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Lavoro, Salvemini (Fondazione Adecco): "Per ogni euro investito ritorno sociale di 4,3 euro"

(Adnkronos) - “Il risultato più significativo, che emerge dalla valutazione dei primi 25 anni di attività della Fondazione Adecco, direi che è un chiaro effetto sociale generato: dal punto di vista economico, infatti, per ogni euro investito abbiamo un ritorno di 4,3 euro. Si tratta di un valore che ricade sulle persone, sulla comunità e anche sulle istituzioni. Generiamo maggiori entrate in termini fiscali e previdenziali e costi minori dal punto di vista assistenziale”. A dirlo Severino Salvemini, presidente di Fondazione Adecco, nel corso del 25esimo anniversario di Fondazione Adecco, svoltosi alla Camera dei Deputati a Roma, nel corso del quale sono stati presentati i risultati della valutazione d’impatto sociale dei primi 25 anni di attività della Fondazione, realizzata con il supporto di Isnet.  

“I beneficiari degli interventi della Fondazione appartengono a diverse categorie: parliamo di persone con varie fragilità, giovani a rischio di esclusione sociale, profughi, esiliati politici e detenuti - spiega - Sono tutte persone seguite e individuate personalmente, poiché non si tratta di un intervento su larga scala generico. Ogni individuo ha le proprie caratteristiche, esigenze e fabbisogni, e come tale deve essere gestito attraverso un percorso personalizzato”.  

“Il modello, che ha permesso alla Fondazione di raggiungere questi risultati in 25 anni, non avrebbe raggiunto questi traguardi senza l'alleanza e il sostegno di una rete di istituzioni del Terzo Settore che, nella filiera del lavoro, hanno consentito di gestire un processo di ampia intesa e portata. Si tratta di un modello che, in questo momento, considera molto la rete delle istituzioni e che ci ha permesso, in questi 25 anni, di evolvere da una fase iniziale in cui eravamo sostenuti sostanzialmente dalla casa madre (il Gruppo Adecco), a una situazione in cui gli introiti provengono da donazioni, bandi e finanziamenti, riducendo così la dipendenza finanziaria diretta da Adecco rispetto al passato”, conclude Salvemini. 

27 ott 2026

Orsini: "L'Europa allarghi maglie e metta al centro produttività"

27 ott 2026

Federlegno, Tajani: "Vostro comparto vale 2% del Pil, governo a vostro fianco"

27 ott 2026

L'enigma Mentana e la successione al TgLa7 tra boatos e incertezze: cosa sappiamo

(Adnkronos) - L'annuncio di Enrico Mentana sul 23 dicembre come suo ultimo giorno alla conduzione del TgLa7 ha aperto tre fronti di indiscrezioni: quello sul futuro del giornalista fuori da La7, quello sulla successione alla guida del tg di La7 e quello di chi non crede che la trattativa con il gruppo di Urbano Cairo sia davvero definitivamente archiviata. Nei palazzi romani di La7, la direzione generale dell'emittente del gruppo Cairo Communication sulla Pineta Sacchetti e la sede del tg (e dei talk) di via Novaro, si è naturalmente iniziato a ragionare sull'eventuale post-Mentana ma, nel silenzio delle fonti ufficiali, i rumors si concentrano al momento, più che sui nomi, su una riflessione intorno alla tipologia di direzione su cui la rete, che vive un momento di grande spolvero dal punto di vista degli ascolti (è constantemente terza rete in prime time praticamente da due anni), dovrebbe puntare: una direzione classica o una direzione affidata ad un direttore che sia anche un anchorman o anchorwoman?  

I nomi che circolano in effetti appartengono a entrambe le categorie: si è parlato di Antonio Di Bella ma anche di Giovanni Floris (che i ben informati escludono categoricamente possa occuparsi del tg nel momento in cui 'DiMartedì' sta andando a gonfie vele), così come di alcuni volti interni al Tg, dai vicedirettori Andrea Pancani e Gaia Tortora all'inviata speciale Alessandra Sardoni. Quello che è certo è che per affrontare la non semplice sostituzione si vorrebbe puntare su un'idea forte, su un profilo ancora prima che su un volto noto.  

Non meno appassionante è il mistero che circonda il futuro di Enrico Mentana, il quale stamattina, di fronte al profluvio di articoli e post che tratteggiano scenari, è sbottato ironico sui social: "Leggo con grande divertimento che molti fenomeni dei social spiegano dove andrò dopo La7 e soprattutto perché, per poi biasimare la scelta che si sono inventati. Dietrologi al quadrato, senza un'esistenza fuori dal web, forti solo della loro faziosità: buona vita!". 

