Un’agenda liberista per il premier

Per tornare a crescere, l’Italia deve liberare i suoi spiriti animali. Secondo l’Indice delle liberalizzazioni, presentato ieri dall’Istituto Bruno Leoni, il grado di apertura complessivo del nostro paese è del 49 per cento. In questo numero – e soprattutto nel 51 per cento che resta da fare – si nasconde un’agenda liberista con cui il Cav. e Tremonti potrebbero contemporaneamente stimolare la crescita economica.
24 AGO 20
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Per tornare a crescere, l’Italia deve liberare i suoi spiriti animali. Secondo l’Indice delle liberalizzazioni, presentato ieri dall’Istituto Bruno Leoni, il grado di apertura complessivo del nostro paese è del 49 per cento. In questo numero – e soprattutto nel 51 per cento che resta da fare – si nasconde un’agenda liberista con cui il Cav. e Tremonti potrebbero contemporaneamente stimolare la crescita economica e, grazie all’allargamento della base imponibile, tendere verso l’equilibrio fiscale. L’esperienza parla da sé: i settori che hanno conosciuto riforme di mercato, come l’elettricità e la telefonia mobile, hanno attratto investimenti e prodotto benefici per i consumatori, l’occupazione e l’economia in generale. Per il resto, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta: se il governo vuole creare le condizioni per una ripresa più sostenuta, non deve far altro che darsi delle priorità (magari approfittando dell’attesa legge annuale sulla concorrenza).

Suggeriamo tre interventi urgenti. Il primo, inderogabile, sul mercato postale: secondo l’Ibl è liberalizzato al 43 per cento, troppo poco se si considera che il 1° gennaio 2011 scatta la piena liberalizzazione europea. Qui bisogna muoversi in fretta – a partire dal conferimento delle competenze al Garante delle comunicazioni – se non altro per schivare la possibile apertura di una procedura di infrazione comunitaria. Secondo: i servizi idrici. Il decreto Ronchi-Fitto, oggetto di una campagna referendaria disinformante e denigratoria contro l’inesistente “privatizzazione” dell’acqua, introduce il principio dell’affidamento tramite gara, ma ancora mancano i regolamenti attuativi, e va sistemata la faccenda della regolazione indipendente. Terzo: a livello locale, troppi servizi sono presidiati da aziende municipalizzate che si muovono nella penombra di un conflitto d’interessi permanente in capo ai comuni, azionisti e regolatori al tempo stesso. Specie in un momento di austerity come questo, i comuni dovrebbero essere indotti a privatizzare, in assenza di carote, col bastone di ulteriori tagli ai trasferimenti per i comuni che non lo fanno. Così si coniugano rigore e sviluppo.