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Timofeeva e l'orologio rubato negli spogliatoi: "Lo avevo lasciato incustodito per 10 minuti..."

4 ott 2026

Chiambretti-Freccero, la domanda sulla morte e le lacrime nascoste da una risata

4 ott 2026

Il punto di vista di Follini: lo smarrimento delle leadership europee e la resa alla predicazione populista

(Adnkronos) - "Sulla crisi che attanaglia le due culture politiche dominanti nel dopoguerra europeo, quella cristiano democratica e quella socialdemocratica (e le culture affini e vicine) ci arrovelliamo da anni e anni senza riuscire a trovare uno straccio di risposta che ci aiuti a capire fino in fondo quello che è successo. Come a dirci che in quelle crisi c’è qualcosa di inesorabile, un passaggio d’epoca che non offre scampo e lascia spazio solo a un accorato lamento su di un destino che pare già deciso. Lamento accorato, appunto, ma forse anche inutile per come lo andiamo esprimendo. E’ evidente che in questa caduta vi è qualcosa che è più forte di noi. E che va perfino al di là dei nostri difetti. Infatti, non appena crolla l’antagonista storico, il comunismo di marca sovietica, l’onda d’urto finisce per abbattersi anche su quanti sarebbero titolati a beneficiarne.  

Così, caduto il muro di Berlino e archiviato il socialismo reale (come si chiamava all’epoca), l’establishment liberal-democratico si è trovato investito e quasi travolto dalle macerie del nemico di un tempo. Circostanza piuttosto paradossale. Destino ingiusto, si dirà. Ma fino a un certo punto. Infatti il grande errore delle classi dirigenti che si trovano ad ereditare il tracollo del loro avversario storico sta tutto nel loro sentirsi sollevate da ogni dovere di introspezione, quasi esaltate dalla condizione di egemonia politica nella quale pensano di trovarsi. A quel punto il libero mercato va per suo conto, perde ogni remora e si organizza in modi troppo socialmente egoisti per essere anche politicamente utili. Così crescono le disuguaglianze e le disinvolture di un sistema che diventa iniquo quando si illude di non dover più dimostrare a nessuno il proprio senso di giustizia.  

All’indomani del 1989 si scopre insomma che il comunismo, tenendoci tutti sulla corda, ci aveva spinto piuttosto a una maggiore accortezza e sensibilità. E non appena è calato quel sipario ci si è infine accorti che l’insegnamento di Marx aveva fatto male ai paesi che l’avevano fatto proprio (e ai loro sudditi, soprattutto) ma paradossalmente aveva fatto un gran bene agli avversari che ne avevano temuto fin lì il potere di suggestione. Poggiata su basi così fragili, e così equivoche, a quel punto l’euforia del “dopo Muro” svanisce assai presto e ci lascia alla prese di lì a poco con una crisi che sembra il suo opposto. E cioè con un sentimento di insicurezza che ci rende impauriti, afoni e titubanti di fronte al nuovo avversario che si appalesa. E’ il populismo di nuovo conio che abbiamo imparato a conoscere e a frequentare nell’ultimo ventennio e che diventa così ben presto il nuovo incubo delle liberaldemocrazie tradizionali. E qui, però, come in uno specchio i nostri difetti si capovolgono. Se prima, non appena era svanito il mito comunista, ci eravamo lasciati andare a una certa sicumera, a una fiducia eccessiva nelle nostre qualità e nei nostri destini, ora che la predicazione populista sembra cingerci d’assedio da tutta un’altra parte svanisce ogni traccia di fiducia nelle nostre buone ragioni e proprio quella predicazione si avvia a diventare la nuova mitologia a cui si aggrappa una classe dirigente non abituata a trovarsi sulle spine.  

Da un eccesso all’altro, insomma. Letteralmente. Naturalmente tutti questi ragionamenti sono un po’ approssimativi, tagliati con l’accetta, perfino grossolani. Ma danno il senso dello smarrimento che percorre le attuali leadership europee. Come se si fossero date troppe cose per scontate. Dapprima l’inesorabilità della propria affermazione dopo la fine dell’impero sovietico. Poi l’altrettanta inesorabilità della propria resa alla predicazione populista. Ma soprattutto -quel che più conta- il fatto che dell’inesorabilità di questi due opposti destini non si è mai davvero discusso fino in fondo. Quasi che la nostra sorte dovesse rimanere sempre appesa a circostanze più forti di noi. Sia quando erano più benevole, sia quando poi sono diventate tanto avverse. Forse è proprio lì, nel bel mezzo di queste due riflessioni mai condotte fino in fondo che andrebbe rintracciato il bandolo della nostra matassa ingarbugliata". (di Marco Follini) 

