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Obesità e adolescenti, arriva la prima linea guida per cure corrette

(Adnkronos) - Sono ancora molti i pregiudizi su obesità e adolescenza. L'eccesso di peso nei ragazzi è sempre stato associato solo al binomio alimentazione-attività fisica. In realtà si tratta di una condizione complessa: entrano in gioco genetica, ambiente, metabolismo, fattori psicologici, condizioni sociali e molti altri elementi. Negli ultimi decenni il contesto in cui vivono i ragazzi è diventato sempre più 'obesiogeno', con la maggiore disponibilità di alimenti ultra-processati, di bevande zuccherate, con la riduzione dell'attività fisica e una maggiore sedentarietà. Proprio questo cambio di paradigma è al centro della prima 'linea guida' dedicata alla terapia del sovrappeso e dell'obesità resistenti al trattamento comportamentale negli adolescenti (12-18 anni), pubblicata nel Sistema nazionale linee guida dell'Istituto superiore di sanità (Iss). Secondo le indicazioni l'eccesso ponderale deve essere trattato sempre, anche negli adolescenti, con tutti gli strumenti che si hanno a disposizione: dall'approccio alimentare e comportamentale all'attività fisica alle terapie farmacologiche e chirurgiche, quando necessarie.  

"La vera novità non è semplicemente l'apertura alle terapie farmacologiche, ma il riconoscimento definitivo dell'obesità come malattia cronica progressiva e recidivante complessa che necessita di percorsi personalizzati, che richiede una presa in carico multidisciplinare", spiega Marco Cappa, endocrinologo responsabile dell'Unità di ricerca Terapie innovative per l'endocrinologia dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù Irccs di Roma e membro dell'Associazione medici endocrinologi (Ame), che ha coordinato il tavolo di lavoro. 

L'obesità aumenta il rischio di sviluppare numerose complicanze, tra cui diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, dislipidemie, compromissioni osteoarticolari, steatosi epatica e un maggiore rischio oncologico, con conseguenze rilevanti anche sulla salute mentale e sulla qualità della vita. Secondo le stime internazionali, il costo globale dell'obesità potrebbe raggiungere circa 4.000 miliardi di dollari, pari a quasi il 3% del Pil mondiale, considerando sia i costi sanitari per la gestione della malattia e delle sue complicanze sia l'impatto sulla produttività economica. Insomma, per gli esperti non parliamo di un problema estetico, ma una malattia cronica. 

Secondo l'ultima raccolta dati della Who European Childhood Obesity Surveillance Initiative (Cosi) 2022-2024, che ha coinvolto circa 470mila bambini tra 6 e 9 anni in 37 Paesi europei, nella Regione europea dell'Oms circa 4,4 milioni di bambini sotto i 5 anni convivono già con sovrappeso o obesità. Nella fascia 10-19 anni, obesità e sovrappeso interessano rispettivamente il 7,1% e il 24,9% della popolazione. Il fenomeno cresce anche nei Paesi a basso e medio reddito: secondo la World Obesity Federation, entro il 2030 potrebbero essere circa 254 milioni i bambini e gli adolescenti con obesità nel mondo. La nuova linea guida nasce dalla necessità di offrire ai professionisti sanitari uno strumento condiviso per affrontare una patologia cronica sempre più frequente e complessa, e assicurare ai pazienti l'uniformità del trattamento, superando le differenze territoriali. Il documento è stato promosso da Ame (Associazione medici endocrinologi) con il contributo delle principali società scientifiche italiane che si occupano di obesità in età adolescenziale, coinvolgendo specialisti provenienti da tutto il territorio nazionale e rappresentanti dei pazienti, con l'obiettivo di produrre raccomandazioni non solo scientificamente solide, ma anche concretamente applicabili. "Quando si affrontano patologie croniche che iniziano già nei primi anni di vita - spiega Irene Samperi, endocrinologa componente della Commissione Linee guida Ame - è fondamentale avere indicazioni condivise, basate sulle migliori evidenze scientifiche, che aiutino i clinici nella gestione quotidiana e garantiscano pari accesso alle cure".  

