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Serie A, oggi Inter-Udinese: orario, probabili formazioni e dove vederla

14 set 2026

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14 set 2026

Elezioni in Svezia, centrosinistra avanti: sfida all'ultimo voto

14 set 2026

Zverev vince US Open, caccia a Sinner nel ranking Atp: come cambia la classifica

(Adnkronos) - Alex Zverev vince gli US Open 2026, conquista il secondo titolo Slam della carriera e minaccia Jannik Sinner. Il tedesco, numero 2 del ranking Atp, consolida la posizione e si avvicina all'azzurro, numero 1 nella classifica che cambia dopo il torneo di New York. Zverev, vittorioso in 4 set contro lo statunitense Ben Shelton, conquista 2000 punti e sale a quota 9690. Sinner, fermo dal trionfo di Wimbledon e alle prese con problemi al ginocchio, comanda a quota 11500: l'assenza agli US Open priva l'azzurro di 1300 punti conquistati un anno fa con la finale. Sinner punta a rimettersi in moto nel torneo di Pechino, in programma alla fine del mese. 

Al terzo posto c'è lo spagnolo Carlos Alcaraz, appena rientrato nel circuito dopo uno stop di 4 mesi: dopo i quarti raggiunti a New York, dove vinse un anno fa, l'iberico è a quota 5600. La finale raggiunta nello Slam di casa permette a Shelton di salire a 4680 punti e di conquistare la quarta posizione, miglior risultato della carriera. Seguono il canadese Felix Auger-Aliassime, il russo Daniil Medvedev e l'azzurro Flavio Cobolli, che perde una posizione e ora è settimo. Completano la top ten Francesc Tiafoe, Alex De Minaur e Taylor Fritz. Scivola fuori dai primi 10 il serbo Novak Djokovic, ora dodicesimo. 

 

1. Jannik Sinner (Ita) 11500 punti; 

2. Alex Zverev (Ger) 9690; 

3. Carlos Alcaraz (Spa) 5500; 

4. Ben Shelton (Usa) 4680; 

5. Felix Auger-Aliassime (Can) 3890; 

6. Daniil Medvedev (Rus) 3770; 

7. Flavio Cobolli (Ita) 3720; 

8. Frances Tiafoe (Usa) 3380; 

9. Alex De Minaur (Aus) 3300; 

10. Taylor Fritz (Usa) 3175. 

 

Zverev si può già godere un sorpasso ai danni di Sinner nella Atp Race, la classifica che tiene conto solo dei risultati ottenuti nel 2026 senza il confronto con quelli dell'anno precedente. Nella graduatoria che promuove i primi 8 alle Atp Finals, il tedesco comanda ora con 8650 punti. L'azzurro è fermo a 7950 ed è secondo con un ampio vantaggio su Shelton (4430) e Alcaraz (4050). 

1. Alex Zverev (Ger) 8650 punti; 

2.Jannik Sinner (Ita) 7950; 

3. Ben Shelton (Usa) 4430; 

4. Carlos Alcaraz (Spa) 4050; 

5. Flavio Cobolli (Ita) 3530; 

6. Frances Tiafoe (Usa) 330; 

7. Arthur Fils (Fra) 3150; 

8. Daniil Medvedev (Rus) 2780; 

9. Rafa Jodar (Spa) 2509; 

10. Taylor Fritz (Usa) 2480. 

14 set 2026

L'addio a Emma Bonino, oggi dalle 10 alle 19 riapre la camera ardente in Campidoglio

(Adnkronos) - Riaprirà oggi dalle 10 alle 19 la camera ardente di Emma Bonino in Campidoglio a Roma. Dopo la folla che già ieri aveva omaggiato la salma della leader radicale, morta sabato a 78 anni, anche nelle prossime ore si prevede una massiccia presenza di comuni cittadini e personalità politiche e non. Le esequie di Stato in forma laica, con commemorazione ufficiale, si terranno invece domani, martedì 15 settembre, alle 12:30, nella Protomoteca del Campidoglio. 