Un post che non chiarisce nulla, tranne il divertimento dell'autore, e alimenta ulteriormente il giallo. Nella ridda di voci che hanno coinvolto Rai, Sky, Skydance, il Gruppo Antenna del magnate greco Theodore Kyriakou e Mediaset, quelle che coinvolgono il Gruppo di Cologno Monzese sono le più insistenti. Nel quartier generale di Milano nessuno commenta, ma negli studi romani del Safa Palatino c'è chi è pronto a scommettere che per Mentana sia pronto un approdo su Canale 5 con un doppio impegno: da un lato l'approfondimento settimanale (si parla di un ritorno di 'Matrix' che proprio Mentana ideò nel 2005) e dall'altro una striscia quotidiana. Entrambi da far esordire in un momento di grande esposizione come la prossima campagna elettorale. Più che dove Mentana mangerà il panettone (ha già chiarito che dopo l'ultima conduzione del 23 dicembre passerà il Natale in famiglia), insomma, il dubbio tra gli addetti si concentra sulla sua prossima Epifania.  

27 ott 2026

'Strani animali e altre storie', 20 racconti nati dai disegni dei bambini

(Adnkronos) - La fantasia dei bambini diventa un libro che unisce arte, letteratura e solidarietà. Si intitola 'Strani animali e altre storie' il nuovo volume della collana Segni e Storie, ideato dalla fotografa, giornalista Silvia Amodio, presidente dell’associazione 'Alimenta l’amore Ets', e promosso dall’associazione in collaborazione con Coop Lombardia. Il libro nasce dai disegni realizzati durante il Festival delle Bambine e dei Bambini al Castello Sforzesco di Milano nel mese di maggio, successivamente reinterpretati dall’illustratrice Anna Ciammitti e trasformati in fonte d’ispirazione per venti scrittori. Il risultato è un’opera corale nella quale i bambini non sono soltanto destinatari delle storie, ma protagonisti della loro creazione. Un incontro tra lo sguardo libero dell’infanzia e l’esperienza narrativa degli adulti che restituisce valore alla fantasia come strumento di espressione e conoscenza.  

"In alcuni momenti critici della mia vita la lettura non è stata soltanto uno svago, ma una guida che mi ha aiutato a prendere decisioni importanti e a sentirmi meno sola. Penso che oggi i bambini dedichino alla lettura poco tempo, distratti dallo schermo del cellulare e dai troppi impegni - racconta Amodio - Abbiamo dichiarato guerra alla noia. E, senza volerlo, forse abbiamo dichiarato guerra anche all’immaginazione. La noia, soprattutto nell’infanzia, non è un problema da risolvere. È un tempo da abitare. È quello spazio silenzioso in cui la mente comincia a costruire mondi, inventare personaggi, fare domande. È il luogo in cui nasce la creatività, prima ancora di avere un nome. Leggere è un atto rivoluzionario. Così ho invitato i piccoli, di età compresa tra i tre e i dieci anni, a partecipare a un laboratorio di disegno sotto la supervisione di un illustratore. Da quei disegni sono nate venti tavole, che hanno ispirato i racconti di questo libro".  

"Con Anna (Ciammittin ndr) - prosegue - abbiamo dialogato a lungo per trovare il modo di armonizzare il suo lavoro con quello dei bambini. All’inizio si percepiva uno stacco tra la sua matita e la loro, poi, prova dopo prova, siamo arrivati a un equilibrio che trovo perfetto. Ha saputo accogliere i segni dei piccoli e restituirli in immagini poetiche e visionarie. Così uno scarabocchio è diventato un groviglio di pensieri, oppure il fumo che esce dal tubo di scappamento di un’auto". 'Strani animali e altre storie' prosegue il percorso editoriale avviato con 'Il rinoceronte che voleva colorare il mondo', confermando la vocazione della collana Segni e Storie a coniugare creatività, cultura e impegno sociale. Il ricavato del libro, disponibile dal 24 ottobre, al costo di 7,50 euro, nei punti vendita Coop Lombardia, sarà interamente devoluti a Soleterre per sostenere i progetti di oncologia pediatrica in Italia.  

 

27 ott 2026

I polmoni raccontano la tua salute mentre invecchi: ecco un semplice test per metterli alla prova

(Adnkronos) - Ti sei mai chiesto quanti anni hanno i tuoi polmoni? A ogni respiro, questi organi delicati entrano in contatto con inquinamento, polveri, allergeni e microrganismi. Un’esposizione continua che, nel tempo, può accelerarne l’invecchiamento. Ma c’è un aspetto ancora più sorprendente: la salute dei polmoni può influenzare anche il modo in cui invecchia il resto del corpo. 