4 ott 2026

Premio Malaparte, Pontecorvo Ricciardi: "Proteggiamo l'identità di Capri con la cultura"

(Adnkronos) - “Samantha Schweblin è una voce molto amata e molto apprezzata della letteratura contemporanea. Siamo molto grati e orgogliosi che abbia accettato il premio e il nostro invito a Capri”. Così Michele Pontecorvo Ricciardi, presidente della Fondazione Ferrarelle Ets e presidente regionale del Fai Campania, commenta l’assegnazione del Premio Malaparte alla scrittrice argentina e il valore della manifestazione per l’isola. 

“Capri ci dice che è quantomai indispensabile che il Premio Malaparte continui ad esserci”, sottolinea Pontecorvo Ricciardi, spiegando il senso dell’impegno per la cultura in un’isola sempre più frequentata. “La stagione, sia sul piano del meteo che della folla, non è ancora conclusa e quest’isola è sempre più presa d’assalto e ha sempre più bisogno che una fiammella di cultura pensi a proteggerla”. 

Un legame, quello tra Capri e la cultura, che affonda le radici nella storia dell’isola. “Il fatto che quest’isola sia stata sempre rifugio per tanti intelletti sensibili e importantissimi dell’Ottocento e del Novecento europeo e internazionale” rappresenta, secondo il presidente della Fondazione Ferrarelle Ets, “una tradizione da custodire. Il Premio Malaparte si sforza di mantenere questo legame tra l’isola e la grande letteratura e il Fai ritiene che questa sia una tradizione che l’isola non debba assolutamente perdere”. 

Pontecorvo Ricciardi richiama quindi il rapporto tra accoglienza, cultura e lettura. “Il premio è aperto a tutti, ovviamente: l’isola accoglie tutti e questo è importantissimo, ma bisogna riavvicinare in qualche modo il mondo alla lettura”. Un obiettivo che, aggiunge, “non solo il Premio Malaparte può gestire”, ma per il quale “nel nostro piccolo cerchiamo di fare il possibile”. Infine l’invito ai visitatori, con una battuta che sintetizza il messaggio: “Venite a Capri e a leggere libri e non a fare le foto per Instagram”. 

4 ott 2026

Formula 1, caos nel Gp del Bahrain: partenza rinviata due volte e problemi per Ferrari

4 ott 2026

Festival nazionale economia civile, Mario Mantovani: "Democrazia energetica passa anche dall'Amazzonia"

(Adnkronos) - “Democrazia energetica” al centro del programma pomeridiano della terza giornata di lavori al Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze, giunto all’ottava edizione. Durante il panel è stata presentata la ricerca sull'impatto delle Comunità Energetiche Rinnovabili, collegata al think tank sulle CERIS con l'Osservatorio Nazionale sulla Nuova Economia Sociale e Civile (https://onesc.nexteconomia.org). La ricerca ha mappato 351 CER, comprese CER Solidali e a Impatto Sociale: “Si sviluppano soprattutto dove esistono reti associative e istituzionali forti. I modelli più efficaci sono partecipativi e multistakeholder. Producono risparmio energetico, contrasto alla povertà, investimenti locali e capitale sociale. Restano però poco conosciute: l’indice NESC sulla conoscenza è appena 0,32/1, il valore più basso. Si propone di riconoscere le CER come soggetti economici, con accesso alle risorse, trasparenza e accountability”. Mario Mantovani (ambientalista e Presidente della Fundação Florestal do Estado de São Paulo), ha portato il suo contributo sul tema di democrazia energetica portando l’esempio dell’Amazzonia: “Dove vivono circa 20 milioni di persone: tra i 2 e i 4 milioni risiedono nelle città principali, mentre tutte le altre vivono nella foresta. Anche queste comunità devono poter accedere all'energia: è una questione di democrazia. L’obiettivo dell’associazione che rappresento è quello di portare in questi luoghi pannelli solari, connessione internet e altri strumenti indispensabili per favorire l'integrazione delle popolazioni locali. L'obiettivo è anche aiutare le comunità a valorizzare le proprie attività estrattive e di raccolta dei prodotti della foresta, come le noci del Brasile o le materie prime destinate, per esempio, alla produzione di cosmetici. Cerchiamo di sostenere le persone in ogni fase di questo processo, affinché non siano sfruttate da chi acquista i loro prodotti al prezzo più basso. Vogliamo che conoscano il valore di mercato internazionale delle loro merci, che sappiano quanto valgono e che possano ottenere le certificazioni necessarie per valorizzarle. Si tratta di costruire un'intera filiera economica capace di favorire lo sviluppo”. A commentare il lavoro, Nicola Armaroli (dirigente di ricerca CNR e divulgatore): “Il 90% delle tecnologie che servono per la transizione le abbiamo già. Aspettare sempre la tecnologia che ci salverà, la fusione o la CCS, è un modo per continuare a ritardare una transizione che possiamo già fare. In Italia ci sono 300 GW di richieste di allacciamento presso Terna solo per le rinnovabili, a fronte di una potenza di picco tra i 45 e i 50 GW: se ne realizzassimo un decimo sarebbe già un successo. Il problema è principalmente culturale: vogliamo fare la transizione elettrica, ma ci mancano banalmente gli elettricisti”. 