Tanti i messaggi lasciati già ieri alla camera ardente. "Grazie Emma", hanno scritto tante donne riempiendo via via le pagine bianche dei due grandi libri all’ingresso del Campidoglio. Nella sala allestita per la cerimonia, ad accogliere il feretro c'è stato il sindaco Roberto Gualtieri, i familiari di Bonino, la sorella Domenica e il fratello Giovanni, i leader di +Europa Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova.  

"È stata una combattente dolce e tenace per lo stato di diritto, per le libertà civili e politiche. Ed è stata - ha detto Gualtieri- una europeista fortissima. Per lei i diritti dell'uomo erano gli stessi in tutto il mondo e il nostro Paese anche grazie a lei è un paese migliore”.  

Il primo leader politico ad arrivare è stato invece Pier Ferdinando Casini. Una vita di distanze tra il l’ex presidente della Camera, cresciuto nella Dc, e la leader radicale. Eppure è qui come poco dopo si affaccerà alla camera ardente un’ altra personalità proveniente da una militanza diversa come Gianfranco Fini. “La sua è stata una grande lezione - ha detto Casini- non solo sui diritti civili, ma io voglio pensare soprattutto alla bandiera che accompagna Emma Bonino che è quella dell'Europa. È stata un'europeista come dovremmo essere tutti se pensiamo che il nostro futuro sia come inevitabilmente è europeo. E non c'è nessun'altra cosa che sta bene come la bandiera europea sulla bara di Emma Bonino'' 

 

14 set 2026

Conte: "M5S non firma programma con armi a Ucraina". Schlein: "Sostegno a Kiev"

(Adnkronos) - Il M5S e Giuseppe Conte dicono no alle armi per l'Ucraina. Elly Schlein e il Pd ribadiscono il sostegno a Kiev. A distanza si confrontano le due posizioni che caratterizzano il dibattito sulla politica estera nel campo largo. Ad animare il quadro sono le parole del leader del Movimento 5 Stelle. 

 

Sull'Ucraina "è chiaro che dovremo preventivamente precisare qualche punto fermo, perché non può essere che domattina -vinca Schlein o addirittura un altro candidato- e a quel punto si mandano a gogo armi a Kiev per una escalation militare, che ci sta portando al terzo conflitto mondiale giorno dopo giorno. Questo, lo ripeto, va preventivamente chiarito e precisato", la posizione espressa da Conte alla festa de 'Il Fatto Quotidiano', in Versilia. "Il Movimento Cinque Stelle -avverte l'ex premier- non può sottoscrivere un programma che prevede di continuare a fare quello che fa Meloni in politica estera. L'invio delle armi, secondo me, può solo portare a una escalation militare e farci rotolare nella guerra...", aggiunge Conte. 

 

Le parole del leader pentastellato innescano reazioni nell'ambito del Pd. "Dopo che dice 'è scoppiata questa guerra' (credo parli della sanguinosa aggressione russa all’Ucraina) non c’è una cosa una non dico condivisibile, ma fondata, seria, giusta. Non una. Penso all’Ucraina e mi vergogno per loro. Se ne faranno una ragione: il sostegno a Kyiv continuerà", scrive su X il senatore dem Filippo Sensi, postando un video con una dichiarazione del presidente del Movimento 5 stelle. 

"Quindi sostanza, se capisco bene. La colpa della guerra è dell’Unione Europea (già un passo avanti, poteva dire l’Ucraina), non della Russia che continua a bombardare ogni giorno. E la svolta, geniale, sarebbe quella di trovare un negoziatore. Ideona", aggiunge. "L'insistenza con cui Conte ribadisce la sue posizioni farneticanti sull’Ucraina, quando sa benissimo Pd, Iv e Più Europa votano per continuare a sostenere il paese invaso, fa pensare che non voglia l’unità della coalizione. Non è un alleato ma un sabotatore", scrive sui social la deputata Lia Quartapelle. 