Uno studio internazionale pubblicato nel maggio 2025, basato sui dati di circa 30.000 uomini e donne raccolti nel corso del Novecento, ha confermato che la funzionalità polmonare raggiunge il suo picco tra i 20 e i 25 anni circa. Nelle donne, questo momento tende ad arrivare qualche anno prima rispetto agli uomini. Da lì, inizia un declino graduale. 

Secondo Judith Garcia-Aymerich, ricercatrice e docente presso il Barcelona Institute for Global Health, si tratta in parte di un processo biologico naturale. Fumo, inquinamento atmosferico e riacutizzazioni di patologie come l’asma possono però accelerarlo. 

Avere polmoni efficienti durante la giovinezza può rappresentare una riserva preziosa per il futuro, aiutando a contrastare alcune malattie respiratorie croniche. E non solo: la salute polmonare è collegata anche al sistema immunitario, al metabolismo, alla pressione sanguigna e persino alle capacità cognitive. 

Per valutare la funzionalità polmonare in ambito medico si utilizzano strumenti specifici, ma esiste anche un piccolo esperimento casalingo che permette di capire come funziona il principio alla base della misurazione (guarda il video). 

Servono una bottiglia di plastica capiente, un secchio o una vasca pieni d’acqua e un tubo di gomma. 

- Versa 200 ml d’acqua nella bottiglia e segna il livello raggiunto. 

- Aggiungi altri 200 ml e traccia una nuova linea. Continua fino a riempire la bottiglia, segnando ogni volta il livello. 

- Riempi il secchio d’acqua e immergi la bottiglia piena, capovolgendola completamente sott’acqua. 

- Inserisci un’estremità del tubo nel collo della bottiglia, mantenendola capovolta. 

- Inspira profondamente e soffia nel tubo, facendo uscire l’acqua dalla bottiglia. 

- Conta quante tacche riesci a svuotare. 

- Moltiplica il numero delle tacche per 200 ml: se, per esempio, ne svuoti tre, il volume corrisponde a 600 ml. 

Attenzione: questo esperimento è soltanto una dimostrazione indicativa, non un test clinico affidabile della capacità polmonare. Non permette di stabilire se i polmoni siano sani e non sostituisce la spirometria, l’esame medico che misura con precisione i volumi e i flussi respiratori. 

"Il test valuta il volume d'aria che si riesce a espirare, definito capacità vitale", spiega John Dickinson, responsabile della clinica di pneumologia presso l'Università del Kent. "Questo termine fu utilizzato per la prima volta dal chirurgo inglese John Hutchinson negli anni Quaranta dell'Ottocento. Egli notò che coloro che riuscivano a espirare solo piccoli volumi d'aria avevano un'aspettativa di vita inferiore". 

Secondo l'American Lung Association, la FVC (capacità vitale forzata) può diminuire di circa 0,2 litri ogni decennio, anche in persone sane che non hanno mai fumato, a causa degli effetti dell'invecchiamento. La ricerca suggerisce che una FVC normale in un individuo sano sia compresa tra tre e cinque litri . 

Con l’avanzare dell’età, il tessuto polmonare perde parte della sua elasticità, i muscoli coinvolti nella respirazione possono indebolirsi e la gabbia toracica diventa meno flessibile. Respirare può quindi richiedere uno sforzo maggiore. 

Ma ciò che sorprende è il legame tra polmoni e sistema immunitario. Nei polmoni vivono milioni di cellule immunitarie che svolgono un lavoro incessante: combattono le infezioni, contribuiscono a eliminare le particelle inalate e riparano i danni provocati dai continui movimenti respiratori. 

Quando questo sistema non riesce più a gestire efficacemente le sostanze irritanti, può aumentare l’infiammazione. Se persistente, questa condizione può danneggiare il tessuto polmonare e favorire malattie come la fibrosi polmonare. 

L’infiammazione, inoltre, potrebbe avere conseguenze anche al di fuori dei polmoni. Alcune ricerche hanno osservato associazioni tra una ridotta funzionalità respiratoria e problemi cardiovascolari, diabete di tipo 2, fragilità fisica e declino della memoria. I meccanismi che collegano questi fenomeni sono ancora oggetto di studio: non significa, quindi, che avere polmoni meno efficienti causi necessariamente tutte queste condizioni. 