La realizzazione della linea guida ha seguito un percorso metodologico rigoroso: la valutazione delle evidenze scientifiche è stata affidata all'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, mentre l'analisi economica e dell'impatto sul sistema sanitario è stata curata da Altems - Alta Scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell'università Cattolica. Le linee guida nazionali rappresentano inoltre un riferimento importante anche nell'ambito della responsabilità professionale sanitaria prevista dalla legge Gelli-Bianco. Un elemento di particolare innovazione riguarda l'introduzione, per la prima volta in una linea guida nazionale, della dimensione della salute planetaria (Planetary Health). "Abbiamo ritenuto importante - spiega Samperi - considerare l'impatto delle raccomandazioni prodotte sul pianeta. È un approccio ancora sperimentale, gli studi disponibili in letteratura sono ancora limitati, ma rappresenta una prospettiva alla quale la medicina del futuro non può più rinunciare".  

Il tema si collega al Planetary Health Check 2025, il rapporto internazionale che monitora lo stato di salute del pianeta e il superamento dei confini planetari, evidenziando come cambiamenti ambientali, perdita degli ecosistemi e inquinamento possano rappresentare una crescente sfida anche per la salute umana. "La salute del pianeta e quella delle persone sono sempre più interconnesse", aggiunge Cappa. "Per questo oggi dobbiamo affrontare l'obesità anche con una visione One Health. La sfida - conclude Cappa - è superare definitivamente lo stigma e riconoscere che l'obesità adolescenziale è una malattia che merita prevenzione, diagnosi precoce e cure appropriate. Quando è resistente agli interventi sullo stile di vita, dobbiamo offrire ai ragazzi tutti gli strumenti terapeutici disponibili". 

23 lug 2026

Caldo record, oggi solo una città da bollino rosso: sabato l'Italia sarà verde

23 lug 2026

Trump e l'accordo con l'Arabia Saudita, è rebus Israele: così l'intesa vacilla

(Adnkronos) - L'accordo tra Stati Uniti e Arabia Saudita per il nucleare civile, annunciato mercoledì scorso, "è completamente subordinato" all'adesione di Riad agli accordi di Abramo, pena lo stop all'intesa stessa. Parola di Casa Bianca e - soprattutto - di Donald Trump, che ieri a sorpresa ha cambiato le carte in tavola con un post su Truth. 

Non c'è stata infatti nessuna menzione della 'clausola' nell'annuncio di due giorni fa del dipartimento dell'Energia Usa: un'indicazione del fatto che gli Accordi di Abramo non dovrebbero fare parte dei documenti firmati dalle parti, a differenza di quanto comunicato ieri dal tycoon.  

Il Times of Israel, nel ricordare che l'amministrazione Biden aveva subordinato la cooperazione nucleare con l'Arabia Saudita al suo riconoscimento di Israele, fa intanto notare come il post di Trump arrivi dopo che sostenitori di Israele hanno espresso allarme per la decisione di procedere all'intesa senza subordinarla all'adesione di Riad agli accordi mediati dalla prima amministrazione Trump nel 2020, per la normalizzazione dei rapporti tra Tel Aviv e diversi Paesi Arabi. 

 

L'intesa, ha spiegato ieri il presidente americano su Truth, "è completamente subordinata all'adesione da parte dell'Arabia Saudita agli accordi di Abramo, molto apprezzati e di successo". Nel post, Trump ha spiegato anche che verrà approvato "un accordo per il nucleare civile (non ci sarà arricchimento di materiale) per uso unicamente non militare, come quelli che l'Iran e gli Emirati (e altri) hanno". Gli Stati Uniti, ha poi aggiunto, "non si oppongono a impianti nucleari civili (senza l'arricchimento)". 

"Se non aderiscono agli accordi di Abramo, l'intesa salta", l'ultimatum arrivato poi dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, spiegando ai giornalisti che il presidente Trump non ha ancora parlato con la leadership saudita dopo il post. 

