee supererà il 50 per cento, aggiudicandosi 14 seggi.
353
I giorni che Matteo Salvini ha trascorso da vice presidente del Consiglio italiano e ministro dell’Interno. E’ diventato segretario della Lega nel 2013, è stato lui a trasformarla in un partito nazionale, a portarla al 17 per cento delle elezioni del 4 marzo del 2018, diventando così la metà verde dell’attuale governo italiano. La Lega ora è al 31 per cento e da queste elezioni vuole anche la conferma di aver superato il Movimento 5 stelle, dato al 23, in calo rispetto allo scorso anno.
3.144
I giorni che Mark Rutte ha trascorso al potere. E’ diventato primo ministro in Olanda nel 2010 ed è al suo terzo mandato. Alle elezioni nel 2017 è stato riconfermato, perdendo tuttavia 10 seggi dei 41 che il suo Partito popolare per la Libertà e la Democrazia (Vvd) occupava in Parlamento. A marzo, in seguito alle elezioni locali, Rutte ha perso la maggioranza al Senato. A danneggiarlo sono stati soprattutto i populisti di Forum per la democrazia, dati al 17 per cento a queste elezioni europee. Rutte invece è al 16.