Ci sono alcune abitudini che possono aiutare a proteggere la salute respiratoria: 

- Fare attività fisica regolarmente. L’esercizio migliora la resistenza e l’efficienza dell’organismo durante lo sforzo. 

- Evitare il fumo e lo svapo. Ridurre l’esposizione alle sostanze irritanti è fondamentale per proteggere le vie respiratorie. 

- Seguire un’alimentazione equilibrata. Una dieta varia, ricca di frutta, verdura e fonti di grassi salutari, contribuisce alla salute generale. 

- Mantenere un peso adeguato. L’eccesso di grasso addominale può ostacolare l’espansione completa dei polmoni. 

- Allenare la respirazione. Alcuni programmi specifici, svolti con dispositivi a resistenza e sotto indicazione appropriata, possono migliorare la forza dei muscoli respiratori. 

- Anche cantare o suonare uno strumento a fiato può essere un modo interessante per esercitare il controllo del respiro, sebbene i benefici clinici dipendano dalla persona e dalla condizione di partenza. 

27 ott 2026

La racchetta supera il pallone: tennis e padel davanti al calcio

(Adnkronos) - Per decenni il calcio è stato il punto di riferimento dello sport italiano. Ha riempito i campi delle periferie, le domeniche delle famiglie e le conversazioni di milioni di tifosi. Oggi, però, accanto a questa tradizione si sta affermando un nuovo protagonista: la racchetta, che seppur di poco supera il pallone. Tennis e padel stanno infatti conquistando spazio grazie a una combinazione di fattori: i risultati dei campioni azzurri, la diffusione degli impianti e un'offerta che permette di praticare sport a diverse età e con differenti livelli di impegno. Il sorpasso è attestato nei dati del censimento Coni-Fns-Ds: 1.162.477 tesserati per la Fitp contro 1.123.054 per la Figc.  

I trionfi di Jannik Sinner, i grandi risultati di Lorenzo Musetti, Jasmine Paolini e Matteo Berrettini hanno contribuito a portare il tennis oltre la cerchia degli appassionati. Le vittorie internazionali e i successi delle nazionali di Coppa Davis e Billie Jean King Cup hanno aumentato la visibilità della disciplina, spingendo sempre più persone ad avvicinarsi ai campi. Il percorso dai risultati sportivi alla crescita dei tesseramenti, tuttavia, non è automatico. La popolarità dei campioni ha incontrato una rete di circoli, scuole tennis e strutture in grado di trasformare l'interesse in pratica. Guardare una finale in televisione può diventare così il primo passo verso una lezione di prova, un corso per principianti o l'iscrizione di un figlio a una scuola tennis. Il successo dei professionisti alimenta il movimento di base, mentre la disponibilità di impianti rende più semplice iniziare. 

Se il tennis ha trovato nei campioni un importante motore di crescita, il padel rappresenta però il volto più evidente della trasformazione recente. Si gioca in quattro, è relativamente semplice da apprendere e permette anche ai principianti di divertirsi dopo poche partite. Ma il suo punto di forza è soprattutto sociale: la partita diventa un appuntamento fra amici, colleghi e famiglie, organizzato intorno a un campo prenotato per un'ora e mezza. Il padel intercetta così un'esigenza contemporanea: fare attività fisica senza rinunciare alla possibilità di stare insieme. La competizione convive con un approccio informale, nel quale il divertimento conta quanto il risultato. 

La crescita delle strutture conferma il fenomeno. Nel 2025, secondo la Fitp, i circoli affiliati erano 4.185 (contro i 3.168 del 2020), con 9.424 campi da tennis e 5.321 da padel; nel 2026, i campi da padel in Italia sono 10.220, distribuiti in 3.795 club. Il padel non ha sostituito il tennis: spesso lo ha affiancato, attirando nuovi utenti nei circoli e ampliando il pubblico degli sport di racchetta. 

Il cambiamento riguarda anche le abitudini. Il calcio organizzato richiede generalmente una squadra, allenamenti regolari e un calendario condiviso. Tennis e padel offrono invece una maggiore flessibilità: si concorda un orario, si prenota il campo e si gioca senza dover necessariamente partecipare a un campionato. Per molti adulti, questo modello è più compatibile con il lavoro e gli impegni familiari. La racchetta, inoltre, permette di praticare attività fisica in diverse fasi della vita, con obiettivi che vanno dal semplice divertimento alla competizione. Il tennis valorizza l'autonomia e la concentrazione individuale; il doppio e il padel richiedono invece collaborazione e coordinamento con il compagno. Discipline diverse, capaci di intercettare esigenze differenti e di ampliare le opportunità di partecipazione sportiva. 