E a chi le chiedeva come mai questa condizione non sia stata menzionata nella dichiarazione con cui mercoledì scorso il segretario all'Energia ha annunciato l'accordo sul nucleare, la portavoce ha risposto dicendo che il presidente Trump "è quello che chiude l'accordo finale" e che "in numerose occasioni" ha comunicato ai sauditi quanto sia necessario che Riad aderisca agli accordi. 

"Il presidente ha pubblicato la sua dichiarazione poche ore fa - ha detto ancora -, non credo che abbia parlato con Mohammed bin Salman da allora, comunque è qualcosa che aveva sollevato nelle conversazioni precedenti e detto molte volte in passato". Il principe ereditario ha però affermato più volte che non normalizzerà le relazioni con Israele fino a quando non ci sarà un chiaro percorso verso uno Stato palestinese. 

 

"Non a quanto ne sappia", ha poi risposto a chi le chiedeva se sia stato Benjamin Netanyahu a chiedere l'adesione come condizione per accettare l'accordo. "Questa è un'idea che il presidente ha da molto tempo", ha aggiunto la portavoce, che ha quindi ribadito quanto detto da Trump.  

"L'accordo con l'Arabia Saudita, l'accordo energetico, dipende da questa condizione, per quanto concerne il presidente. Lui vuole che questi Paesi firmino gli accordi di Abramo che è uno dei più storici risultati del suo primo mandato - ha continuato Leavitt -, e questo continua ad essere un suo obiettivo a lungo termine, espandere questi accordi per arrivare alla fine ad una situazione in cui il Medio Oriente può essere pacifico e stabile". 

 

Dal canto suo, il premier israeliano Netanyahu ha spiegato che, "come ha detto il presidente Donald Trump, l'adesione dell'Arabia Saudita agli accordi di Abramo sarebbe uno storico passo verso la pace in Medio Oriente".  

Nella dichiarazione diffusa dall'ufficio del primo ministro su X, Netanyahu ha poi aggiunto che è stata "l'azione militare congiunta americana e israeliana contro il regime genocida di Teheran e la repressione israeliana dell'asse del terrore iraniano ad aver creato la possibilità di espandere il cerchio della pace". Una "pace attraverso la forza", la conclusione post. 

 

E Riad? Secondo fonti anonime, citate dalla giornalista americana Laura Rozen e ripresa da Times of Israel, l'intesa ormai "è stato firmata, quindi non c'è nulla da rinegoziare. I tweet non annullano gli accordi firmati". 

 

23 lug 2026

Usa, nuovi dazi di Trump: da oggi tariffe dal 10 al 12,5%: anche l'Europa nel mirino

(Adnkronos) - Gli Usa hanno annunciato l'imposizione di nuovi dazi su numerosi partner commerciali, tra cui quelli dell'Unione Europea. Le nuove tariffe imposte da Trump entrano in vigore oggi, alla scadenza dei temporanei dazi del 10% introdotti in precedenza dagli Usa. Il provvedimento era stato varato come soluzione tampone dopo la sentenza con cui la Corte Suprema a febbraio aveva bocciato i dazi varati dal tycoon ad aprile 2025. 

La decisione dell'amministrazione Trump viene motivata dalle preoccupazioni relative al lavoro forzato ("qualsiasi lavoro o servizio estorto a una persona sotto la minaccia di una sanzione e per il quale la persona non si è offerta volontariamente", secondo la definizione dell'International Labour Organization, l'agenzia Onu che si occupa di lavoro). Le nuove tariffe variano dal 10% al 12,5%, mentre i prodotti già soggetti a dazi settoriali specifici non saranno interessati. 

Secondo i critici, spiega il Washington Post, i nuovi dazi fanno parte di una più ampia campagna del presidente per ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni. L'annuncio riguarda gli acquisti statunitensi da 60 Paesi che, secondo l'amministrazione Usa, importano beni prodotti con il lavoro forzato anziché acquistare prodotti realizzati da lavoratori americani meglio retribuiti. 

