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Legge elettorale, Meloni al M5S: "Con queste regole il vostro presidente non arrivava a Chigi". E Conte replica

(Adnkronos) - Botta e risposta tra la premier Giorgia Meloni e il leader M5S Giuseppe Conte sulla legge elettorale. A iniziare lo scambio è stata la presidente del Consiglio nell'intervento di oggi in Senato quando - durante le repliche seguite alle comunicazioni in vista del Consiglio europeo - ha fatto un implicito riferimento al leader pentastellato ed ex premier, senza nominarlo, rispondendo alla senatrice Maiorino. 

 

"Sulla legge elettorale, senatrice Maiorino, ma se le preferenze vi piacciono così tanto perché non le avete messe quando eravate al governo? E' molto chiara la ragione per la quale siete arrabbiati per la nuova legge elettorale: i cittadini scelgono, voi dovete dichiarare prima di andare al voto alleanze, candidato premier e programma. Mi rendo conto della difficoltà, del resto il vostro partito è guidato da un signore che se queste regole ci fossero state prima, alla presidenza del Consiglio dei ministri non ci poteva arrivare", le parole della premier nell'intervento di replica alla senatrice M5S. 

 

Qualche ora più tardi, ecco arrivare la replica di Conte nelle dichiarazioni di voto alla Camera sulle comunicazioni della premier. "Bentornata. Con il caro carburante, col crollo dei salari reali, le famiglie e le imprese in ginocchio, ho visto che si è molto concentrata al Senato per accusare me e il Movimento 5 stelle. In particolare - ha attaccato il leader Cinquestelle - ha detto che con questa legge elettorale io non sarei mai stato eletto presidente del Consiglio. Non deve aver letto la legge che avete scritto, perché c'è scritto che l'indicazione non vincola il presidente della Repubblica e se non si raggiunge il premio di maggioranza. La studi meglio. Forse alludeva al fatto che io provengo dalla società civile, mentre lei fa politica di mestiere da quando aveva 16 anni. Legittimo. Però, veda, la differenza io dalla società civile ho fatto due governi con molte difficoltà, maggioranze molto delicate, soli due anni, ho realizzato l'80% del programma annunciato agli elettori, lei, quattro anni, una maggioranza stabilissima, la più longeva, non ha realizzato una sola promessa fatta agli elettori. E non consideri la legge elettorale: quella non era nel programma, quella l'ha fatta per imbullonarsi a quella poltrona", l'attacco di Conte. 

 

14 ott 2026

L’Ucraina colpisce Yandex e i bot russi spariscono? Cosa dicono davvero i dati sulla propaganda online

(Adnkronos) - Per qualche giorno, dopo gli attacchi ucraini ai data center di Yandex, è sembrato che Internet fosse diventato un posto più tranquillo. Meno commenti aggressivi, meno provocazioni politiche, meno interventi apparentemente automatici a sostegno delle posizioni filorusse. Almeno questa è l’impressione raccontata da molti utenti e rilanciata da politici e commentatori in Europa e negli Stati Uniti. 

Secondo Cloudflare, società attraverso cui passa una buona parte del traffico web, il traffico automatico proveniente dalla rete di Yandex, l’equivalente russo di Google, è calato del 94%. 

L'idea che i droni ucraini avessero in qualche modo spento una parte della macchina propagandistica del Cremlino è diventata rapidamente virale. L’ha rilanciata anche Volodymyr Zelensky, che il 12 ottobre, intervenendo al Warsaw Security Forum, ha osservato come sui social fosse diventato improvvisamente più facile respirare: meno odio, meno divisioni e meno provocazioni, grazie alla diminuzione dei bot (qui il video). 

Il problema è che, passando dalle impressioni alle misurazioni, la conclusione non è così netta. Il crollo del traffico c’è stato, la sua relazione con l'attività delle reti di influenza russa, invece, resta da dimostrare. 

Tra l'8 e l'11 ottobre, droni ucraini hanno colpito tre data center di Yandex, nelle regioni di Ryazan, Kaluga e Vladimir. Gli attacchi hanno provocato pesanti interruzioni dei servizi digitali russi, dai pagamenti ai taxi, dalle applicazioni aziendali al cloud. Il centro di Sasovo ospita anche due dei tre supercomputer utilizzati da Yandex per sviluppare i propri modelli di AI (ma non è chiaro se siano stati danneggiati). 