"Al presidente Conte, che afferma che non si debba più sostenere l'Ucraina nella sua difesa dall'aggressione russa, è lecito porre un quesito cruciale: si deve cedere alla pretesa di Putin di ottenere la cessione del Donbass alla Federazione Russa?", chiede Piero Fassino, vicepresidente della Commissione Difesa della Camera. "A questo quesito - sottolinea Fassino - non si può sfuggire visto che Putin ha costantemente ribadito che non firmerà mai alcun accordo che non preveda la cessione del Donbass alla Federazione Russa. Anche perché se non lo ottenesse, non saprebbe come spiegare ai suoi cittadini perché ha scatenato una guerra che è costata la vita a centinaia di migliaia di soldati russi. E dunque - conclude Fassino - occorre dare una risposta chiara: la pace significa accettare il diktat dell'aggressore imponendo all'Ucraina aggredita una mutilazione del proprio Paese e una umiliante resa?". 

 

In serata, dal palco della Festa dell'Unità, ecco l'intervento di Elly Schlein. La segretaria del Pd si sofferma anche sulla politica estera e sulla posizione che assumerebbe l'Italia guidata dal centrosinistra. "L'Italia ripudia la guerra, noi ripudiamo la guerra e vogliamo contribuire a costruire la pace per i palestinesi, per gli ucraini, per gli iraniani. Ci batteremo per i valori della pace", dice davanti alla platea, criticando le scelte del governo attuale: "Se vincono loro portano al 5% la spesa militare, se vinciamo noi portiamo al 7% quella sanitaria". 

Sull'Ucraina, la linea del Pd prevede il sostegno a Kiev e l'impegno per una soluzione negoziale: "Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall'offensiva militare di Putin che continua ad andare avanti. Abbiamo chiesto all'Europa di fare uno sforzo diplomatico e politico, di scegliere un negoziatore europeo. In questi giorni di incontri tra Putin, Zelensky e i mediatori americani, l'Europa non c'è. Altrimenti rischiamo di non poter accompagnare la pace giusta, che non è la resa all'invasore. Serve un'Ue compatta per difendere gli interessi di sicurezza europei e ucraini, è chiaro che Trump non lo farà". Una posizione apprezzata dal Lorenzo Guerini: "Prosecuzione del sostegno a Ucraina, sforzo per un negoziato per arrivare a una pace giusta, chiara distinzione tra aggredito ed aggressore, garanzie di sicurezza. Condivido le parole sull'Ucraina di Elly Schlein nel discorso di chiusura della festa nazionale dell’Unità". 

14 set 2026

Il Regno Unito scricchiola? Oggi il vertice tra Scozia, Irlanda del Nord e Galles: sul tavolo indipendenza e rapporti con Ue

(Adnkronos) - Il Regno Unito scricchiola? I leader di Scozia, Galles e Irlanda del Nord si incontrano oggi a Cardiff per discutere una posizione comune sul diritto all'autodeterminazione e sulla possibilità di indire referendum sul futuro costituzionale delle rispettive nazioni. Al centro del vertice, secondo quanto riferisce il Telegraph, ci sarà una dichiarazione congiunta su economia, energia, rapporti con l'Europa, cooperazione tra le nazioni del Regno Unito e autodeterminazione. L'iniziativa arriva mentre cresce la pressione sul governo di Londra in relazione al futuro dell'Unione. 

Secondo il quotidiano britannico, il memorandum dovrebbe rivendicare per Scozia, Galles e Irlanda del Nord il diritto a decidere il proprio futuro costituzionale e prevedere un rafforzamento dei rapporti con le nazioni europee. La dichiarazione dovrebbe inoltre sostenere il diritto delle tre nazioni a un futuro rapporto con l'Unione europea: in caso di indipendenza, Scozia e Galles potrebbero chiedere l'adesione come nuovi Stati membri, mentre l'Irlanda del Nord potrebbe essere interessata da un'eventuale riunificazione con la Repubblica d'Irlanda, a cui ha fatto riferimento nel weekend - tra l'altro - Donald Trump con un tempismo che può apparire almeno curioso.  