 

Nel panel “Chi resta indietro? Abitare insieme in un mondo che cambia”, a confronto i contributi di Alessandro Maggioni (Presidente CCL – Consorzio Cooperative Lavoratori), Anna Meli (Presidente di COSPE), Lorenzo Terzani (Presidente Consorzio Fabrica) e Alessandro Santoni (Coordinatore Nazionale della Consulta dei Piccoli Comuni dell’ANCI e Sindaco Comune di San Benedetto Val di Sambro). “Fabrica - ha detto Terzani - si occupa del tema dell'abitare a favore delle popolazioni delle fasce più deboli. Molti ci guardavano un po' di traverso perché si era convinti che le cooperative sociali si debbano occupare di infanzia e di anziani, ma non di politiche abitative. Invece già 15 anni fa ci era chiaro che questo tema era centrale perché riguarda le fasce più deboli della popolazione”. Quindi Meli: “La crisi abitativa non colpisce tutti allo stesso modo: colpisce precari, giovani, studenti, redditi bassi e medio-bassi, ma quando alla fragilità economica si somma anche un cognome straniero, un colore della pelle diverso, un permesso di soggiorno, le difficoltà aumentano in maniera significativa: c’è un intreccio incredibile fra disuguaglianza e discriminazione”. Infine Santoni: “Chi resta indietro non è necessariamente chi è lontano, ma chi non può scegliere: i piccoli comuni, che rappresentano circa il 70% dei comuni italiani, e il resto del Paese sono due facce della stessa medaglia, e su questo si gioca molto del nostro futuro”. 

E' arrivato poi il momento del “Premio Nazionale Prepararsi al Futuro 2026”, dedicato a tutti gli aspiranti startupper o alle startup costituite da meno di 36 mesi che hanno fatto dello sviluppo sostenibile la loro chiave di business. Silvia Rossi (Direttrice Fondosviluppo) spiega così il senso del premio: “Tra radicamento territoriale e competitività non c'è contraddizione: anzi, il legame con il territorio può diventare un forte fattore distintivo. Da solo però quel legame non basta più: per competere servono innovazione, capacità manageriale, investimenti, competenze digitali, sostenibilità economica e soprattutto la capacità di attrarre le nuove generazioni. La sfida è trasformare l'identità cooperativa in un modo nuovo di fare impresa, forte e radicato nei territori: il fondo mutualistico è uno strumento attivo in questa direzione”. Proprio a questo proposito, Franco Ferrarini (Vicepresidente Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio ETS) ha aggiunto: “I dati sulla mutualità ci indicano la rotta: il Credito Cooperativo non si limita a rispondere a un bisogno specifico, ma offre da tempo a cooperative e startup una gamma completa di sostegno e accompagnamento. Secondo l'Istituto Tagliacarne, i clienti del Credito Cooperativo crescono il 12% in più degli altri e fanno più rete: è il segno della qualità di questo accompagnamento. Con la Fondazione Tertio Millennio seguiamo da anni le cooperative di giovani e da cinque anni anche le startup, offrendo alle selezionate un corso di formazione imprenditoriale”. 

 

La startup premiata è risultata quindi “Atipiche” di Collalto Sabino (Rieti). Si tratta una cooperativa che fa della fermentazione un gesto culturale prima ancora che produttivo. Attorno alla filiera corta e alla valorizzazione delle produzioni locali costruisce un ecosistema di attività agroalimentari, laboratori, percorsi di educazione alimentare, catering ed esperienze territoriali. È un modello economico partecipativo e radicato nella comunità, che trasforma il saper fare contadino in una leva concreta di rigenerazione rurale e di presidio dei luoghi. 