I Paesi che non hanno leggi che vietano tali merci - come Cina, Regno Unito e Giappone -, da oggi saranno quindi soggetti a tariffe del 12,5%. Gli altri, inclusi quelli nell'Unione Europea, saranno colpiti da dazi del 10% se non le faranno rispettare. Alcune importazioni statunitensi, come i prodotti regolati dall'accordo Stati Uniti-Messico-Canada e il petrolio e il gas, sono invece esenti dalle nuove tariffe. 

Funzionari dell'amministrazione, che hanno parlato con il Washington Post a condizione di rimanere anonimi, hanno affermato che la decisione deriva dalla storica opposizione del presidente Donald Trump al lavoro forzato. 

 

23 lug 2026

Nucleare, cos'è l'accordo Stati Uniti-Arabia Saudita e perché preoccupa

(Adnkronos) - Gli Usa e l'Arabia Saudita hanno siglato un accordo per l'uso civile dell'energia atomica da parte del Regno, che utilizzerebbe tecnologia americana. Dell'accordo si sa poco, ma ha messo in allarme diversi Paesi della regione, perché viene considerato come il primo passo verso una corsa all'arma atomica nel Medio Oriente, uno dei quadranti più instabili del mondo. L'accordo trentennale, spiega il Guardian, è concepito per soddisfare il "fabbisogno energetico" dell'Arabia Saudita, come dichiarato dal segretario all'Energia statunitense Chris Wright. Nell'ambito dei piani per l'economia del principe ereditario Mohammed bin Salman, Riad mira a utilizzare l'energia nucleare per produrre elettricità, liberando maggiori quantità di petrolio per l'esportazione.  

L'accordo renderebbe le aziende americane centrali nello sviluppo delle infrastrutture nucleari del Paese, impedendo al contempo a concorrenti come Cina e Russia di insediarsi. Non ci sono cifre ufficiali, ma si stima che l'accordo valga decine di miliardi di dollari: sarebbe la continuazione di un piano concepito per la prima volta durante l'amministrazione di Joe Biden.  

Questo accordo prevedeva che gli Stati Uniti si impegnassero nella cooperazione nucleare in cambio dell'instaurazione di relazioni diplomatiche formali tra l'Arabia Saudita e Israele, prospettiva che è stata stoppata dall'attacco del 7 ottobre 2023 perpetrato da Hamas. L'amministrazione Trump ha deciso di portare avanti l'accordo con i sauditi senza un'intesa con Israele. 

L'accordo, pare, aprirebbe la strada alla costruzione di un impianto di arricchimento dell'uranio in Arabia Saudita, a condizione che uno studio congiunto tra Stati Uniti e Arabia Saudita stabilisca che è necessario. Lo studio durerebbe due anni, lasciando potenzialmente al successore di Donald Trump alla Casa Bianca la decisione di autorizzare o meno l'arricchimento dell'uranio nel Paese. 

Molti Paesi con centrali nucleari non arricchiscono l'uranio in casa, un processo che in teoria potrebbe produrre uranio altamente arricchito, utile alla costruzione di un'arma nucleare. Invece di produrlo, importano combustibile per i reattori. Washington, tuttavia, avrebbe il controllo sull'uranio arricchito e sul combustibile esaurito dei reattori, il che, secondo la Casa Bianca, garantirebbe che non possano essere riutilizzati per la produzione di una bomba. 

Da anni le organizzazioni per la non proliferazione nucleare avvertono che un accordo di questo tipo potrebbe spingere l'Arabia Saudita a sviluppare un'arma nucleare. Riad ha affermato in passato di aver bisogno di un'arma atomica qualora il suo rivale regionale, l'Iran, ne acquisisse una. 

Si teme che dotare l'Arabia Saudita di un programma nucleare nazionale possa innescare una corsa agli armamenti nucleari in tutto il Medio Oriente, spingendo altri Paesi a perseguire capacità simili. Israele, noto per il suo programma nucleare segreto, avrebbe espresso preoccupazione per il fatto che l'accordo potrebbe innescare una corsa agli armamenti nella regione.  

