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20 set 2026

M5S, la base approva il programma in 20 punti: "L'invio di armi all'Ucraina allontana la pace"

(Adnkronos) - Con il 91,7% dei sì, la base del Movimento 5 stelle ha dato mandato al presidente Giuseppe Conte per andare al tavolo di coalizione e dire che "continuare a inviare armi" all'Ucraina "allontana pace". Nei voti sulla politica estera, però, la proposta è quella che riceve il favore minore, anche se molto plebliscitario, ma tant'è. L'okay al "primato del diritto internazionale", per dire, arriva al 98,3%, seguito a ruota dalla Conferenza internazionale e il riconoscimento dello Stato di Palestina che raccoglie il 97,9% dei voti favorevoli.  

Il 94,1% vuole il no al piano di riarmo europeo e il 91,8% il no all'innalzamento della spesa per la difesa. Su un totale di 106.829 votanti, hanno partecipato al voto sul no all'invio di armi all'Ucraina in 39.770, ovvero il 37,2% degli aventi diritto. In 36.461 hanno detto sì e 3.309 no. 

 

Dal palco di Nova, il leader del M5S Giuseppe Conte accusa la maggioranza di aver mostrato in quattro anni la propria vera direzione: premierato come “pieni poteri”, giustizia sotto controllo politico, norme che indebolirebbero le indagini e favorirebbero delinquenti e spacciatori. Critica le nomine “agli amichetti” e la gestione dei casi giudiziari interni. Poi punta il dito contro le “tre firme” di Giorgia Meloni che, a suo dire, danneggerebbero l’interesse nazionale: Patto di stabilità con tagli a sanità e scuola, patto di riarmo che favorirebbe la Germania mentre Afd cresce, e l’accordo Nato per portare la spesa militare al 5%. Infine rilancia una coalizione “radicalmente progressista”, solida e destinata a durare cinque anni, senza passi indietro e con l’obiettivo dichiarato di cambiare l’Italia nell’interesse di tutti. 

 

Tutte le proposte sottoposte al vaglio della comunità del Movimento 5 stelle sono state approvate. Sul totale dei 159 quesiti complessivi, compreso quello sulle armi all'Ucraina, si sono espressi in 45.340, esprimendo in tutto 6.068.826 voti. 

Su una platea di 106.829 iscritti al Movimento 5 stelle, hanno partecipato al voto per le proposte che Giuseppe Conte porterà al tavolo di coalizione in 45.340, ovvero poco più del 42%. Nel dettaglio, hanno votato il 41,68% degli aventi diritto (44.523) sui temi quali ambiente, energia, casa, scuola, informazione e digitale, il 37,23% (39.770) sui temi di giustizia, sicurezza, esteri, immigrazione, democrazia, partecipazione e diritti, il 36,65% (39.153) sui temi di sanità, Welfare, lavoro ed economia. 

Mentre il Patto generazione, riservato solo ai giovani iscritti, su una platea di 9235 votanti, hanno espresso il loro voto il 20,25%, ovvero 1870 giovani. Tutti i 12 punti hanno ricevuto parere positivo, ma con molte differenza. Il diritto di voto ai 16enni è stato promosso 'solo' dal 52,35% dei votanti, contro il 47,65% che ha bocciato la proposta. Numeri non plebliscitari anche per un capitale di 15mila euro per i neodiciottenni, promosso dal 78,4%, e per un reddito di base (1000 euro al mese) per chi lavora nella cultura, i sì sono stati il 76,52%. 

Delle 159 proposte approvate dalla comunità del Movimento 5 stelle, alcune sono state votate con più favore, altre leggermente di meno. Per esempio: il 99,7% dei votanti dice sì alla politica fuori dalla sanità, e quindi il no a che le nomine dei vertici sanitari siano fatte nelle stanze delle varie amministrazioni regionali. Grande plebiscito anche per la legge contro il conflitto d'interessi, la cosiddetta norma 'anti-Renzi', che raccoglie il 99,5% dei voti favorevoli, e su tenere fuori i partiti della Rai, 99,2% dei sì.  

Nell'ambito sanitario, il 98,1% dice sì all'abbattimento delle liste d'attesa grazie ai proventi della sanità privata. In quello sull'immigrazione, bene (con il 98,6% dei voti favorevoli) l'abolizione della Bossi-Fini e l'attivazione del click day, un po' meno bene la proposta sullo ius scholae, che pur viaggiando su percentuali alte si ferma all'89,4% dei consensi totali. Un dato, al ribasso, che registrano anche le proposte sulla penalizzazione della cannabis, con l'okay 'solo' dell'84,5% dei voti espressi, e quella sul voto ai sedicenni e ai fuori sede, a cui dice sì l'84,4%. 