La crescita dei praticanti ha ricadute economiche importanti. Report Tennis e Padel 2025 della Fitp stima in 8,7 miliardi di euro l'impatto economico complessivo del sistema. È una stima riferita a un ecosistema ampio, non ai soli ricavi della Federazione, e dà la misura di un settore che va oltre la dimensione strettamente agonistica. 

Dietro la crescita nazionale c'è una rete di strutture che organizza corsi, forma i giovani e promuove tornei. I circoli sono il punto in cui l'interesse per i campioni si trasforma in partecipazione quotidiana. L'aumento delle strutture affiliate e la diffusione dei campi dimostrano quanto sia cresciuta l'offerta. La sfida, adesso, è garantire impianti accessibili, istruttori qualificati e percorsi adeguati alle diverse fasce d'età. Perché la crescita sia duratura, non basta aumentare il numero delle prenotazioni o delle iscrizioni: occorre mantenere alta la qualità dell'offerta e permettere anche a giovani e famiglie di accedere alla pratica sportiva senza costi eccessivi. 

Il successo della racchetta non significa che il calcio abbia perso la propria importanza. Il pallone conserva un ruolo fondamentale nella cultura nazionale, nel professionismo e nell'attività giovanile e dilettantistica. È però cambiato il panorama delle scelte sportive. La crescita di tennis e padel racconta soprattutto una maggiore diversificazione. Sempre più italiani scelgono discipline compatibili con i propri orari, interessi e stili di vita. Non necessariamente abbandonano il calcio: semplicemente, trovano nella racchetta un'alternativa o un'attività da affiancare ad altre forme di movimento. 

27 ott 2026

Ucraina, Putin sente Stubb e Store. Fonti Palazzo Chigi: "Vuoto di rappresentanza, Ue non vada in ordine sparso"

(Adnkronos) - Scoppia il 'caso' della telefonata tra Vladimir Putin, Alexander Stubb e Jonas Gahr Store, un colloquio in cui i due leader nordici si sono espressi a nome proprio, non a nome degli europei nel loro insieme, si precisa in un comunicato. Fonti di Palazzo Chigi, pur rimarcando la stima della premier Giorgia Meloni per Stubb e Store, hanno sottolineato il vuoto di rappresentanza Ue e la necessità di non andare in ordine sparso. 

Novanta minuti di colloquio telefonico con Putin, ma con il presidente russo restano "grandi divergenze di vedute" sulla guerra in Ucraina, ha dichiarato il primo ministro norvegese Store, che insieme al presidente finlandese Stubb ha avuto oggi la conversazione con il presidente russo. "Ci sono grandi divergenze di vedute", ha detto Store ai media norvegesi a Helsinki, dove si trova per una riunione dei leader dei Paesi nordici. Store ha precisato che lui e Stubb hanno parlato con Putin a nome dei loro rispettivi Paesi, senza alcun mandato di altri Stati. 

Si è trattato di un colloquio per discutere gli esiti delle trattative tra Volodymyr Zelensky e gli inviati americani a Oslo. Realizzato su iniziativa dei due leader nordici, "il colloquio è stato franco e sostanziale", ha dichiarato Stubb in una nota congiunta. "L'esito di questa guerra avrà conseguenze dirette sulla nostra sicurezza e, più in generale, su quella dell'Europa. Mettere fine alla guerra richiede discussioni dirette", ha aggiunto.  

"Si tratta di un’iniziativa condotta da due leader con cui il presidente Meloni ha un rapporto di grande stima, alla guida di due Nazioni che confinano con la Russia e che hanno sempre sostenuto l’Ucraina. Ma questa telefonata dice soprattutto, e in maniera chiara, una cosa: in Europa non si è ancora trovato un accordo su chi debba rappresentare gli interessi del continente europeo nel processo di pace. È proprio questo vuoto a spingere le singole Nazioni a muoversi su base nazionale. Gli stessi Stubb e Store hanno subito voluto precisare di aver parlato a nome delle rispettive Nazioni e non dell’Europa. Non potevano fare altrimenti, perché oggi nessuno può farlo", commentano fonti di Palazzo Chigi. 

"E’ per questa ragione che l’Italia sostiene da tempo che bisogna designare al più presto, e in modo condiviso, una o più personalità con un chiaro mandato a parlare a nome dell’Europa, questo per tutelarne al meglio gli interessi e la sicurezza". Il "negoziato non aspetta: l’Europa non può permettersi di perdere ulteriore terreno, deve decidere chi la rappresenta e deve farlo rapidamente, non può continuare a muoversi in ordine sparso e in formati che mutano di settimana in settimana, pena la progressiva perdita di peso nel negoziato". Il "governo italiano è pronto a continuare a fare la sua parte perché questa scelta avvenga in tempi brevi", riferiscono fonti di Palazzo Chigi.  