La vicenda mostra la vulnerabilità di un ecosistema tecnologico fortemente concentrato, nel quale un'unica azienda rappresenta un'infrastruttura essenziale per milioni di cittadini e migliaia di imprese. 

Ma sono soprattutto i dati di Cloudflare Radar ad aver attirato l'attenzione e forse ad aver creato l'equivoco: il termine bot comprende attività profondamente diverse: profili automatizzati che pubblicano commenti sui social, software che inviano spam, ma anche crawler utilizzati dai motori di ricerca per esplorare e indicizzare le pagine web. 

Il traffico misurato da Cloudflare riguarda principalmente quest'ultima categoria. La sua diminuzione non equivale, quindi, alla scomparsa dei profili filorussi su X, Facebook o Telegram. Né dimostra che siano state interrotte le campagne di propaganda online, sebbene non si possano escludere conseguenze indirette. 

In Italia il caso ha attirato l'attenzione di Carlo Calenda, leader di Azione. "Mentre ridiamo di Trump che vuole ribattezzare un oceano col suo nome e aspettiamo divertiti l’ultima diretta Vannacci-Corona, scopriamo che dopo l’attacco ad un data center russo, sui social crollano di oltre il 50% i post pro AfD, pro MAGA, contro gli ucraini, pro-brexit et simili. Metà di quello che leggiamo online sono bot. Messi lì da chi vuole distruggere l'Europa. Il problema non è che non possiamo difenderci. Siamo la seconda o terza potenza al mondo. Il problema è che non ce ne accorgiamo. È arrivato il momento di reagire. Perché nessuno lo farà al posto nostro", ha scritto su X. 

Più prudente Walter Quattrociocchi, professore di Informatica alla Sapienza di Roma e studioso delle dinamiche di disinformazione e polarizzazione. In un intervento su LinkedIn ha invitato a distinguere la diminuzione del traffico automatico dall'eventuale collasso delle operazioni di influenza, per il quale mancano prove. 

Il ricercatore propone tuttavia di considerare l'episodio come un possibile esperimento naturale: osservare che cosa succede all'ecosistema informativo quando una parte delle sue infrastrutture viene improvvisamente meno. 

Le prime analisi indipendenti ridimensionano l’iniziale euforia social. 

Valdemar Osted, analista della società danese Common Consultancy. Esaminando i commenti Facebook ai post di 76 politici di AfD e 136 account collegati al movimento MAGA, il suo gruppo non ha riscontrato alcun collasso: le variazioni, corrette per orario e anzianità dei post, sono rimaste tra il -8% e il +5% per AfD e tra il +4% e il +10% per MAGA. Oscillazioni considerate ordinarie, ma lui mette in guardia: si parla solo di una piattaforma e solo di pochi giorni. 

Su X è circolata anche la notizia di un calo del 71% delle visualizzazioni dei contenuti del giornalista americano Tucker Carlson (intervistatore di Putin, un tempo trumpiano, oggi "ribelle" ma molto ascoltato dal mondo Maga) dopo gli attacchi. Ma il grafico confrontava sette post precedenti con quattro successivi, pubblicati in momenti diversi. I contenuti più recenti avevano quindi avuto meno tempo per accumulare visualizzazioni: un limite che rende impossibile attribuire il risultato agli attacchi ucraini. 

Anche Amil Khan, amministratore delegato di Valent, società che monitora decine di reti di disinformazione nel mondo, ha dichiarato al Guardian di non aver osservato cambiamenti riconoscibili nei volumi dei contenuti pubblicati. 

Lukasz Olejnik, ricercatore di cybersecurity e ricercatore al King's College di Londra, autore di studi sulla guerra informativa, su X ha definito la tesi del collasso dei bot “una convinzione sbagliata e pericolosa”. Le operazioni di influenza utilizzano proxy, dispositivi compromessi e infrastrutture cloud occidentali. Continuano dunque a funzionare anche quando Yandex è fuori servizio. Per Olejnik, raccontare che i bot siano diventati improvvisamente silenziosi rischia paradossalmente di produrre altra disinformazione: induce a credere che la minaccia sia scomparsa, proprio mentre le operazioni di influenza proseguono. 

Il punto sollevato da Quattrociocchi riguarda però una questione più ampia. Il professore è tra gli autori di Fractured Reality: How democracy can win the global struggle over the information space, rapporto pubblicato nell'aprile 2026 dal Joint Research Centre della Commissione europea. 