Stefano Zamagni (Professore Emerito di Economia Politica, Università di Bologna e già Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali 2019-2023) è intervenuto all’interno del panel “Economia Sociale ed Economia Civile: due traiettorie per un futuro comune”, spiegando: “L'economia civile è un paradigma, cioè uno sguardo sulla realtà, ed è la derivazione nella modernità del pensiero francescano. È come un grande ombrello sotto il quale possono trovare spazio modelli diversi, come l'economia sociale, che ne applicano i principi in un determinato contesto storico e geografico”. Parole alle quali Gabriele Sepio (avvocato tributarista e Segretario Generale della Fondazione Terzjus) ha aggiunto: “I modelli che oggi chiamiamo economia sociale sono il portato storico dell'economia civile: organismi senza scopo di lucro che prendono in carico i bisogni della collettività e si 

governano in modo democratico e partecipativo. Un modello economico e giuridico non si costruisce sulla sabbia: se lo vogliamo fondato su reciprocità, gratuità e mutualità, dobbiamo raccogliere gli insegnamenti che arrivano dal Settecento e che oggi trovano attuazione nel Piano nazionale per l'economia sociale”. 

All’interno di un Festival al quale è stato dato ampio risalto alla cultura e al suo valore all’interno di tematiche economiche, è Matteo Spanò (Presidente Fondazione MUS.E Firenze) a spiegarne il significato: “Il festival è stato contaminato dalla cultura, ma è normale se si parla di un evento di economia civile come questo. Io credo che la cultura, analizzata da un lato sotto l'aspetto della quantità, dei numeri, degli aspetti dell'incidenza sul PIL, diventa fondamentale nell’osservare i processi e i metodi. Quindi è bene che anche qui si parli di cultura come settore importante e trainante del PIL, ma anche come metodo di partecipazione”. 

Il Festival nasce da un’idea di Federcasse (Associazione Nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali, Casse Raiffeisen), promosso con Confcooperative, organizzato e progettato con NeXt – Nuova Economia per Tutti, con il contributo di Fondosviluppo, Assimoco, Federazione Toscana delle BCC, Publiacqua e la collaborazione dell’Università degli Studi di Firenze, SEC – Scuola di Economia Civile, Gioosto.com e la Fondazione MUS.E e il patrocinio del Comune di Firenze. 

4 ott 2026

Festival nazionale economia civile, il rumore della cultura: quanto impatta l’arte nel contesto economico e sociale?

(Adnkronos) - In occasione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, ritorna il confronto sul ruolo e sulla forza delle espressioni artistiche nel produrre consapevolezza, empatia e impatto concreto: grazie all’impegno di Fondazione MUS.E nel provare a misurare quello che per sua natura è intangibile, abbiamo una stima di quanto valga davvero un’attività culturale, al di là della sola circolazione di denaro che produce. 

Andare a una mostra, a teatro o a un concerto non si limita a far “girare l'economia”, ma arricchisce il tessuto sociale e culturale della comunità. A testimoniarlo sono i dati misurati attraverso l’algoritmo del Civil Impact®, che per la Fondazione MUS.E registra un valore pari a 3,57: ciò significa che, per ogni euro investito, si realizza un beneficio sociale pari a 3,57 euro. A fronte di un input complessivo pari a € 7.946.702,00, il valore sociale generato sul territorio da MUS.E sfiora i 28,4 milioni di euro (€ 28.383.133,54). 

Accanto alla traduzione economica, si è cercato di misurare anche il profilo di generatività dell’organizzazione stessa, ovvero come i diversi livelli di azione interna ed esterna creano nuove possibilità di relazioni e benessere per le persone e le organizzazioni coinvolte. Questa rilevazione, unica nel suo genere tra le Fondazioni culturali italiane, riporta un profilo di generatività complessivamente medio-alto, attestato da un indice sintetico pari a 6,89 su 10. Il risultato descrive un'organizzazione dotata di una solida consapevolezza del proprio ruolo, di prassi consolidate di sostenibilità e di una spiccata capacità di riflettere sul senso della propria azione istituzionale. 

 

Nel corso del 2025, inoltre, Fondazione MUS.E ha avviato un percorso formativo e partecipativo promosso dal Presidente e dal Consiglio di Amministrazione per definire la propria Carta dei Valori. L'iniziativa ha coinvolto sia gli organi di governance sia l'intera comunità professionale (68 persone per un totale di 6 incontri, 18 ore di formazione e 36 ore di laboratorio) per costruire una cultura organizzativa condivisa e trasparente. 

I sei valori identitari individuati ed entrati a far parte della vita organizzativa sono: 

● Persona: riconoscimento dell’unicità, valorizzazione delle potenzialità e rispetto delle diversità. 

