Piano con la pillola del giorno dopo

Il Guttmacher Institute è “molto deluso”, Planned Parenthood è “estremamente delusa”, Naral è “infuriata”. Il nervosismo che ha preso alla pancia il mondo pro choice, dalle associazioni per il preservativo di stato a quelle che difendono il corpo delle donne, è amplificato dalla sorpresa che a menare la coltellata sia una mano amica, quella dell’Amministrazione Obama.
24 AGO 20
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Il Guttmacher Institute è “molto deluso”, Planned Parenthood è “estremamente delusa”, Naral è “infuriata”. Il nervosismo che ha preso alla pancia il mondo pro choice, dalle associazioni per il preservativo di stato a quelle che difendono il corpo delle donne, è amplificato dalla sorpresa che a menare la coltellata sia una mano amica, quella dell’Amministrazione Obama. Per loro, il caso della pillola del giorno dopo e del segretario alla Salute, Kathleen Sebelius, ha il sapore del tradimento, non di una semplice sconfitta.
Mercoledì il commissario della Food and Drug Administration, Margaret Hamburg, ha reso noto il parere scientifico della divisione sulla liberalizzazione di “Plan B”, la pillola del giorno dopo più usata in america. Secondo Hamburg, il medicinale attualmente disponibile dietro al bancone senza ricetta per chi ha compiuto i diciassette anni (e con autorizzazione per i minori) dovrebbe passare agli scaffali, diventando così un prodotto di massa, disponibile a chiunque in qualunque momento. “Evidenze scientifiche dimostrano che Plan B è sicuro e dovrebbe essere adottato come farmaco senza prescrizione, in modo che sia a disposizione di tutte le donne in età fertile”, si legge nella nota.
Il parere avrebbe dovuto decretare la vittoria liberal in una disputa decennale sull’accessibilità della pillola del giorno dopo.
Senonché Sebelius, titolare del dipartimento che avrebbe dovuto quasi automaticamente controfirmare le linee guida, ha bloccato la riforma. “Non vogliamo confondere ragazzine di undici o dodici anni”, ha detto, deludendo chi l’aveva eletta a baluardo della libertà di scelta ma incassando stavolta un moderato appoggio da parte dei cattolici. Parlando di una “una vittoria del senso comune” il National Catholic Reporter sintetizza il piccolo sollievo di una cultura che teme gli eccessi dell’idolatria della scelta. Sebelius, ex governatrice del Kansas e cattolica che in Italia diremmo adulta, ha il curriculum dell’impeccabile politico pro choice, con tanto di ammonimento del prefetto della Segnatura Apostolica, Raymond Burke, che due anni fa le ha intimato di non accostarsi alla comunione. In Kansas per tre volte ha posto il veto governativo su proposte di legge pro life e le statistiche dei voti su vita e temi annessi dicono che pochi politici americani hanno convinzioni altrettanto coerenti. Perché questa volta Sebelius ha tradito i suoi? La risposta è nei calcoli politici della Casa Bianca.
Alcuni mesi fa il dipartimento di Sebelius ha recepito e approvato le linee guida della riforma sanitaria di Obama in tema di aborto, libertà di coscienza e uso dei fondi federali. Stabilendo che tutte le cliniche e gli ospedali – dunque anche quelli gestiti da religiosi – siano obbligati a praticare l’aborto e a fornire contraccettivi gratuitamente, il dipartimento ha implicitamente azzerato “l’eccezione religiosa” negoziata dall’Amministrazione con la Conferenza episcopale americana e altre realtà confessionali. I vescovi hanno reagito duramente al sotterfugio di Sebelius, tanto che il cardinale Daniel DiNardo, presidente della commissione dei vescovi per la vita, ha minacciato la chiusura di tutti gli ospedali cattolici d’America. Il secondo affronto dell’Amministrazione alla chiesa è arrivato quando l’associazione per i rifugiati gestita dalla Conferenza episcopale è stata esclusa dalla competizione per i fondi federali.
Lo strappo di Sebelius sulla pillola del giorno dopo è una concessione dell’Amministrazione a una constituency, quella cattolica, che il presidente non può permettersi di abbandonare in vista delle elezioni del 2012. Nel calcolo di Obama la guerra interna al fronte liberal è il prezzo per installare un airbag politico nello scontro frontale con i cattolici. E ieri il presidente ha voluto ribadire le ragioni oblique di Sebelius: “Quando si parla di ragazzine di 12 o 13 anni, il problema è se saranno in grado di usare la pillola correttamente”.