Lo studio sostiene che la disinformazione non possa essere affrontata soltanto individuando notizie false e soggetti che le producono. Il problema riguarda l'architettura stessa dell'ambiente digitale, nel quale gli algoritmi e i modelli economici delle piattaforme premiano i contenuti capaci di catturare l'attenzione, spesso quelli più emotivi e divisivi. 

Le operazioni di influenza straniere sfruttano questi meccanismi, senza averli necessariamente creati. Dietro la manipolazione dell'informazione esiste un'intera infrastruttura fatta di data center, account automatizzati, sistemi di raccomandazione, cloud e AI generativa. 

Gli attacchi a Yandex mostrano quanto questa infrastruttura sia diventata strategica. Ma anche quanto sia difficile misurare scientificamente le operazioni di influenza e quanto rapidamente un dato tecnico possa trasformarsi in una certezza politica. Per stabilire se i droni abbiano effettivamente interrotto specifiche campagne di propaganda serviranno analisi delle reti coinvolte e prove del loro legame con le infrastrutture colpite. 

Resta soprattutto la domanda posta da Quattrociocchi: quale ambiente informativo abbiamo costruito, se i contenuti che riescono meglio a trattenere la nostra attenzione sono spesso quelli che alimentano il conflitto? Una domdanda che resterebbe aperta anche se tutte le fabbriche di troll russe smettessero di funzionare. 

14 ott 2026

Champions League, gol e sostituzione per Diao: cosa è successo

14 ott 2026

Pavia, armi e svastiche in casa: arrestato 19enne

(Adnkronos) - Fucili e pistole, ma anche sciabole, coltelli, tirapugni e manganelli: è un arsenale quello trovato dalla polizia all'interno dell'abitazione di un 19enne residente nel Pavese, arrestato questa mattina per detenzione illegale di armi comuni da sparo. Il giovane è indagato anche per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa. 

In casa, oltre alle armi, aveva anche riproduzioni e manuali di Hitler e Mussolini, bandiere con la svastica, materiali di propaganda con le croci celtiche, simboli delle Ss e una skull mask, la maschera indossata dagli iscritti ai gruppi virtuali eversivi. 

Le indagini, coordinate dalla Procura di Milano e condotte dalla sezione antiterrorismo della Digos milanese, insieme ai colleghi di Pavia e in sinergia con il servizio per il contrasto del terrorismo e dell'estremismo interno della Dcpp, sono collegate a quelle che hanno portato lo scorso 22 aprile all'arresto di un altro 19enne di Pavia, finito ai domiciliari per aver amministrato la chat 'Terza Posizione', in cui veniva fatta propaganda di matrice neofascista, neonazista e antisemita. "Secondo me basta aspettare e un giorno useremo la testa di ogni singolo ebreo come palla da calcio", uno dei messaggi che circolava nella chat al centro dell'inchiesta della Digos di Milano, che aveva portato nello scorso aprile anche a 14 perquisizioni (nove nei confronti di minori) in tutta Italia. 

Proprio analizzando il device sequestrato al giovane estremista che amministrava il gruppo, gli investigatori sono arrivati al coetaneo arrestato oggi. Il 19enne attraverso il suo profilo social avrebbe manifestato "posizioni d’area skinhead particolarmente radicali" - sottolinea in una nota la Questura di Milano - e diffuso diversi contenuti multimediali. La cosa più allarmante erano però le manifestazioni violente e discriminatorie, in cui faceva sapere di avere disponibilità di armi da fuoco. 

Ed era proprio così: nella sua casa questa mattina sono stati trovati e sequestrati dai poliziotti una pistola Fn Herstal modello 1906 calibro 6.35, una seconda pistola Fn Herstal mod. 1910 calibro 6964, un fucile automatico Marocchi modello Sm66 calibro 9 Flobert, due sciabole, diversi coltelli e pugnali, un tirapugni, un’ascia, un martello, un manganello e una pistola giocattolo senza tappo rosso. Nella sua camera da letto, inoltre, i poliziotti della Digos della Questura di Milano hanno trovato tutto il materiale di propaganda neonazista, tra cui le svastiche e le riproduzioni di Hitler e Mussolini. Il 19enne, su disposizione della Procura di Pavia, è stato arrestato per detenzione illegale di armi comuni da sparo e portato nel carcere di Voghera, in attesa della convalida del gip. 

 

14 ott 2026

"Spietato e calcolatore con un insaziabile appetito sessuale": le durissime accuse in tribunale a Russell Brand

(Adnkronos) - Russell Brand era un "predatore sessuale" che agiva in modo "spietato": è l’accusa formulata dalla procura britannica all’apertura del processo a carico dell’attore e comico, imputato per tre capi di stupro, tre di aggressione sessuale e uno di atti osceni. Brand, 51 anni, nega tutte le accuse.  