Anche i Democratici al Congresso hanno manifestato preoccupazioni simili. Tuttavia, è improbabile che l'accordo venga bloccato dal Congresso. Si prevede che venga sottoposto all'approvazione del Congresso nei prossimi giorni ma, per bloccarlo, il Congresso dovrebbe approvare una risoluzione congiunta e ottenere una maggioranza di due terzi per superare il veto presidenziale. 

 

23 lug 2026

Minori, via libera del Cdm alla norma 'anti-maranza': cosa prevede

23 lug 2026

Superenalotto, numeri combinazione vincente oggi 23 luglio 2026

(Adnkronos) - Nessun '6' nè '5+1' al concorso del Superenalotto di oggi, giovedì 23 luglio 2026. Alla prossima estrazione il jackpot sarà di 198,7 milioni di euro. 

 

La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. 

La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata. 

 

Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: 

- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; 

- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; 

- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; 

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- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; 

- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro. 

 

E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni. 

 

Questa la combinazione vincente del concorso di oggi, giovedì 23 luglio 2026: 2, 12, 22, 34, 70, 74. Numero Jolly: 41. Superstar: 8. 

 

23 lug 2026

Via libera governo a norma su imputabilità minori, Meloni: "Chi sbaglia paga, anche se ha 15 anni"

(Adnkronos) - "Oggi il governo ha approvato un disegno di legge che cambia le regole sull'imputabilità dei minori. Vorrei spiegarvi cosa cambia e perché". Così la premier Giorgia Meloni in un video sui social sulla norma 'anti maranza'. "Comincio da un principio che noi stiamo cercando di affermare in ogni ambito chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre anche se ha 15 o 16 anni".  

"Il nostro ordinamento prevede attualmente che un minore tra i 14 e i 18 anni risponda del reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e volere. Con questo provvedimento quella capacità si presume sempre, significa che si potrà ancora dimostrare il contrario davanti a un giudice, ma il punto di partenza cambia: prima si presumeva la incapacità, oggi si presume la responsabilità", spiega ancora Meloni. 

"Questa norma - dice la premier - colpisce soprattutto chi pensa di essere intoccabile, sfrutta i minori come manovalanza per i propri affari, ma serve anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono perchè sanno che tanto non accadrà loro nulla".  

 

 

"E' chiaro che la norma da sola non risolve il problema né quando si parla di giovanissimi si può ragionare solo di repressione. Questo provvedimento è un tassello in un percorso molto più difficile e spesso silenzioso. Perchè un ragazzo di 15 o 16 anni che diventa violento e commette reati quasi mai ci arriva da solo", continua. 

"Molto spesso c'è una famiglia che lo ha dimenticato, una scuola che ha perso i contatti, un quartiere dove la sera non c'è nulla, un adulto che ha approfittato del vuoto. Riempire quel vuoto richiede molto lavoro, sostegno alle famiglie, scuola, formazione, lavoro, centro sportivi, spazi di aggregazione, lotta al degrado, presidi nelle aree più difficili e noi stiamo lavorando su tutti questo fronti tutto si tiene insieme. La fermezza senza alternative non basta ma le alternative senza fermezza non risolvono il problema". 

"Alcuni risultati si iniziano a vedere e per questo vogliamo insistere. Uno Stato giusto ha il coraggio di cambiare le regole quando non funzionano e ha il dovere di essere severo con chi sbaglia ma anche presente con chi rischia di perdersi, perché non c'è vera libertà senza responsabilità". 

 

“Non abbiamo abbassato l’età per l'imputabilità, che rimane 14 anni, e non vi sono aggravamenti della pena, vi è una inversione invece della concezione nell'incapacità di intendere e di volere, cioè della cosiddetta imputabilità del minore che oggi è deve essere positivamente confermata e accertata volta per volta e invece da ora in poi sarà presunta, e quindi è soggetta a prova contraria”, ha detto intanto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio al termine del Consiglio dei ministri dopo l’approvazione del ddl in materia di imputabilità del minore. “Con questa norma abbiamo invertito l’onere della prova” ha aggiunto Nordio. 