L'iniziativa punta anche a rafforzare i legami tra le tre nazioni in vista di una possibile evoluzione dell'assetto costituzionale britannico. Il vertice si svolge dopo lo scontro tra il primo ministro britannico, Andy Burnham, e il primo ministro scozzese, John Swinney, sulla possibilità di un secondo referendum sull'indipendenza della Scozia. Burnham aveva inizialmente indicato che un nuovo voto potrebbe essere preso in considerazione qualora emergesse un chiaro consenso dell'opinione pubblica, paragonando la situazione scozzese al meccanismo previsto in Irlanda del Nord. 

Il primo ministro britannico ha però successivamente ribadito a Swinney che l'indipendenza e un nuovo referendum sono "off limits", sostenendo che non esiste al momento un consenso sufficiente in Scozia e che una nuova consultazione distoglierebbe l'attenzione dalle priorità economiche e dal costo della vita. Burnham ha inoltre sottolineato di non essere a conoscenza di una maggioranza nell'Irlanda del Nord favorevole alla separazione dal Regno Unito.  

Swinney ha invece sostenuto che lo slancio verso l'indipendenza è "innegabile" e ha chiesto a Burnham di concordare un meccanismo legale per consentire alla Scozia di decidere il proprio futuro. Il leader dell'Snp ha definito un "significativo cambiamento" la posizione espressa dal premier alla Camera dei Comuni e ha sostenuto che il principio secondo cui la maggioranza degli scozzesi dovrebbe poter chiedere un referendum debba tradursi in un percorso giuridico concreto. 

Per la prima volta Scozia, Galles e Irlanda del Nord sono guidati da forze favorevoli, seppure con posizioni diverse, a una maggiore autodeterminazione. Il primo ministro gallese Rhun ap Iorwerth ha respinto l'idea che l'incontro rappresenti un complotto per "smembrare" il Regno Unito, sottolineando invece l'obiettivo di rafforzare il ruolo del Galles e delle altre nazioni dell'Unione. 

14 set 2026

Zverev come Donnarumma: vince gli Us Open ma... non se ne accorge e non esulta

13 set 2026

Iran, il Nyt: "Così gli ultraconservatori hanno fatto saltare l'accordo di pace con gli Usa"

(Adnkronos) - Sono stati gli ultraconservatori a sabotare nei mesi scorsi l'accordo di pace raggiunto dall'Iran con gli Stati Uniti, ordinando in segreto un attacco contro tre navi commerciali nello Stretto di Hormuz. E' quanto ricostruisce il New York Times sulla base di colloqui con funzionari iraniani, membri dei Guardiani della Rivoluzione ed ex funzionari, ricordando come lo scorso luglio le forze iraniane avessero aperto il fuoco contro le imbarcazioni, incendiando una petroliera qatariota per il trasporto di gas naturale liquefatto e danneggiando altre due navi. 

Il presidente Masoud Pezeshkian, informato dell'attacco, reagì con rabbia e telefonò al comandante in capo dei Pasdarane, il generale Ahmad Vahidi, chiedendo spiegazioni e definendo l'operazione irresponsabile. Vahidi - secondo il Nyt - rispose di non aver autorizzato l'attacco e di non essere stato informato in anticipo. Anche il Consiglio supremo di sicurezza nazionale, organismo centrale nelle decisioni sulla guerra e nei negoziati, rimase all'oscuro dell'operazione. 

Tra i protagonisti della manovra - che aveva l'obiettivo di far saltare l'intesa con Washington e impedire la ripresa di future trattative - secondo tre funzionari iraniani citati dal Nyt, fu Hossein Taeb, potente esponente dell'apparato di sicurezza e da sempre contrario all'accordo con gli Stati Uniti. L'attacco alle navi contribuì a far fallire gli sforzi dei pragmatici iraniani per mettere fine alle ostilità e rilanciare un'economia già fortemente provata. 