Una pace "giusta e duratura" in Ucraina è possibile solo tenendo "conto pienamente e incondizionatamente dei legittimi interessi della Federazione russa", ha ribadito Putin nel corso del colloquio telefonico con Stubb e Store, accusando i Paesi dell'Unione Europea e della Nato di portare avanti "politiche di confronto" che contribuiscono - a suo giudizio - a prolungare la guerra. Lo ha riferito il Cremlino in una nota citata dall'agenzia di stampa Tass. 

Il colloquio, avvenuto su richiesta dei leader di Finlandia e Norvegia, si è concentrato sulle prospettive di una soluzione della crisi ucraina, anche alla luce dell'incontro tra Putin e l'inviato statunitense, Steve Witkoff, del 21 ottobre a San Pietroburgo e dei successivi contatti di Stubb e Store con Witkoff e il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. 

Secondo il Cremlino, i tre leader hanno accolto con favore l'accordo per la ripresa dei negoziati trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti ad Abu Dhabi nella prima metà di novembre. Nel corso della telefonata, inoltre, sono state affrontate anche le questioni relative alla sicurezza nel Mar Baltico e nell'Europa settentrionale. Stubb e Store hanno ribadito l'importanza del rispetto del diritto marittimo internazionale e del principio della libertà di navigazione. 

Anche il presidente ucraino Zelensky ha parlato telefonicamente con Stubb e Store. "Ho parlato con il Presidente della Finlandia Alexander Stubb e il Primo Ministro della Norvegia Jonas Gahr Store in seguito alla loro telefonata di oggi con il leader russo e come prosecuzione delle nostre discussioni a Oslo con rappresentanti di America, Europa e Nato. Sono grato per l'informativa dettagliata e per il loro attivo sostegno alla nostra diplomazia e agli sforzi di pace che stiamo perseguendo insieme a tutti i nostri partner", ha scritto Zelensky su X. 

"Alex e Jonas - ha aggiunto - hanno chiarito al leader russo che sono necessari veri passi per la de-escalation riguardo (gli attacchi, ndr) alla nostra energia e infrastrutture. Abbiamo discusso i preparativi per l'incontro trilaterale previsto per novembre a livello di team - ucraino, americano e russo. Finlandia e Norvegia, in quanto Paesi che confinano con la Russia, hanno un interesse particolare per accordi di sicurezza solidi e affidabili. Abbiamo anche discusso vari formati per il nostro impegno con i partner in Europa che potrebbero essere utili per sostenere ulteriormente la diplomazia, la nostra difesa e la nostra sicurezza condivisa. Deve esserci pace, è necessaria la de-escalation e la Russia deve smettere di prolungare la guerra. Ringrazio tutti coloro che stanno con l'Ucraina!". 

27 ott 2026

Fondazione Adecco, in 25 anni ogni euro investito in inclusione lavorativa ne ha generati più di 4

(Adnkronos) - Accompagnare al lavoro una persona in condizione di svantaggio non cambia soltanto la sua vita: genera un valore che si misura anche nei conti pubblici. È quanto emerge dalla valutazione d’impatto sociale dei primi 25 anni di attività di Fondazione Adecco Ets, fondazione d’impresa privata e operativa nata nel 2001. La valutazione è stata realizzata con il supporto di Isnet e viene presentata oggi alla Camera dei deputati. Per ogni euro investito nei progetti che hanno visto coinvolta la Fondazione ne sono tornati 4,30 in impatto sociale: il valore generato è più che quadruplicato rispetto alle risorse impiegate. Infatti, a fronte di 12,8 milioni di euro investiti, le attività realizzate hanno prodotto un ritorno complessivo di 55,3 milioni di cui hanno beneficiato: la finanza pubblica, grazie al maggiore gettito da imposte dirette e indirette sui redditi da lavoro; lo stato sociale, per via del risparmio su assegni e indennità di assistenza e dell’aumento dei contributi previdenziali versati da lavoratori e datori di lavoro; la comunità, attraverso le ore di volontariato svolte dalle persone beneficiarie. In 25 anni la Fondazione ha sostenuto 11.359 persone in condizione di svantaggio, con 2.935 percorsi di educazione al lavoro e supporto all’inclusione lavorativa e 639 corsi di formazione professionale. Nel tempo è cambiato anche il volto della fragilità. Ai target storici, come le persone con disabilità e gli over 50, si sono affiancati i giovani a rischio di esclusione sociale, le donne che vivono in una situazione di svantaggio, le persone con un’esperienza migratoria e le persone detenute. Per le persone rifugiate, dal 2017 la Fondazione è implementing partner di Unhcr, l'Agenzia Onu per i Rifugiati.  

