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Pirlo rompe il silenzio sul caso Russia: "Collaborazione commerciale non c'entra con politica"

(Adnkronos) - Andrea Pirlo, candidato all'incarico di ct della Nazionale, rompe il silenzio dopo giorni di polemiche legate alla sua collaborazione con Fonbet, provider russo di scommesse. "Negli ultimi giorni ho assistito con grande amarezza al dibattito che si è sviluppato intorno al mio nome e alla possibilità di ricoprire il ruolo di Commissario Tecnico della Nazionale italiana. Per rispetto nei confronti delle istituzioni, della Federazione e di tutte le persone coinvolte, ho scelto finora di mantenere il silenzio. Ritengo però doveroso chiarire alcuni aspetti", scrive Pirlo sul suo profilo Instagram. 

"Nel corso della mia carriera, prima da calciatore e oggi da allenatore, ho sempre svolto la mia attività nel pieno rispetto delle leggi dei Paesi in cui ho lavorato e dei contratti che ho sottoscritto. La collaborazione professionale oggetto delle recenti polemiche nasce nell’ambito del mio percorso lavorativo negli Emirati Arabi Uniti ed è esclusivamente di natura commerciale e sportiva. Attribuire a tale collaborazione un significato politico significa attribuirmi convinzioni che non ho mai espresso e che non mi appartengono", afferma Pirlo, quasi in risposta alle dichiarazioni di molti esponenti politici che giudicano inopportuna la sua eventuale nomina a ct.  

"Desidero ringraziare Maldini e Leonardo per la stima e la fiducia che mi hanno dimostrato. Conosco la loro competenza, la loro serietà e l’amore che hanno sempre dedicato al calcio italiano", dice riferendosi al numero 1 del club italia e all'advisor che sono impegnati, con il presidente federale Giovanni Malagò, nella ricerca del nuovo ct. "Mi rammarica che una scelta di carattere sportivo sia stata rapidamente trascinata in un confronto pubblico che ha finito per attribuire alla mia persona significati e intenzioni che non mi appartengono. L'amore per l'Italia non dipende da un incarico. Fa parte della mia storia, della mia identità e continuerà ad accompagnarmi, sempre", conclude Pirlo. 

26 lug 2026

Iran, Trump ferma gli attacchi: 3 motivi per lo stop, l'analisi

(Adnkronos) - I Patriot scarseggiano. I raid non bastano per danneggiare Teheran. I negoziati possono ripartire. Tre motivi diversi per una sola decisione. Donald Trump ha fermato da oltre 48 ore gli attacchi contro l'Iran dopo quasi 2 settimane di operazioni militare quotidiane. Lo stop deciso dal presidente americano, in una crisi che paralizza lo Stretto di Hormuz con effetti sul prezzo del petrolio e dei carburanti, secondo gli analisti potrebbe essere il risultato di 3 cause differenti: una non esclude le altre e tutte, alla fine, possono avere un peso nelle scelte che vengono adottate alla Casa Bianca. 

Per il New York Times, Trump ha messo in pausa i piani per l'escalation militare nel timore che un'intensificazione del conflitto possa pericolosamente esaurire le già ridotte scorte degli intercettori Patriot e altre munizioni per la difesa aerea. La svolta nello Studio Ovale è maturata nella giornata di venerdì. Il presidente ha discusso con i suoi principali consiglieri e membri del suo gabinetto la riduzione delle scorte dei Patriot, con particolare attenzione alla situazione delle basi americani in Medio Oriente. Il giornale americano precisa, citando due fonti informate, che è stato il generale Dan Caine, capo degli Stati Maggiori Riuniti, ad avvisare il presidente: una ripresa di un'ampia campagna militare contro l'Iran, per quanto fattibile, diminuirebbe in modo pericoloso le scorte di intercettori ed altre munizioni a disposizione del Comando Centrale, che gestisce le operazioni in Medio Oriente. 

Anche la Cnn accende i riflettori sulla riunione di venerdì, aggiungendo che oltre al generale Caine anche il vice presidente JD Vance ha espresso dubbi riguardo ad un'escalation nel conflitto con l'Iran. L'emittente americana certifica che su queste basi, dopo due settimane di raid notturni consecutivi, gli Stati Uniti abbiano messo in pausa la campagna di bombardamenti. 

 

Un altro tassello, legato ad una valutazione del peso 'offensivo' delle valutazioni', viene aggiunto da Axios. Secondo la testata, il comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), l'ammiraglio Brad Cooper, è stato l'ago della bilancia. Il comandante ha spinto per interrompere la campagna di bombardamenti nella regione dello Stretto di Hormuz perché l'efficacia delle azioni si è esaurita. Secondo le fonti, Cooper ha osservato che la maggior parte degli obiettivi designati per i bombardamenti sono venuti meno: l'attuale livello dei raid non consente di salire un ulteriore gradino e, di fatto, non ha senso continuare a martellare in maniera monocorde. Gli Usa, quindi, si troverebbero ad un bivio: aumentare l'intensità degli attacchi e alzare l'asticella, oppure fermare la macchina bellica. Per ora, prevale la seconda soluzione.  