"Questo è il tassello finale di tutta una serie di provvedimenti a partire dal decreto Caivano che sono stati adottati in questi anni a seguito dell’aumento della delinquenza minorile. La norma intende facilitare le indagini, perché partendo dal presupposto che una persona che commette un reato a 16 anni sia presumibilmente cosciente di quello che sta facendo, spetta al diretto interessato dare la prova contraria della sua capacità di intendere e di volere. Oggi si presume che quella persona non sia del tutto capace e che l’imputabilità debba essere accertata volta per volta, d'ora in avanti invece sarà il contrario", spiega il ministro. 

 

"Ok dal Consiglio dei ministri a una nuova stretta anti-maranza chiesta a gran voce dalla Lega. Chi commette un reato sarà imputabile anche dai 14 anni in su. Chi sbaglia, paga. Avanti Lega!", commenta sui social il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini. 

 

La norma scatena l'ira delle opposizioni, a partire dai dem. "Hanno fatto un Cdm senza affrontare un'altra volta il problema della benzina che è tornata a costare più di 2 euro. Questi sono i problemi concreti che gli italiani si aspettano che il governo affronti. Basta con la propaganda". Così la segretaria del Pd Elly Schlein, a margine della Festa de l'Unità a Bagno a Ripoli. "Ancora una volta il governo sceglie la strada della propaganda e della repressione invece di affrontare le vere cause del disagio giovanile. Con il provvedimento approvato oggi dal Consiglio dei ministri, che rende automaticamente imputabili i minori tra i 14 e i 18 anni, si continua a criminalizzare un’intera generazione, anziché investire in prevenzione, educazione, inclusione e sostegno", fa eco Matteo Mauri, deputato e responsabile Sicurezza del Partito democratico, commentando il provvedimento. "La sicurezza non si costruisce trattando i giovani come un problema di ordine pubblico, ma offrendo opportunità, servizi e strumenti per contrastare fragilità ed esclusione. Serve una politica capace di ascoltare e accompagnare i ragazzi, non di etichettarli e punirli. È questa l’alternativa che il governo continua a rifiutare", conclude Mauri. 

"Le parole di Carlo Nordio sono gravissime. Dopo sei decreti Sicurezza e il decreto Caivano, il governo ammette che la criminalità minorile è aumentata. È la prova del fallimento delle politiche della destra: più propaganda, più repressione, meno sicurezza", dichiara Angelo Bonelli, parlamentare di Alleanza verdi e sinistra e co-portavoce di Europa verde. "Invece di investire nella scuola, negli educatori, nei servizi sociali, nella salute mentale, nei centri culturali e sportivi delle periferie – abbandonate al degrado, all’emarginazione e alla povertà educativa a causa di tagli del governo ai finanzianti per i servizi sociali, culturali e sportivi – Meloni e Nordio scelgono di rispondere al disagio giovanile con il carcere e con una deriva autoritaria che sostituisce la prevenzione con il sospetto e le politiche sociali con il diritto penale", aggiunge. "La sicurezza si costruisce offrendo opportunità, non riempiendo le carceri di ragazzi. Senza una grande politica per l’istruzione, la cultura, lo sport e l’inclusione sociale, il carcere rischia di trasformarsi in una scuola di criminalità, dove si preparano i boss di domani invece di recuperare i cittadini di domani. La destra trasforma i giovani nel capro espiatorio del proprio fallimento", conclude Bonelli. 

"Ci eravamo illusi che la destra avesse toccato il fondo in materia di politiche giovanili con la pdl Fascina che abbassa l’età della imputabilità ai tredici anni. Invece oggi il Cdm sfodera un meccanico perverso per rendere ragazzini e ragazzine imputabili sempre e comunque, a prescindere dalle valutazioni del giudice sulla personalità e sulla maturità del minorenne. Consola l’idea che la Consulta, semmai andranno avanti su questa strada, penserà a fermarli, anche perché nel diritto penale, come è noto, gli automatismi non devono operare (legittima difesa docet)”. Così il capogruppo di Avs nella commissione Giustizia della Camera Devis Dori. “I liberali di Forza Italia o si vergognano o, evidentemente, non sono più tanto liberali, seguendo questa assurda politica di criminalizzazione permanente dei giovani”. 

 

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