La collaborazione è finalizzata a promuovere l'occupabilità e l'autonomia di persone rifugiate e richiedenti asilo, agendo sui principali stakeholder coinvolti nei processi di inclusione lavorativa. In questo quadro, i percorsi di Capacity Building rivolti a enti del Terzo Settore, imprese e università favoriscono la creazione di un ecosistema integrato e multilivello capace di facilitare l'accesso al lavoro, valorizzare le competenze e rafforzare i processi di inclusione socioeconomica. Per le donne, il progetto D.O.T.S. punta sull’autonomia economica di coloro che sono sopravvissute alla violenza di genere, con il sostegno del fondo Women for Women istituito presso il Fondo Filantropico Italiano. R.I.T.A. finanziato nella sua ultima edizione da Fondazione De Agostini e Fondazione Azimut, rafforza invece l’occupabilità delle donne in condizioni di fragilità. Giunto alla quinta edizione, #Coloriamolinvisibile - Al lavoro per l’autismo porta avanti l’impegno di Fondazione Adecco rivolto all’inclusione lavorativa delle persone autistiche, con l’obiettivo di facilitarne l’ingresso nel mondo del lavoro. Il progetto lavora su due fronti: quello dell’empowerment delle persone autistiche e quello della promozione dei principi della DE&I in azienda. Promosso insieme a Fondazione Riva e giunto alla sua terza edizione, il progetto #RipartoDaMe si propone di sviluppare un modello di intervento innovativo finalizzato alla riduzione della recidiva attraverso il lavoro, valorizzando risorse personali, competenze e motivazioni delle persone detenute al di fuori del contesto penitenziario della Casa di Reclusione di Milano-Bollate. L’approccio adottato, caratterizzato da una gestione multidimensionale e multistakeholder, punta a diventare un modello di riferimento replicabile e scalabile in altri istituti penitenziari. 

Tra le iniziative più recenti, Fondazione Adecco ha lanciato, in aggiornamento al precedente documento del 2024, il 'Vademecum per l’inclusione 2026 – Un percorso condiviso verso la DE&I', uno strumento che nasce per aiutare le aziende e le organizzazioni a navigare il mondo normativo e fiscale della DE&I, supportandole nel promuovere un mercato del lavoro più equo e inclusivo. Progetti possibili grazie alla costante evoluzione del modello di intervento di Fondazione Adecco, con risorse economiche aumentate del 352,5% in poco più di 20 anni. In questo periodo, la Fondazione ha sviluppato 50 nuovi format di intervento, sensibilizzato 7.838 dipendenti di imprese e ha coinvolto 1.210 operatori e operatrici del Terzo Settore e degli enti pubblici in percorsi per rafforzare competenze e strumenti di accompagnamento di persone vulnerabili. La valutazione è presentata alla Camera in un evento in cui interverranno: Tiziana Nisini, vicepresidente Commissione Lavoro, Camera dei deputati; Tiziano Treu, Presidente Onorario di Fondazione Adecco e più volte Ministro della Repubblica; Maria Francesca Aceti, Ceo di Deltha Pharma, impresa partner della Fondazione. Con loro Severino Salvemini, Presidente, e Francesco Reale, segretario generale di Fondazione Adecco. “Dietro ogni numero di questa valutazione ci sono percorsi costruiti su misura, con partner diversi: ne sono un esempio le persone rifugiate che accompagniamo insieme a Unhcr e le donne che con D.O.T.S. e R.I.T.A. lavorano sulla propria autonomia e sulle proprie competenze - dichiara Severino Salvemini, presidente di Fondazione Adecco - Non avremmo potuto raggiungere da soli nessuno di questi risultati. Nel periodo 2021-2025 il 73,1% delle nostre risorse è provenuto da donazioni e liberalità di soggetti esterni al Gruppo Adecco: è la conferma che una fondazione d’impresa può diventare un ponte tra imprese, Terzo Settore e istituzioni, e che su questo modello si può continuare a crescere”. 