 

La scelta si rivela funzionale ad una potenziale ripresa del dialogo sull'asse Washington-Teheran. Dietro le quinte, come ha spiegato lo stesso Trump, le comunicazioni non sono mai cessate. Lo stop agli attacchi americani può consentire a funzionari omaniti, volati a Teheran, di dialogare con la repubblica islamica sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Trump, quindi, sta dando "un po' di spazio" ai colloqui, per usare le parole con cui l'ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite, Mike Waltz, risponde a Fox News: "Gli sta dando un po' di margine". Trump, nelle ultime uscite pubbliche, secondo Waltz "ha sempre affermato chiaramente di preferire la diplomazia, ma ha mostrato all'Iran cosa succederà se non si siederanno al tavolo delle trattative in modo serio". 

26 lug 2026

Livorno minaccia vigili con un coltello, agente spara e ferisce senzatetto

26 lug 2026

Rissa nel match amichevole, l'arbitra finisce k.o.

26 lug 2026

Tour de France, quinto trionfo di Pogacar. Ultima tappa a Van der Poel

26 lug 2026

Cannes-Roma 3-3, non bastano la doppietta di Dybala e il gol di Malen. Espulso Wesley

26 lug 2026

La Russa: "Meloni presidente della Repubblica? Lo diventerà, magari non stavolta..."

(Adnkronos) - Giorgia Meloni presidente della Repubblica? "Secondo me lo diventerà presidente della Repubblica, magari la prossima volta e non questa". Ignazio La Russa, presidente del Senato, vede un futuro al Quirinale per l'attuale presidente del Consiglio. "Quando, non lo so. Ma se un giorno Meloni diventasse presidente della Repubblica sarebbe un grande bene per l'Italia. Non credo voglia farlo adesso ma non c'è nessuna ragione che possa suonare come allarme", dice La Russa all'Estate del principe a Viareggio. Secondo il presidente del Senato, "anche una fetta del centrosinistra" ne sarebbe felice. L'esponente di Fratelli d'Italia non si considera un candidato alla successione di Sergio Mattarella. La presidenza della Repubblica "non è una cosa che io potrei reggere", è un ruolo, "mi perdoni il presidente della Repubblica, un po' ingessato, un po' chiuso". 

Capitolo legge elettorale: "Immaginare che arriva una norma" come la legge elettorale "e nessuno presenta gli emendamenti non è mai capitato. Quello che capita di frequente è che poi alla fine il primo testo licenziato viene riconfermato, ma in questo caso il primo testo confermato è passato per un voto con gravi disattenzioni della maggioranza", dice La Russa facendo riferimento alla bocciatura dell'emendamento sulle preferenze. "Alcuni ministri addirittura non hanno votato, presiedeva uno di centrodestra, non presiedeva uno di sinistra, non presiedeva il presidente della Camera" facendo in modo che "il vicepresidente di centrodestra votasse". "Io sono convinto che se ripresenteranno" l'emendamento sulle preferenze "è possibile che questa volta senza voto segreto, il che costringe tutti a metterci la faccia, si vede chi è favorevole e chi è contrario veramente. Bocciare una legge non è come bocciare un emendamento", conclude La Russa. 

26 lug 2026

Attentato Berlino, il sospettato è morto: Abdul Ballout ucciso dalle forze speciali

(Adnkronos) - Abdul Ballout, ricercato per l'attacco al Pride di Berlino, è morto. Il 21enne è stato ucciso oggi domenica 26 luglio in un'operazione delle forze speciali nella capitale tedesca è in particolare nel quartiere di Spandau. La polizia di Berlino ha reso noto su X che l'uomo è stato colpito da un proiettile ed è morto nonostante i tentativi di rianimazione. Le forze speciali sono intervenute in un orto dove sarebbe stato individuato un capanno, a quanto pare di proprietà del padre del sospettato. L'operazione è iniziata alle 15: gli agenti hanno isolato l'area, controllata dall'alto dagli elicotteri, e verso le 18 sono entrati in azione. 

Il giovane ha affrontato gli agenti con un'arma da taglio, le forze speciali hanno aperto il fuoco e ucciso il 21enne. La ricostruzione di Bild evidenzia che Ballout, individuato grazie alle informazioni fornite da persone a lui vicine, è deceduto alle 18.34. Testimoni hanno riferito di aver sentito due raffiche ravvicinate di 4 colpi ciascuna. Secondo l'agenzia di stampa tedesca Dpa, l'uomo è stato colpito da un proiettile ed è deceduto.  

Anche il ministro federale degli Interni Alexander Dobrindt (CSU) ha riferito alla ZDF di un'operazione delle forze speciali durante la quale è stato esploso un colpo d'arma da fuoco e nella quale una persona è morta a seguito dello sparo. 

La morte di Ballout non pone fine all'inchiesta sull'attentato, che nella serata di sabato 25 luglio ha provocato la morte di una donna e il ferimento di 29 persone. Gli investigatori hanno raccolto testimonianze secondo cui, a bordo del van utilizzato per l'attacco, sarebbe stata presente una seconda persona. Secondo informazioni ottenute da Bild, gli inquirenti hanno fermato e interrogato tre persone vicine al sospettato. Due di loro sono state rilasciate, mentre una rimane in custodia. "Dobbiamo arrivare ad avere elementi concreti nei confronti di questi individui. Se non ci riusciamo, dovranno essere rilasciati dopo 48 ore", ha spiegato Florian Nath, portavoce della polizia. 

26 lug 2026

L'Inter batte 2-1 il Karlsruhe in rimonta nel recupero grazie a Diouf

26 lug 2026

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