● Trasparenza: comunicazione chiara di scelte e obiettivi per costruire relazioni autentiche. 

● Passione: l'energia che nutre l’entusiasmo e unisce verso obiettivi comuni. 

● Responsabilità: consapevolezza delle proprie azioni e impegno nel portarle a termine. 

● Collaborazione: condivisione di competenze per migliorare il lavoro di squadra e i risultati. 

● Ascolto: apertura e attenzione per favorire il confronto e l’innovazione. 

Infine, nell'ottica di un continuo miglioramento delle condizioni di benessere e partecipazione dei lavoratori, la Fondazione ha misurato il proprio clima interno tramite l'indagine BESt Work Life® (promossa da NeXt Economia e coerente con il framework BES dell'Istat), registrando un punteggio pari a 5,8 su 10. Un punto di partenza fondamentale per guidare le future strategie di gestione interna e rafforzare l'adesione ai valori aziendali. 

4 ott 2026

Vasto incendio in un campeggio a Peschiera del Garda: 24 feriti

4 ott 2026

Meteo, prime avvisaglie d'autunno: addio anticiclone, arrivano le piogge. Le previsioni

(Adnkronos) - L'estate può dirsi definitivamente conclusa con le prime avvisaglie d'autunno che arriveranno a partire dalla prossima settimana. La configurazione atmosferica presente sul bacino del Mediterraneo infatti continua a essere caratterizzata da un campo di alta pressione che garantisce condizioni di generale stabilità e la giornata di domenica si confermerà in prevalenza soleggiata su gran parte del territorio nazionale, pur con la presenza di una nuvolosità più compatta sui settori più occidentali delle regioni settentrionali e lungo le aree interne di Sardegna e Sicilia centro-meridionale, tuttavia dando luogo a fenomeni di poco rilievo. Ma poi cambierà tutto. 

Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, evidenzia come questo assetto barico manterrà i valori termici massimi su livelli compresi indicativamente tra 26°C e 28°C, in particolare nelle aree interne del Centro-Sud. Anche la giornata di lunedì proseguirà nel segno del tempo stabile sull'intero Paese. 

La persistenza di questo scudo anticiclonico sull'Italia continua a esercitare un'azione di blocco nei confronti della circolazione occidentale atlantica. Impedendo alle perturbazioni di avanzare verso oriente, la struttura barica forza i sistemi frontali a stazionare sulle medesime aree tra la Penisola Iberica e il Sud della Francia. 

Questa dinamica, che nei giorni scorsi ha sollecitato l'area tra Montpellier e Marsiglia, è alla base degli intensi eventi alluvionali che hanno colpito la Spagna orientale nelle ultime 24 ore, in particolare la zona di Albacete. L'afflusso continuo di correnti umide e instabili oceaniche verso i medesimi settori, impossibilitate a evolvere verso est, sta infatti generando nuclei temporaleschi autorigeneranti.  

A partire da martedì 6 ottobre le simulazioni modellistiche mostrano tuttavia i primi segnali di una sostanziale variazione dell'assetto sinottico generale. La struttura anticiclonica manifesterà un primo cedimento lungo il suo margine orientale, seguito dall’avvicinamento di una saccatura di origine atlantica da ovest. 

L'ingresso di queste correnti più instabili potrebbe determinare un graduale peggioramento delle condizioni meteorologiche a partire dai bacini occidentali, favorendo la formazione dei primi temporali strutturati della stagione, in particolare a ridosso delle regioni tirreniche. Questo passaggio, qualora confermato dai successivi aggiornamenti dei centri di calcolo, potrebbe segnare l'avvio di una fase atmosferica decisamente più dinamica e instabile su scala nazionale, delineando la prima vera rottura stagionale verso un contesto tipicamente autunnale. 

NEL DETTAGLIO  

Domenica 4. Al Nord, al Centro e al Sud: tempo stabile e soleggiato su quasi tutto il Paese, con locali addensamenti diurni sui rilievi siciliani. 

Lunedì 5. Al Nord: qualche rovescio sulle Alpi. Al Centro: nubi in aumento, peggiora entro sera in Toscana. Al Sud: tempo stabile. 

Martedì 6. Al Nord: variabile, possibili rovesci sui monti emiliani. Al Centro: instabilità sulle tirreniche. Al Sud: nuvoloso, temporali la sera in Campania. 

Tendenza: possibile fase più dinamica con temporali sparsi e calo termico. 

4 ott 2026

Noemi Bocchi a Ballando, Totti esulta: "Fiero di te"

4 ott 2026

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