27 ott 2026

Miastenia gravis, al via studio su qualità di vita e impatto socio-sanitario

(Adnkronos) - Per la prima volta in Italia viene promossa una ricerca per una comprensione più completa e a 360 gradi della miastenia gravis. L'obiettivo è valutare la risposta al trattamento con efgartigimod, anche con dimensioni spesso meno esplorate come il benessere psicologico, l'autonomia, la qualità di vita e l'impatto socio-sanitario della malattia. Si chiama Poema ed è uno studio prospettico di real-world evidence che coinvolge 40 centri di riferimento attivi sull'intero territorio nazionale. In totale sono 100 i pazienti reclutati e che verranno seguiti per un periodo di 12 mesi. E' stata da poco raggiunta la metà dell'arruolamento, e nei giorni scorsi a Torino si è svolto un Investigator Meeting per condividere l'avanzamento dei lavori. All'evento hanno partecipato i clinici responsabili della ricerca scientifica.  

La miastenia gravis - ricorda una nota - è una malattia autoimmune rara, caratterizzata da debolezza muscolare e affaticabilità che possono compromettere anche le attività più semplici. Accanto alle manifestazioni fisiche, la patologia può avere importanti ripercussioni psicologiche, familiari, lavorative e sociali. Comprendere come queste dimensioni evolvano durante il trattamento è fondamentale per costruire una valutazione sempre più completa del beneficio terapeutico. 

"Attraverso questo studio intendiamo scattare una fotografia prima e dopo il trattamento - afferma Laura Boffa, dirigente medico presso la Neurologia del Policlinico Tor Vergata di Roma - Vogliamo ottenere una rappresentazione più completa e sfaccettata della malattia e delle sue conseguenze sulle persone e sulle strutture sanitarie e assistenziali. La miastenia gravis è caratterizzata da una debolezza dei muscoli volontari che può rendere difficili anche i gesti più semplici, con ripercussioni importanti sull’autonomia e sulle attività quotidiane. Grazie ai progressi terapeutici possiamo oggi ottenere un controllo sempre più efficace dei sintomi, ma è importante comprendere come questi benefici si traducano concretamente nella vita dei pazienti. La possibilità di lavorare, mantenere le proprie relazioni e ridurre il ricorso alle prestazioni sanitarie rappresenta una dimensione fondamentale del beneficio terapeutico. Poema ci aiuterà a quantificare meglio questi risultati, rendendo visibili aspetti della malattia che ancora oggi rischiano di essere sottovalutati". 

"Come per altre patologie autoimmuni, non conosciamo ancora pienamente le cause della miastenia gravis - prosegue Marinella Clerico, responsabile della Struttura di Patologie neurologiche e specialistiche dell'Aou San Luigi Gonzaga e docente del Dipartimento di Scienze cliniche e biologiche dell'università di Torino - La diagnosi può essere complessa a causa dell'estrema variabilità dei sintomi e delle manifestazioni cliniche. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una significativa evoluzione delle possibilità terapeutiche, anche grazie all'introduzione di farmaci con meccanismi d'azione innovativi. Questo progresso apre nuove prospettive nella gestione della malattia, ma rende ancora più importante comprendere come evolvano nel tempo le condizioni dei pazienti nella pratica clinica quotidiana. Poema rappresenta un'opportunità per mettere in relazione il decorso clinico, la risposta ai trattamenti e le diverse dimensioni dell’esperienza di malattia. Il contributo di competenze multidisciplinari, inclusa la psicologia della salute, permetterà di arricchire la nostra comprensione della patologia e di identificare aspetti che meritano maggiore attenzione nella valutazione dei risultati terapeutici".  

"Nelle malattie rare, l'innovazione terapeutica ha aperto prospettive che fino a pochi anni fa sembravano difficili da immaginare - conclude Silvia Rossi, direttore medico di Argenx Italia - Ma insieme all'evoluzione delle terapie deve evolvere anche il modo in cui ne valutiamo il valore. Parliamo spesso dell'importanza di coinvolgere attivamente i pazienti nella ricerca: Poema è un esempio concreto di come questo principio possa tradursi in pratica. È uno studio costruito attraverso il confronto e la collaborazione tra clinici, pazienti e professionisti con competenze diverse, con l'ambizione non solo di generare nuove evidenze, ma anche di contribuire a identificare nuove misure di outcome capaci di cogliere aspetti della malattia ancora poco esplorati. Perché coinvolgere i pazienti significa anche riconoscere che ciò che conta per loro deve contribuire a definire ciò che scegliamo di misurare. È così che la ricerca può diventare sempre più rilevante per le persone a cui è destinata". 

27 ott 2026

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