 

A favorire l'iniziativa degli ultraconservatori fu anche l'assenza della nuova Guida Suprema, l'ayatollah Mojtaba Khamenei. Dalla sua nomina, avvenuta a marzo, il nuovo leader non è stato visto in pubblico né ascoltato direttamente e sono stati messi in dubbio anche alcuni messaggi scritti a lui attribuiti. La sua prolungata assenza ha lasciato senza un arbitro effettivo le dispute tra le diverse fazioni del potere iraniano. 

Dopo l'attacco alle navi, Pezeshkian tornò immediatamente a Teheran e, il giorno successivo, gli Stati Uniti risposero con raid aerei contro l'Iran. All'interno della leadership iraniana esplosero scontri politici tra i vertici civili e militari, con accuse reciproche di tradimento. Due alti generali arrivano a minacciare le dimissioni. Le tensioni contribuirono alla riorganizzazione del Consiglio supremo di sicurezza nazionale e alla nomina del generale Mohsen Rezaei alla guida dell'organismo, con l'obiettivo di mediare tra le diverse fazioni. 

Nel frattempo, secondo il New York Times, la componente più intransigente del regime ha rafforzato la propria posizione e spinge per un'ulteriore escalation contro gli Stati Uniti. Tra le ipotesi discusse figurano nuovi attacchi contro obiettivi americani, navi militari e infrastrutture petrolifere nella regione, con il coinvolgimento anche degli alleati iraniani, dagli Houthi in Yemen ai gruppi armati sciiti in Iraq. Pezeshkian e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf hanno avvertito dei rischi di una simile strategia, mentre la crisi economica iraniana si aggrava tra blocco navale, crollo delle esportazioni petrolifere, svalutazione della moneta e inflazione. 

13 set 2026

"Il Var ha sbagliato", Manchester City vince il derby con gol irregolare

(Adnkronos) - "Il Var ha sbagliato, il gol era da annullare". Il Manchester City ha vinto 1-0 sul campo del Manchester United nel derby deciso dalla rete di Haaland, a segno al 60'. La rete, inizialmente annullata per fuorigioco su segnalazione corretta dell'assistente, è stata successivamente convalidata dopo la revisione sbagliata del Var. Un paradosso: una decisione corretta adottata in campo è stata cancellata dopo la revisione delle immagini televisive, senza tra l'altro il coinvolgimento dell'arbitro. 

Con una valutazione errata, come ha riconosciuto Pro Ref - l'organismo arbitrale della Premier League - con una nota. Sul cross di Gvardiol, Haaland era tenuto in gioco da Dorgu. Il Var, però, non ha valutato la posizione di Fernandez che, in offside e marcato da Martinez, ha provato a giocare il pallone senza riuscirci. L'argentino ha partecipato attivamente all'azione: offside a tutti gli effetti, ignorato dal Var. 

"È stato accertato che Enzo Fernandez non ha giocato il pallone e pertanto qualsiasi infrazione di fuorigioco è soggettiva. Tuttavia, in questa occasione, il Var non ha riconosciuto il probabile impatto della sua posizione e avrebbe dovuto raccomandare una revisione sul campo", la nota di Pro Ref. L'arbitro Oliver, invece, ha ricevuto semplicemente il 'verdetto' dal Var e ha assegnato il gol. Un errore. "Abbiamo contattato il Manchester United per riconoscere quello che consideriamo un errore di valutazione. Verrà avviata un'indagine sull'accaduto", ha reso noto Pro Ref. Il comunicato dell'organismo arbitrale ha confermato dubbi e perplessità dei red devils. Il manager dello United, Carrick, nell'immediato dopopartita si era detto "a dir poco perplesso" dalla decisione.  

13 set 2026

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