I fatti contestati riguardano sei donne e si sarebbero verificati nell’arco di dieci anni, tra il 1999 e il 2009. Nel corso dell’udienza inaugurale, davanti alla Southwark Crown Court di Londra, la procuratrice Riel Karmy-Jones ha sottolineato che le denuncianti "non si conoscevano" e non si erano mai incontrate, sostenendo che le loro testimonianze siano emerse in modo indipendente. 

Secondo la ricostruzione dell’accusa, Brand avrebbe mostrato un comportamento insistente e indiscriminato nei confronti delle donne. "Il suo desiderio di una qualche forma di contatto sessuale era indiscriminato e insaziabile", ha dichiarato la procuratrice davanti alla giuria. L’accusa ha inoltre descritto l’imputato come una persona capace di mostrarsi gentile, divertente e affascinante quando voleva ottenere qualcosa, ma anche esigente e convinta di avere diritto a soddisfare ogni proprio desiderio. 

La prima denunciante, riferisce la Bbc, afferma di aver incontrato Brand nel 1999, prima che diventasse famoso, durante un evento collaterale alla conferenza del Partito laburista britannico. Secondo la procura, in quell’occasione l’uomo l’avrebbe violentata. Interrogato dalla polizia in merito all’episodio, Brand avrebbe dichiarato di non ricordare il fatto, aggiungendo di non ricordare il nome della donna e di non aver mai avuto rapporti sessuali non consensuali.  

La seconda donna lavorava per MTV quando, secondo la sua testimonianza, sarebbe stata vittima di un’aggressione sessuale. La procura ha riferito che Brand le avrebbe chiesto indicazioni per raggiungere i servizi igienici e, una volta arrivati, avrebbe cercato di convincerla a entrare con lui, afferrandole l’avambraccio. La donna avrebbe opposto resistenza.  

La terza denunciante sostiene di essere stata violentata oralmente in un bagno dopo aver incontrato il comico a una festa nel 2004. La donna avrebbe inoltre riferito di essere stata afferrata al seno durante la conversazione e successivamente trascinata verso i servizi igienici. In un altro episodio, durante uno spostamento in auto, Brand le avrebbe rivolto richieste sessuali esplicite, alle quali lei avrebbe risposto negativamente.  

Una quarta donna ha dichiarato che, nel 2004 o nel 2005, Brand l'avrebbe spinta contro una parete negli uffici dell'emittente Capital Radio, baciandola con violenza e afferrandola al seno, ai fianchi e ai glutei. La donna sarebbe riuscita ad allontanarlo. La quinta contestazione riguarda un episodio che sarebbe avvenuto dopo che la donna aveva incontrato Brand durante un suo spettacolo all'Hammersmith Apollo di Londra, nel 2009. Secondo la procura, dopo un primo incontro sessuale consenziente, in una successiva occasione l'attore l'avrebbe violentata analmente. 

La giuria ha ascoltato anche il contenuto di alcuni messaggi che i due si sarebbero scambiati nell'estate successiva. In uno di questi, Brand avrebbe scritto: "Voglio spingerti oltre". La donna avrebbe risposto di essere già stata spinta troppo oltre e di essere stata trattata "come un animale". Secondo quanto riferito in aula, lui avrebbe replicato: "Mi dispiace". La sesta denunciante accusa Brand di aggressione sessuale. La donna, impegnata in un incarico di lavoro nel 2009, sostiene che l'attore le avrebbe chiesto un massaggio e che, in seguito, avrebbe compiuto gesti a sfondo sessuale nei suoi confronti. 

La procura ha riferito che, nel corso degli interrogatori del 2023, Brand aveva negato di aver mai avuto rapporti sessuali non consensuali. L'attore avrebbe inoltre sostenuto che le accuse fossero state reinventate o immaginate dopo la diffusione di un documentario a lui dedicato e le successive notizie pubblicate dalla stampa. Brand si è presentato in tribunale accompagnato dalla moglie Laura. Il procedimento è appena iniziato e le contestazioni dovranno essere esaminate nel corso del dibattimento. Il processo dovrebbe durare sei settimane.  