Sui diritti da acquisire, si viaggia su percentuali più alte. Al matrimonio egualitario dicono in sì il 94,2% dei votanti, al fine vita il 95,9%, a una legge sull'omolesbotransfobia il 94,7%. Alle adozioni per le coppie omogenitoriali, invece, il dato si ferma all'84,3%. Ancora: l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole piace al 97,5%, la stessa percentuale che dice sì anche all'obbligo scolastico davvero gratuito. Raccolgono un po' meno favore gli asili nidi gratis per tutti, è il 96,6% che è d'accordo. Nel capitolo delle tasse, depauperato della patrimoniale, la proposta che dice di abbassare al lavoratori e alle imprese, ma aumentarle a chi specula registra il 98,6% dei voti favorevoli. Mentre due delle grandi battaglie dei Cinquestelle, come il reddito di cittadinanza, ribattezzato Reddito 2.0, piace al 97,8%, la reintroduzione del reato di abuso d'ufficio al 98,9%, e infine la riduzione progressiva per i contributi pubblici diretti all'editoria al 97,4%. 

 

 

20 set 2026

Russia al voto, partecipazione alle 15 al 52,6%: superato il dato delle precedenti consultazioni

(Adnkronos) - L'affluenza alle urne per le elezioni per il rinnovo della Duma è superiore a quella registrata nell'ultima consultazione. Lo scrive la Tass, riportando che secondo la commissione centrale elettorale alle 15.14, ora di Mosca, aveva votato il 52,6% degli aventi diritto, con un aumento dello 0.9% rispetto alle elezioni per il rinnovo della Duma di cinque anni fa, quando l'affluenza era stata del 51,7%.  

Il Paese entra nel terzo giorno e ultimo giorno di votazioni per la Duma di Stato, composta da 450 seggi, che sono iniziate il 18 settembre e si concluderanno stasera, domenica 20 settembre. Si tratta delle prime elezioni parlamentari in Russia da quando Mosca ha lanciato l'invasione su vasta scala dell'Ucraina nel febbraio 2022. 

Il partito Russia Unita, allineato al Cremlino, domina attualmente la camera bassa del Parlamento. 

 

La commissione elettorale russa ha annunciato oggi di aver rilevato "più di mille" attacchi informatici rivolti contro le elezioni parlamentari. "Sono stati registrati più di mille attacchi DDoS contro le infrastrutture russe coinvolte nel processo elettorale", ha dichiarato Ella Pamfilova, presidente della commissione elettorale, citata dalle agenzie di stampa russe. 

 

"L'attacco senza precedenti è stato chiaramente pianificato con l'obiettivo di interrompere le elezioni. Il nemico non ha avuto successo" scrive su Telegram il sindaco di Mosca, Sergei Sobayanin, accusando l'Ucraina di aver lanciato oltre 1600 droni contro la Russia, 450 dei quali diretti contro la capitale, abbattuti dalle difese aree russe.  

20 set 2026

Prof accoltellata, indagini sul video dell’aggressione e su chi era in videochiamata

20 set 2026

Prodi: "Se AfD vince elezioni in Germania, l'Ue è finita"

(Adnkronos) - "Se l’AfD vince le elezioni tedesche l’Europa è finita. Questa è la realtà". E' lo scenario che Romano Prodi, ex presidente del Consiglio e ex presidente della Commissione europea, delinea in un'intervista al 'Sole 24 Ore' nel giorno in cui in Germania vanno in scena elezioni locali nel Meclemburgo e a Berlino. 

"Alternative für Deutschland è antieuropea, è massicciamente contro le istituzioni multinazionali, è nazionalista, è razzista, non c’è più nulla di Europa. Siccome la Germania non solo è la potenza economica più importante d’Europa, ma da quando è cominciata la guerra in Ucraina ha messo su un programma di riarmo per cui diventerà la più grande potenza sia militare che politica, se succede questo, la mia risposta è molto semplice: è finita l’Europa, amen", dice Prodi. 

Quanto alla settimana appena trascorsa importante per l'Europa, che ha visto il discorso sullo Stato dell'Unione di Ursula von der Leyen e l'intervento al Parlamento europeo di Mark Carney, l’ex governatore della BoE e della Bank of Canada, per creare un’alleanza strategica, Prodi sottolinea come quest'ultimo sia stato "perfetto". "Però - sottolinea - qui il problema è metterlo in atto. Bisogna stare sui fatti". Ad esempio, la proposta di essere in qualche modo legati Canada e Ue, non esiste ancora una forma istituzionale per realizzarla. Bisogna quindi lavorarci". Quanto al rendere concrete delle proposte, Prodi cita il caso dell'accordo Ceta, il Trattato di libero scambio con il Canada: "l’accordo è stato firmato nel 2016 e approvato nel 2017 dal Parlamento europeo. Dieci Paesi non hanno ancora ratificato l’accordo, fra i quali l’Italia. Il problema dell’Europa, è che si fanno bei discorsi ma poi si fermano lì, perché i metodi di voto non permettono di mettere in atto le decisioni prese". E ancora: "La Commissione è diventata un organo che fa proposte e poi si ferma lì. E in secondo luogo la Commissione finisce con il rifugiarsi nel moltiplicare i regolamenti, le istruttorie, cioè tante cose di cui può avere la competenza e che in qualche modo sostituiscono gli aspetti che gli sono già sfuggiti di mano. Questo è il problema", conclude l'ex presidente del Consiglio. 

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