Brand è diventato noto nel Regno Unito come comico e conduttore televisivo, raggiungendo la popolarità con programmi come Big Brother's Big Mouth e con le trasmissioni radiofoniche per emittenti quali Bbc Radio 2 e Bbc 6 Music. Successivamente ha intrapreso una carriera cinematografica internazionale, recitando in film come Forgetting Sarah Marshall e Get Him to the Greek. Negli ultimi anni si è dedicato soprattutto ai podcast e vive in Florida, negli Stati Uniti. (di Paolo Martini) 

14 ott 2026

Ilaria Salis e il risarcimento agli ex collaboratori, ecco perché la condanna è stata annullata

(Adnkronos) - Un solo tentativo blando di notifica da parte dell'ufficiale giudiziario. E' questa, in sintesi, la motivazione che ha portato i giudici della Corte d'Appello di Milano ad accogliere la richiesta di nullità della sentenza di primo grado presentata dalla difesa di Ilaria Salis, europarlamentare di Avs, che era stata condannata, in contumacia, a risarcire con circa 300mila euro due ex assistenti licenziati senza giusta causa. Il verdetto, arrivato ieri martedì 13 ottobre, vede oggi le motivazioni che - citando anche complessa giurisprudenza - spiegano perché i giudici del Tribunale - sezione Lavoro dovranno tornare a pronunciarsi sulla vicenda.  

 

Nel tentativo di notifica del 14 ottobre 2025 l’Ufficiale giudiziario in quella che viene indicato come la residenza milanese di Salis ha apposto sull'atto che certifica l'avvenuta consegna le indicazioni "non ho rinvenuto l’abitazione del notificando. Vane le ricerche esperite in loco". Su richiesta del primo giudice, lo scorso 10 dicembre l’ufficiale ha effettuato una nuova notifica mediante deposito nella casa comunale "omettendo ogni altra attività". Per il collegio presieduto dalla giudice Silvia Marina Ravazzoni, la notifica "è certamente carente sotto il profilo formale" in quanto le ricerche sul posto "sono generiche e non danno conto dell’assunzione di informazioni" si legge nella sentenza di 15 pagine.  

In sostanza risulta effettuato "un unico accesso dell’ufficiale giudiziario presso la residenza, nulla è dato sapere in merito alle ricerche in concreto svolte in quell’unica visita, né risulta che l’ufficiale abbia effettuato altri tentativi di notifica o abbia consultato dei condomini o dei vicini, o assunto informazioni in loco tali da rendere certa l’assoluta irreperibilità di Salis all’indirizzo di residenza, comportamenti certamente esigibili usando l’ordinaria diligenza". La conseguenza è la nullità della sentenza impugnata con rimessione della causa al primo giudice per ricelebrare la causa svolta precedentemente senza Ilaria Salis.  

 

"La Corte di Appello ha ritenuto viziata la notifica del ricorso introduttivo rilevando principalmente che nella relazione di notifica non era stata specificata l’attività in concreto svolta per accertare l’irreperibilità dell’onorevole Salis alla residenza dichiarata all’anagrafe", affermano intanto, in una nota, gli avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto - che assistono i due ex collaboratori dell'europarlamentare. 

"Pacifico che le modalità di notifica sono di competenza dell’ufficiale giudiziario e la contumacia è dichiarata dal giudice. Speriamo quindi - scrivono gli avvocati - che almeno questo ponga fine alle illazioni circolate circa la presunta scorrettezza dei nostri assistiti, e in ultima istanza di noi legali, nell'instaurazione del giudizio di primo grado". 

 

14 ott 2026

Welfare, Lombardi (Fondo italiano d'investimento): "Selezioniamo imprese che aiutiamo a crescere"

14 ott 2026

Banda della minicar a Roma, titolare officina: "Era grigia, dopo un incidente ridipinta di nero"

(Adnkronos) - Un adesivo con un grosso serpente rosso: questo uno dei particolari che avrebbe permesso di risalire alla minicar usata dai due minorenni, 16 e 17 anni, per sei aggressioni, tra cui quella all'attore Davide Iacopini tra il 4 il 5 ottobre a Roma.  

L’adesivo è il logo di una carrozzeria specializzata in zona Boccea, la Kyt Racing, già 3M Racing. "La microcar era grigia. Poi, dopo un incidente in cui era rimasta danneggiata nella parte posteriore, l’abbiamo ridipinta in nero opaco”, racconta all'Adnkronos il titolare Stefano Mazzatelli: "Sulla sua Aixam Gto Emotion", mezzo che di listino parte dai 17mila euro, il giovane "aveva tre nastri adesivi, due sui vetri di trequarti laterali e uno sul cofano". 

Il proprietario del mezzo viene descritto dall'uomo come "un bravo ragazzo, con la faccia pulita, che si divertiva con dei lavoretti sulla sua macchinetta ed era portato". Tanto che, per l’uomo "le luci, i vari led, se le era montate da solo sull’auto". Sul mezzo era stato installato anche un kit estetico: "È composto dai due paraurti, dai parafanghi, la mascherina frontale con logo a serpente, il cui costo è fra i 1.700 e i 2.000 euro".  

Il giovane "era venuto qui a marzo a ritirare la macchina riparata insieme alla mamma. L’ultima volta che è venuto qui era inizio settembre: voleva gli adesivi con le grafiche nuove”. Un dettaglio, disegnato nel 2016 dal figlio di Stefano Mazzatelli, molto “ambito” nell’universo delle microcar, ma non solo: “Lo abbiamo trovato - conclude Mazzatelli - anche sulle scatole di alcuni fuochi d’artificio di importazione”. 

14 ott 2026

Fiaschi (Manageritalia), "Guardare il bisogno l'accesso e laconsapevolezza per superare gap"

14 ott 2026

Caso Resinovich, Visintin: "Contro di me solo fango, perizia dimostra che sono innocente"

(Adnkronos) - "Da sempre sostengo la mia innocenza, ma non vengo creduto. Mi accusano, mi hanno perquisito, vengo indicato come il marito mostro, ma contro di me c’è sempre stato solo fango. Ora spero che gli esperti, la scienza, la giustizia possano dimostrare che ho ragione". Lo afferma all'Adnkronos Sebastiano Visintin, indagato per l'omicidio della moglie Liliana Resinovich, la 63enne scomparsa da casa il 14 dicembre 2021 e trovata senza vita il 5 gennaio 2022 a Trieste.  

Parole che arrivano dopo il deposito della perizia, circa 350 pagine, firmata dagli esperti Paolo Fattorini, Chiara Turchi ed Eva Sacchi, contenenti gli accertamenti di natura genetica, dattiloscopica e merceologica sui reperti.  

Sul cordino al collo della vittima è stato individuato "solamente" il Dna della sessantatreenne, su quello che teneva unite le tre chiavi (nella borsa) sono identificati "due profili complessi" e il calcolo probabilistico "indica la presenza di un soggetto maschile allo stato ignoto". Per i periti "è fortemente probabile che le tracce di Dna maschile identificate dalla Polizia scientifica sul jeans e sul sacco nero che conteneva la parte inferiore del cadavere appartengano allo stesso soggetto maschile ignoto", si legge nella relazione che sarà discussa il prossimo 30 ottobre. "Le conclusioni sono chiare. Sul cordino intorno al collo di Liliana c’è solo il suo Dna, sui suoi jeans e sul sacchetto che le copriva i piedi c'è il Dna maschile di uno sconosciuto che spero avrà presto un nome per chiarire davvero cosa è accaduto quella mattina", spiega il marito difeso dagli avvocati Paolo e Alice Bevilacqua. 

"E’ chiaramente scritto dai periti che sotto le suole delle scarpe di mia moglie non c’è nessun elemento riconducibile al pavimento del mio laboratorio. Lo ripeto da sempre, eppure la consulenza della famiglia Resinovich sosteneva che Liliana fosse stata uccisa in via Weiss. Oggi spero che anche loro possano ricredersi: io sono innocente", aggiunge. Per i periti, "non sono stati rilevati depositi macroscopici di terreno sulla suola tali da consentire un confronto con il terreno del roseto dell'ex ospedale psichiatrico provinciale di Trieste, luogo del ritrovamento del cadavere, o di altri luoghi", ma soprattutto "non sono stati inoltre rilevati trucioli o sfridi di acciaio che caratterizzano invece in modo diffuso i campioni del laboratorio di via Donadoni". Il confronto "non fornisce pertanto alcun elemento a supporto di un contatto tra le calzature della vittima e l'ambiente del laboratorio", evidenziano gli esperti. 

"Le conclusioni dei periti parlano solo di compatibilità tra le fibre trovate sulla sua borsa e il suo giubbotto e quelle presenti sul mio giubbotto, ma solo perché le giacche, vivendo insieme, le tenevamo vicine. La verità è che con c’è nulla contro di me e spero che ora la Procura di Trieste e tutti ne prendano atto e cancellino le ombre su di me", conclude Sebastiano Visintin. 

14 ott 2026

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